Con sette regole d'oro

Italiani a tavola, è tutto da rifare Proprio ora che arrivano le feste

Italiani a tavola, è tutto da rifare Proprio ora che arrivano le feste
22 Dicembre 2014 ore 11:26

Hanno bisogno di ripetizioni, gli italiani, almeno in tema di buona tavola e di educazione ad uno stile di vita sano. Perché pochissimi arrivano a prendere la sufficienza, stando ai risultati emersi dall’indagine Curare la salute, realizzata con il patrocinio della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg). Il sondaggio ha coinvolto 2mila connazionali, per lo più donne, che da maggio a ottobre hanno risposto a 22 domande on-line mettendo a nudo le loro abitudini quotidiane dietetiche e non. Risultato: tutte da rifare.

Mangiamo male (e fa male). Siamo (quasi) tutti rimproverabili dai medici e dall’Organizzazione mondiale della Sanità, perché, se conosciamo le regole base del mangiare sano, poi non le mettiamo in pratica. O meglio, lo fa solo un italiano su cinque, quindi il 15 percento della popolazione, che, quando si siede a tavola, rispetta la scadenza regolare dei tre pasti principali e le cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere, mentre la stragrande maggioranza, i buongustai del junk- food, il 44 percento, si limita a una o due porzioni di vegetali in genere. Che è già un inizio, ma non sufficiente per ripararsi da possibili carenze nutrizionali: tanto più che, sempre secondo l’indagine, 7 italiani su 10 non fanno uso di integratori, laddove necessari, ed oltre il 60 percento non si pone neppure il problema, perché ritiene buono e sufficiente ciò che mangia, anche in termini di principi nutritivi.

 

hamburger

 

Facciamo gli gnorri. La maggior parte di noi – all’incirca l’80 per cento – sembra conoscere le regole base della sana alimentazione, ma, predicando bene, razzola poi male. Eppure i buoni consigli ci sono: perché il medico di medicina generale è riconosciuto dalla maggior parte degli italiani come figura di riferimento con cui dialogare anche su argomenti riguardanti la dieta e lo stile di vita.

Ma le abitudini scorrette perpetrate testimoniano che, fra gli italiani, non è ancora ben radicato il concetto che un’alimentazione sana, completa ed equilibrata è una determinante fondamentale per il benessere e la salute. E peggio va se ci si riferisce all’attività fisica, perché quasi la metà della popolazione ammette di essere sedentaria, di avere scarsa propensione all’attività fisica e più del 20 percento riconosce di essere molto al di sotto o al di sopra del proprio peso forma.

 

Jogging-LenasBlackBook

 

7 regole d’oro di buona salute. Partiamo dal fatto che gli italiani sono consapevoli almeno dell’importanza di una alimentazione sana, per fare leva sulla loro volonterosità ad apprendere, aggiungendo qualche altra indicazione (solo 6 per non tediare, ma sono fondamentali!) di ‘benessere’, ma preziose e fondamentali. Eccole:

  1. Mantenere per quanto possibile il giusto peso forma. Come? Mangiando sano, certo, ma anche, dolente nota…
  2. Facendo almeno 30 minuti di attività fisica al giorno. Quindi, qualche minuto in più non farebbe male. Lo sport gioverebbe tanto di più se, comunque, anche sulla tavola delle feste ci si adoperasse a…
  3. Limitare il consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi o zuccheri aggiunti e poveri di fibre, e di bevande zuccherate. Facendo invece spazio (molto) a…
  4. Ortaggi, frutta, cereali integrali e legumi, integrandoli ad ogni pasto secondo il dosaggio raccomandato dall’OMS. Ancora è bene:
  5. Limitare il consumo di carni, in particolar modo di quella rossa, insaccati e salumi. E visto che la dieta ha anche una componente liquida, occorre fare attenzione anche a:
  6. Ridurre il consumo di alcool giornaliero (il massimo consentito è di due bicchieri di vino al giorno per l’uomo, uno per la donna). Tanto più se si è mamme, il cui consiglio è per il proprio benessere e del bebè è di:
  7. Allattare al seno fino al sesto mese. Diversi studi avrebbero infatti dimostrato che allattare al seno almeno per quest’arco di tempo ridurrebbe il rischio di morte per cancro del 10 per cento e del 17 per cento per quanto concerne le malattie circolatorie.
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