Perso l'equilibrio geografico

Juve-Napoli, sfida tra due mondi Da 14 anni lo Scudetto non va a sud

Juve-Napoli, sfida tra due mondi Da 14 anni lo Scudetto non va a sud
Cronaca 12 Febbraio 2016 ore 12:39

E disse Fabio Capello commentando la vittoria dello scudetto e il tifo a Roma: «Poi ci sono città in cui hanno la mentalità vincente, ed altre in cui l’hanno un po’ meno…». Aveva i vestiti inzuppati di spumante, la gente per le strade suonava i clacson e i campanelli, qualcuno gridò al miracolo, e la festa andò avanti settimane, mesi. Era il 2001. Da allora lo scudetto non ha più valicato gli Appennini. È rimasto a Torino, è rimasto a Milano, componendo una geografia del pallone netta e chiara, una cartografia dai contorni evidenti. Oggi, molti anni dopo, una vittoria del Napoli potrebbe spezzare l’egemonia del Nord sul campionato e aprire nuovi scenari per il calcio italiano con un baricentro nel Sud dell’Italia. Passa dalla sfida contro la Juventus di domani, sabato 13 febbraio, l’eterna lotta campanilistica dell’Italia pallonara: la possibilità di chi a vincere è abituato «un po’ meno» come il Napoli, o la continuità di chi sa farlo per «mentalità» come Torino? Non è una questione da poco, è una questione nazionale.

 

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La partita della svolta. Un girone fa Napoli-Juventus fu soltanto «somari» contro «cogli…». Oggi è la partita della svolta per la Serie A, la gara dell’anno. Il sindaco di New York, Bill De Blasio, ha twittato un «Forza Napoli», ricordando a tutti che il mondo ci guarda. Ancora, come un tempo, e forse non ha smesso mai di farlo. Ma è dentro il nostro territorio che questa partita ha un senso più profondo. Negli anni Ottanta e Novanta, quando il calcio italiano era un equilibrio sopra la follia, c’era da aspettarselo di vedere un exploit, un successo inatteso, una favola diventare realtà. Adesso è difficile. Adesso la sceneggiatura è bella e avvincente, scorre fino all’ultima pagina, ma il finale è scontato: un’altra volta la Juve. Quella del Napoli è una speranza nuova, che si affaccia al nostro campionato quattordici anni dopo l’ultimo scudetto sorprendente (quello della Roma). Aurelio De Laurentiis, con la solita enfatica goliardia, ha definito la partita un kolossal. «Stare davanti ai bianconeri alla fine sarebbe un fatto storico», ha detto.

 

(SP)ITALY-NAPLES-SERIE A-NAPOLI VS. ROMA

 

«Una rivoluzione copernicana». La storia ha bisogno di queste pagine, attimi in cui tutto cambia. E perché si scrivano c’è bisogno di gente come De Laurentiis, che vorrebbe rinnovare il San Paolo come nessuno ha mai fatto e la vittoria dello scudetto potrebbe aiutarlo; o uomini come Sarri, l’allenatore che sembra uscito dal torneo dei bar e invece è un maestro di tattica. In un calcio imprenditoriale, incravattato, anche questi elementi hanno un peso. Che poi non è vero perché a Napoli non si improvvisa. È peggio, riguarda il calcio italiano. Lo ha detto il presidente del Napoli alla Stampa, «la questione non è se far partecipare il Carpi o il Frosinone alla serie A come dice Lotito, ma proprio di avviare una vera e propria rivoluzione copernicana. Dove ora ci sono Barcellona, Real e Bayern una volta c’erano Milan, Inter e Juventus. Vede come ci siamo ridotti? Dobbiamo batterci per recuperare il tempo perduto».

 

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Diversi fatturati. Vincere uno scudetto darebbe a Napoli, al suo presidente, altra (forse maggiore) credibilità. Il Sud del calcio avrebbe un peso diverso. Aiuterebbe a cambiare le cose. Anche questo fa parte del ribaltamento di prospettiva, dell’Italia a testa in giù, che a maggio potrebbe avere un nuovo baricentro calcistico. Il tutto passa da qui, dalla sfida contro la Juventus. C’è un divario molto ampio per quanto riguarda i fatturati: dal 2012 al 2015 (ultimo bilancio disponibile), infatti, i ricavi della Juventus (plusvalenze comprese) sono stati quasi il doppio rispetto a quelli del Napoli. Per i bianconeri si parla di 348 milioni nei conti al 30 giugno 2015, un aumento del 62% rispetto ai 213 del 2012. Dall’altra parte, i partenopei hanno raggiunto quota 688 milioni in quattro anni. Ma la domanda è un’altra: vince chi spende più o chi lo fa meglio? Lo sapremo presto.

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