Cronaca
1600 morti nei combattimenti

Kobane è stata liberata

Kobane è stata liberata
Cronaca 27 Gennaio 2015 ore 07:35

Dopo oltre mille giorni di battaglia, la città di Kobane è stata strappata dalle mani dei miliziani dello Stato Islamico. I curdi, infatti, avrebbero liberato la città simbolo della lotta contro gli jihadisti, definita la Stalingrado siriana. La notizia sta rimbalzando sui vari siti dalla notte tra domenica e lunedì, ma manca una conferma ufficiale. Per ora l’unica fonte che riferisce della liberazione è l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), che ha sede a Londra. Per ottenere le informazioni che divulga conta su una rete di attivisti in tutta la Siria, ma è anche strettamente legata ai ribelli che combattono il regime di Bashar Assad. Si tratta quindi di un apparato informativo che gli analisti ritengono abbia una credibilità abbastanza bassa, le cui fonti sono riconducibili alla propaganda curda e per questo abbastanza simili alle fonti del sedicente califfato.

Sempre l’Ondus, domenica, aveva riferito che l'isis aveva “inviato al fronte una brigata composta da circa 140 elementi in gran parte minorenni” nel tentativo di fermare l'avanzata dei combattenti curdi a difesa di kobane. Ad avvalorare la tesi della ong ci sarebbe un tweet del portavoce dell’YPG curdo (il partito dei combattenti curdi siriani), il quale afferma che “i sobborghi di Kaniya-Kurdan sono stati liberati da YPG. Ora YPG controlla almeno il 95% di Kobane”.

Da metà settembre a oggi, si stima che a Kobane vi siano stati oltre 1.600 morti nei combattimenti. I miliziani dell’Isis hanno perso oltre mille combattenti, e quella della liberazione di Kobane da parte dei curdi è la più importante sconfitta dello Stato Islamico da quando si è affacciato alla guerra.

 

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Significato simbolico di una vittoria. Oggi vincere a Kobane non ha un significato militare ma di immagine. Quando, mesi fa, si era nel pieno dell’assedio da parte dell’Isis, i peshmerga si erano detti pronti a tutto pur di non permettere ai miliziani di conquistare Kobane, e avevano minacciato di poter “scatenare l’inferno”. Da qui è nato il paragone con Stalingrado, teatro della più strenua battaglia della Seconda Guerra Mondiale.

La città, comunque, al momento è ancora cinta d’assedio, e al momento l’Isis controllerebbe solo il quartiere di Kani Arabane attorno al quale si sarebbe formato un cordone di peshmerga pronti a un nuovo attacco, e sulla collina dove i miliziani lo scorso mese di ottobre avevano issato la bandiera nera oggi sventola la bandiera curda. Una bandiera di 75 metri che fa svettare nel cielo i colori giallo, rosso e verde dell’YPG. I combattenti curdi controllerebbero il 90% della città, essendo avanzati in maniera rapidissima da sabato, quando la porzione di città da loro controllata era del 70%.

Sono stati i peshmerga, gli uomini e le donne curde che lottano per la resistenza e la libertà, a portare a termine l’eroica impresa, aiutati dai raid aerei della coalizione capeggiata dagli Stati Uniti (l’80% dei raid dall’inizio delle operazioni si è concentrata su Kobane) e da molti combattenti arrivati dall'estero per appoggiare la lotta all’Isis. Negli ultimi due giorni c’è stata un’escalation di successi per il fronte curdo: sabato l’YPG sarebbe riuscito a prendere il controllo di vaste aree meridionali della zona della Rojava, togliendo all’Isis anche molte armi e uccidendo parecchi miliziani. Domenica i peshmerga hanno riconquistato il complesso strategico di Siran, 4 km a sud di Kobane, sbocco che apre la via per Aleppo. Per poi arrivare a Kobane e cacciare gli jihadisti. Al momento sembra che i combattimenti siano ancora in corso.

 

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Liberata anche Diyala. Il 26 gennaio è stato un lunedì nero per l’Isis. Oltre a Kobane è stata liberata anche la provincia irachena di Diyala, dove gli uomini neri del sedicente califfo alBaghdadi sono stati sconfitti dopo un’operazione militare iniziata quattro giorni fa. Diyala è stata dichiarata “zona liberata” dai miliziani. A comunicare l’avvenuta sconfitta degli jihadisti è stato il capo della polizia generale del governatorato, Jamil al Shamry, che ha annunciato la liberazione di 24 villaggi e la riconquista degli ultimi 50 chilometri quadrati che erano ancora sotto il controllo dell’Isis. Anche in questo caso le informazioni che arrivano non possono essere verificate sul terreno, ma a riferire della liberazione sono le fonti governative irachene citate dalla tv panaraba al Arabiya.