La vicenda, dal 2010 a oggi

L’inchiesta contro Ignazio Visco e il caso della Popolare di Spoleto

L’inchiesta contro Ignazio Visco e il caso della Popolare di Spoleto
20 Ottobre 2015 ore 12:35

Ignazio Visco è indagato dalla Procura di Spoleto per i reati di corruzione, truffa, abuso d’ufficio e infedeltà a seguito di promessa di utilità. È quanto scrive oggi il Fatto Quotidiano, che spiega come, assieme all’attuale Governatore della Banca d’Italia, siano finiti nel registro degli indagati anche tre commissari dell’istituto di credito di Palazzo Koch (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Nicola Stabile), i componenti del Consiglio di sorveglianza della Banca Popolare di Spoleto (Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio), nonché l’attuale presidente della stessa Bps, Stefano Lado, il quale è anche vicepresidente del Banco di Desio. Particolare non indifferente quest’ultimo, giacché i fatti da cui muovono le accuse citate riguardano il tentato passaggio di proprietà, avvenuto lo scorso anno, di Bps proprio all’istituto brianzolo. Manovra in cui, stando alle prime dichiarazioni del procuratore di Spoleto Gennaro Iannarone, ci sarebbe stato un coinvolgimento ben al di là dei limiti della legalità di Visco. Da Bankitalia, però, non arrivano conferme, anzi: scrive Panorama che a Via Nazionale non sarebbe pervenuta alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria.

 

++ Inchiesta Bps: atti Procura Spoleto, Visco indagato ++

 

La ricostruzione della vicenda. Per comprendere al meglio le accuse rivolte a Visco e agli altri dirigenti (tutti per ora, occorre ricordarlo, solamente indagati) bisogna tornare al 2010. In quel momento, la Banca Popolare di Spoleto è un istituto di credito di piccole dimensioni ma decisamente in salute: capitale di 2,5 miliardi di euro, sofferenze più che contenute (152 milioni), capacità di reddito al 10,6 percento. Dati assolutamente positivi, emergenti da un rapporto di Bankitalia effettuato fra giugno e dicembre dello stesso anno. Come si può intuire, si trattava della tipica banca territoriale: per il 51 percento era controllata da circa 21mila soci della cooperativa Spoleto Credito e Servizi, e un altro 26 percento era nelle mani del Monte dei Paschi di Siena. All’epoca dell’ispezione di Palazzo Koch, Visco era direttore generale. Ad inizio 2011, poi, arriva un curioso monito da parte proprio di Bankitalia: il presidente di Bps, Antonio Giovannini, doveva essere rimosso al più presto, poiché ritenuto eccessivamente accentratore. Bps si attiene alle indicazioni, non fosse che i 21mila soci di cui detto decidono di rieleggere lo stesso Giovannini al ruolo di numero uno dell’istituto. Una strana ingerenza di Bankitalia, dunque, vanificata però dalla volontà degli azionisti. La faccenda sembrava quindi finire lì.

 

CORRUZIONE: VISCO, PERCEZIONE NEGATIVA PESA SULL'ITALIA

 

Il commissariamento e la vendita. Ma nel 2012, con Visco presidente di Palazzo Koch ormai da un anno, si riapre il fronte: Bankitalia decide di effettuare una nuova ispezione di Bps e di congelare un aumento di capitale di 30 milioni di euro in quel momento necessario per risanare un piccolo passivo di bilancio della banca umbra. Mps fiuta che qualcosa non va, e decide allora di uscire dal gruppo, abbandonando le proprie azioni per un corrispettivo di 73 milioni di euro. Al termine dell’ispezione, Bankitalia decide, nello stupore generale, di commissariare sia Bps che Spoleto Credito e Servizi, la cooperativa a cui facevano capo i 21mila soci. Una scelta piuttosto incomprensibile, visto il tutto sommato buono stato dei conti dell’istituto di Spoleto, eccezion fatta per quel piccolo buco di 30 milioni. Nel 2014, poi, il terremoto: Bankitalia decide di vendere la commissariata Bps al Banco di Desio con modalità sorprendenti, ovvero rifiutando offerte molto più vantaggiose da parte di altri candidati acquirenti e portando la quota dei 21mila soci di Scs dal 51 percento al 10 percento, senza alcun tipo di controvalore per le azioni da questi possedute. A Spoleto tira, comprensibilmente, aria di Apocalisse, fino a che il Consiglio di Stato, avocato dagli azionisti originari di Bps, non mette finalmente a posto le cose: annullato sia il commissariamento del 2012 che la vendita al Banco di Desio del 2014. I 21mila a questo punto, forti della pronuncia giudiziaria a favore, si mettono sulle barricate nei confronti di Bankitalia: o ci ridate Bps oppure ci indennizzate le percentuali perdute.

L’intervento della Procura. Ad oggi non c’è ancora chiarezza sul futuro di Bps e dei suoi soci, ma nel frattempo è arrivata la notizia shock: la Procura di Spoleto ha aperto le indagini nei confronti di Visco e di alcuni dirigenti sia di Bankitalia che di Bps, messi sotto esame per gli ipotizzati reati di cui detto in principio. La ricostruzione ipotetica dei pm è circa la seguente: ci sarebbe stato un accordo fra Visco e il presidente di Bps, con il beneplacito di altri vertici di Palazzo Koch e del Consiglio di sorveglianza della banca di Spoleto, per dichiarare contro ogni evidenza commissariata Bps e poterla così vendere a prezzo di saldo al Banco di Desio, la cui vicepresidenza è come detto occupata dallo stesso Visco. Si tratta ancora di indagini, va detto, e nessun procedimento penale ufficiale è stato ancora avviato. Certo è che la successione dei fatti e le curiose coincidenze verificatesi sono davvero sospette.

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