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-8,7% in una settimana

L’Oms terrorizza i produttori Si vendono già meno carni rosse

L’Oms terrorizza i produttori Si vendono già meno carni rosse
Cronaca 13 Novembre 2015 ore 10:41

Il terrorismo psicologico dell’Oms ha già cominciato a mietere le sue vittime. Stando ai dati presentati dall’Associazione dei produttori di carni e salumi (Assica), nella settimana immediatamente successiva all’annuncio shock riguardante la stretta correlazione fra carne rossa e malattie tumorali, le vendite di questi prodotti nella grande distribuzione sono calate dell’8,7 percento. Un crollo che, naturalmente, rischia di arrecare serissimi danni tanto ai produttori quanto all’export.

I numeri del calo delle vendite. Il periodo preso in esame da Assica è la settimana che è andata dal 26 ottobre, data dell’uscita del rapporto dell’Oms, all’1 novembre. Come detto, il dato generale delle vendite ha fatto registrare un -8,7 percento di vendite di salumi, insaccati e carni rosse, numero rispetto al quale è possibile compiere anche un’ulteriore diversificazione: il tracollo principale ha riguardato i wurstel, la cui vendita è calata addirittura del 17 percento; analoghe sorti per la carne in scatola, crollata del 14,7 percento; la carne elaborata ha segnato un -11,6 percento, mentre per quanto riguarda salumi e carne fresca rossa il calo è stato rispettivamente del 9,8 e del 6,8 percento. Complessivamente, in una sola settimana, le perdite per i produttori sono state già di 16 milioni di euro, considerando i soli supermercati.

 

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Si salva la carne bianca. Qualora dovesse crescere il numero di coloro che decidono di abbandonare il consumo di questi prodotti, il danno economico ad un mercato che nel solo periodo gennaio-ottobre 2015 aveva fatto registrare guadagni per 8 miliardi di euro potrebbe assumere proporzioni davvero preoccupanti. E forse anche più dannose delle proteine. Si salva la carne bianca, rispetto alla quale l’Oms aveva mantenuto un trattamento di riguardo, che ha fatto registrare invece un aumento del giro di affari del 3 percento: d’altra parte, è facile immaginare come molti che abbiano deciso di abbandonare le carni rosse, abbiano quantomeno deciso di dirottare il proprio consumo su quelle bianche.

 

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Le reazioni dei grandi produttori. A commentare questi dati, ci ha pensato anzitutto il condirettore di Assica, Aldo Radice, che senza mezze misure sostiene che «questi 16 milioni di euro sono da considerarsi denaro perso: non è che chi non ha comprato carne quella settimana quella successiva ne ha acquistata il doppio». Per Marco Limonta, dirigente del centro statistiche Iri, l’allarme lanciato dall’Oms «ha interrotto un processo di crescita che, per quanto riguarda il settore della carne, finalmente aveva cominciato a intravedersi dopo i duri anni della crisi». Decisamente preoccupati Vittorio Beretta e Massimo Romani, numeri uno rispettivamente dell’omonimo salumificio e di Grandi salumifici italiani, che hanno spiegato come alcuni prodotti, su tutti wurstel e insaccati, non accennino a dare segnali di ripresa dopo i moniti lanciai dall’Oms.

 

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E l’export? Per quanto riguarda le esportazioni, non si possono ancora avere riscontri certi, anche se la preoccupazione dilaga. Secondo Radice, il salume italiano è considerato una tale eccellenza all’estero, e che l’impatto negativo dei rapporti dell’Oms non dovrebbe essere particolarmente significativo. Anche se si tratta più di una speranza che di una fondata previsione. Veder danneggiato, per altro, un settore di export che ogni anno porta in Italia 1,35 miliardi di euro, sarebbe un vero e proprio peccato. Ciò che si deve fare ora, conclude Radice, è sensibilizzare la platea dei consumatori rispetto alla bontà del processo di produzione delle aziende italiane, e orientare le preoccupazioni degli utenti su un consumo equilibrato di questi prodotti piuttosto che sull’eliminazione totale. Romani sostiene che già oggi «Assica, ma anche Gsi, ha in corso campagne di sensibilizzazione sulle diete equilibrate e sulla sostenibilità, per esempio il progetto “Carni sostenibili”. Ma ora si tratta di allargare il campo di azione e coinvolgere personalità indipendenti».

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