Condannati entrambi

La 20enne che ama lo spacciatore (e la frustrazione di sua madre)

La 20enne che ama lo spacciatore (e la frustrazione di sua madre)
15 Aprile 2017 ore 05:30

L’ha tradita l’amore per il suo fidanzato, un immigrato tunisino di trent’anni, con una sfilza di precedenti penali per droga. Una passione folle che ha spinto una ventenne bergamasca, incensurata, ad accompagnarlo durante una visita ad alcuni tossicodipendenti e a investire un carabiniere in borghese che, con un collega, aveva fermato i due e chiesto loro i documenti dopo che il magrebino aveva ceduto una dose di cocaina. Per tutta risposta, la ragazza, che era alla guida di una Lancia Y, ha pigiato l’acceleratore e ha travolto il militare, che è stato trasportato sul cofano della vettura per una decina di metri e si è poi lasciato cadere, riportando lesioni guaribili in sette giorni. I due fuggitivi sono stati bloccati e arrestati un chilometro dopo.

E qui è iniziato il calvario della giovane che, a differenza del compagno – un ghigno da criminale incallito -, non era certamente avvezza a frequentare le aule di giustizia. Al termine del dibattimento, la ventenne ha patteggiato una condanna a due anni con sospensione condizionale della pena. Il fidanzato, invece, ha rimediato tre anni e quattro mesi per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale

Al termine dell’udienza, la giovane, in lacrime, ha chiesto pochi secondi per stare con l’amato in un stanzetta attigua all’aula, dove solitamente prendono posto i testimoni. Nonostante la brutta avventura che il tunisino le ha fatto vivere, la ventenne gli è andata incontro commossa e, sotto lo sguardo severo degli agenti, lo ha abbracciato più volte, singhiozzando e dicendogli di stare tranquillo: «Io per te ci sono».

Fuori dallo stanzino, invece, il viso della madre della ragazza era tutto un programma. Bastava guardarla per capire al volo il significato di una parola: frustrazione. Quella sensazione che ti fa sentire inutile. La donna scuoteva in continuazione il capo, cercando conforto nell’avvocato della figlia. Certo, dev’essere duro da digerire il fatto che la ragazza, mai un problema con la giustizia e che aveva appena trovato un lavoro come commessa, si sia rovinata la vita a causa di quel fidanzato, simpatico come un crampo allo stomaco e dall’aria per nulla amichevole.

Davanti al giudice, la ventenne ha provato a giustificarsi: «Non sapevo che lui avesse un appuntamento con un cliente per cedere della droga e non sapevo che le persone che ci hanno fermati fossero carabinieri: erano in abiti civili (in borghese, ndr). Mi sono spaventata e ho accelerato, ma non volevo fare del male a nessuno». Lui, invece, si è preso tutte le colpe. Ma ciò non è bastato a “salvare” la ragazza.

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