indagine "tabula rasa orobica"

Truffe ed estorsioni grazie a documenti falsi: chiesto il rinvio a giudizio per 24 persone

La banda aveva una stamperia clandestina ad Azzano San Paolo. La banda avrebbe anche tentato di importare un isotopo di rame dalla Russia

Truffe ed estorsioni grazie a documenti falsi: chiesto il rinvio a giudizio per 24 persone
Cronaca 19 Agosto 2021 ore 11:54

Gli inquirenti hanno iniziato a indagare dopo che una pensionata, nel 2014, aveva denunciato il furto dei propri risparmi, circa 330 mila euro, ad opera di un uomo che si era spacciato per il figlio grazie a documenti falsi e a un libretto postale contraffatto. Da questo episodio gli investigatori della Guardia di finanza hanno lavorato fino a scoprire una serie di presunti falsi, usure, truffe e contraffazioni ricollegabili a una banda con sede ad Azzano San Paolo.

La Procura, come riporta l'Eco di Bergamo, ha chiesto il rinvio a giudizio per ventiquattro persone, che si preparano a comparire davanti al giudice Massimiliano Magliacani per l'udienza preliminare fissata il prossimo 17 settembre. Undici di loro sono bergamaschi e un altro, sempre residente nel nostro territorio, è deceduto nel 2019. Tra i reati contestati nell'ambito dell'indagine "Tabula rasa orobica", condotta dai finanzieri, vi sono anche l'estorsione, il riciclaggio, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, per quattro di loro, l'associazione per delinquere.

Ad Azzano la banda disponeva di una stamperia clandestina professionale, grazie alla quale avrebbe prodotto carte di credito e documenti falsi utilizzati per raggirare le vittime delle truffe, oltre che per compiere altri illeciti. Ad esempio, grazie a certificati falsi d'assunzione, avrebbe favorito l'immigrazione clandestina facendo ottenere permessi di soggiorno. Oppure, grazie ai documenti fasulli i malviventi avrebbero noleggiato camper e automobili che, privati del Gps, venivano portati all'estero e rivenduti dopo averne falsificato targhe e libretti di circolazione. I soldi intascati finivano su conti esteri prima di rientrare in Italia attraverso corrieri. Si stima che così abbiano riciclato circa due milioni di euro.

Il gruppo era anche in grado di falsificare diverse tipologie di matrici e sigilli, come quello dell’Ordine dei Chimici del Veneto, che secondo l'accusa avrebbe consentito di ricettare una decina di chilogrammi di rame elettrolitico in polvere ad alta dispersione, che può essere utilizzato per scopi clinici. Il materiale, tossico, sarebbe stato sottratto da un ospedale militare russo. Se piazzato sul mercato sarebbe stato un affare particolarmente redditizio, da 1 milione e 800 mila euro.