Un morto e cinque feriti

Comun Nuovo, la battaglia in piazza quel 28 aprile dopo la Liberazione

Comun Nuovo, la battaglia in piazza quel 28 aprile dopo la Liberazione
22 Febbraio 2018 ore 06:30
Le immagini dell’articolo sono tratte dal libro Comun Nuovo – Cavalcare il tempo prima che i ricordi svaniscano.

 

Comun Nuovo e la battaglia dimenticata. Questo è quanto emerge dal racconto di Luigi Cattaneo, testimone oculare dei fatti, raccontati anche in un memoriale. Secondo gli scritti, il 28 aprile del 1945 un gruppo di giovani salì sul campanile per esporre il tricolore. Il signor Cattaneo era tra di loro. Dopo aver aiutato il sacerdote con la celebrazione della messa, Gino e i presenti udirono alcuni spari provenire dal viale Duca d’Aosta. La popolazione festante credette fossero i soldati Alleati, così si precipitò in strada. Non si trattava, però, dei combattenti a stelle e strisce, ma di una colonna smarrita di almeno cinque blindati tedeschi.

 

 

A questo punto la versione fornita da Cattaneo diverge con il racconto di Luigi Cortinovis. Classe 1921 e reduce in congedo dalla campagna di Russia, che come lui si trovava in paese quel giorno. Secondo Cattaneo, le truppe tedesche presero in ostaggio il Podestà (Sindaco) e il parroco del paese, minacciando di mettere a ferro e fuoco ogni cosa se gli abitanti non avessero fornito indicazioni per la ritirata verso il passo del Tonale. Secondo il libro Cavalcare il tempo prima che i ricordi svaniscano, le truppe della Wehrmacht avrebbero voluto servirsi di una strada secondaria risalente alle campagne d’Italia napoleoniche, non presidiata dagli Alleati. Questa dovrebbe essere la strada bianca che conduce a Zanica e che all’epoca collegava anche Levate. Cortinovis, invece, sostiene che le autorità cittadine trattarono con i soldati.

 

 

I due racconti tornano a coincidere quando parlano della colonna germanica che sostò presso l’attuale piazza Locatelli. Dopo qualche ora, si presentarono in viale d’Aosta tre o quattro blindati “Yankee”. Fu a quel punto che si scatenò la battaglia: i carristi, secondo la testimonianza di Cattaneo, aprirono il fuoco sui tedeschi che risposero incendiando uno dei corazzati Alleati. L’arrivo dei reparti americani in paese è attribuito da Cattaneo all’informazione data alla stessa colonna da Giulio Provenzi, Mario Picenni e Giacomo Cortinovis. Tutti e tre erano membri comunnuovesi del Cln, e si recarono sulla statale Francesca dove i militari erano di passaggio. Lo scontro durò almeno quaranta minuti, ma non risulta chiaro chi prevalse. Si trattò probabilmente dei reparti tedeschi: sia Cattaneo che Cortinovis concordano nell’affermare che i germanici ebbero il tempo di raccogliere i loro caduti e ripiegare in direzione Zanica. Ignota è la sorte degli altri mezzi da battaglia Alleati. Si sa, stando ai racconti, che due degli occupanti del carro distrutto vennero rifocillati da alcuni comunnuovesi e che il mezzo rimase in paese per qualche tempo. Si può dunque presumere che i carri armati rimasti si sganciarono dallo scontro e si riportarono sui loro passi.

 

 

Le due fonti dirette concordano invece sulla sorte dei superstiti fra le milizie dell’Asse: i reparti tedeschi riuscirono a portarsi in territorio zanichese, ma vennero nuovamente ingaggiate presso l’attuale sovrappasso autostradale di Azzano san Paolo e distrutte. La sconfitta più grave, tuttavia, venne subita dai civili: Giuseppe Moretti, padre di famiglia, venne raggiunto e ucciso da una raffica di mitragliatrice mentre cercava di nascondersi nel rio Morla. Inoltre vennero feriti altri cinque cittadini. L’ora degli scontri dovrebbe attestarsi nel primo pomeriggio, mentre la ritirata avvenne intorno alle ore 16. Sebbene altre fonti indichino l’episodio come avvenuto in data 25 aprile, è da ritenersi corretto il giorno proposto da Cortinovis e Cattaneo: entrambi sostengono che si trattò di un sabato. Il calendario indica quindi la data del 28 aprile.

Quello, dunque, fu l’ultimo atto di una guerra che costò le vite di nove giovani comunnuovesi al fronte, di cinque dispersi e di un civile. La Liberazione, anche a Comun Nuovo, fu pagata a caro prezzo.

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