E anche a non aver paura

La battuta del Papa sulle zanzare ci insegna a non essere egoisti

La battuta del Papa sulle zanzare ci insegna a non essere egoisti
26 Novembre 2015 ore 12:00

«Preoccupato? Sì, dalle zanzare». È la battuta con cui ieri papa Francesco, sull’aereo che lo portava in Africa, ha voluto liquidare la questione del rischio terrorismo. Una battuta che ha fatto immediatamente il giro del mondo, scalando tutti i trend del web. Francesco è spiritoso, scaltro, ma anche quando dice le battute non le dice mai solo per scherzo. E quella sua uscita estemporanea svela in realtà una visione molto completa e realistica delle cose.

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Se il papa dice di essere più preoccupato delle zanzare che del terrorismo, parla di sé ma in realtà sta parlando di un fatto molto oggettivo: in un anno sono circa 650mila le persone che muoiono causa puntura di zanzara e conseguente malaria. L’80 percento di questi casi è concentrato nell’Africa subshariana (dati Unicef). Quindi è ragionevole temere le zanzare. E non è evidentemente un timore personale, quello del papa, ma un richiamo a ciò che dovrebbe essere un timore – cioè una preoccupazione prioritaria – per tutti. E il terrorismo? Nel 2014 secondo i dati del Global Terrorism Index ha fatto oltre 32mila morti. Un’enormità. Otto su dieci di questi morti sono registrati in cinque Paesi: Afghanistan, Iraq, Nigeria, Siria e Pakistan. Una piaga che come quella delle zanzare sta assediando soprattutto le nazioni povere.

 

 

Ma tra le zanzare e il terrorismo c’è una differenza. Del secondo, in questo momento, è molto difficile venire a capo. Troppi gli intrecci, i giochi sottobanco di tante potenze economiche (si pensi solo all’ambiguità del Qatar, alleato all’Occidente nel business e poi pronto a finanziare l’Isis). Sulle zanzare, invece, c’è tanto che si può fare. Ci sono mille azioni possibili, molto meno pesanti economicamente di qualsiasi operazione antiterrorismo (il costo delle zanzariere, ad esempio). E poi le zanzare sono un problema già vinto in tante parti del mondo che ne sarebbero esposte né più né meno dei Paesi che continuano ad esserne drammaticamente colpiti.

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Con quella battuta quindi il papa, scherzando, dice molte cose. Ad esempio dice che siamo un po’ troppo autocentrati: cioè che pensiamo che i nostri problemi siano i problemi del mondo. Non abbiamo uno sguardo capace di tenere presenti i problemi degli altri, a cominciare dalle zanzare. Quanto al terrorismo, anche su questo tema il papa ha fornito il suo punto di vista. Gli è stato chiesto se era in forse l’ultima tappa, quella in Centrafrica, Paese quotidianamente segnato da scontri. Ma quella tappa è la ragione prima di questo viaggio: Il Papa ha deciso che la prima Porta Santa del Giubileo ad aprirsi sarà quella della cattedrale di Bangui, con una settimana di anticipo sull’apertura che avverrà a San Pietro. Per questo Francesco ha liquidato anche questa domanda con una battuta: piuttosto a Bangui vado con il paracadute, ha detto. Il che, tra le righe, vuol dire che la nostra paura è la vera vittoria del terrorismo. E, al contrario, mostrare di non avere paura è la vera sconfitta del terrorismo. Francesco non è neanche sfiorato dalla paura. Dalla sua ha la certezza che se fa cose buone non è per eroismo o per meriti particolari. Ma fa quello che quacun Altro gli fa fare. Fosse anche di buttarsi con il paracadute per aprire quella porta a Bangui.

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