Tra stage e giudizi ai prof

La “Buona scuola” adesso è legge Riepilogo dei punti essenziali

La “Buona scuola” adesso è legge Riepilogo dei punti essenziali
09 Luglio 2015 ore 17:40

Puntuale, come promesso del premier Matteo Renzi, a mezzogiorno di giovedì 9 luglio, il Ddl “Buona scuola” è diventato legge. La riforma del sistema scolastico, che il 26 giugno scorso aveva ottenuto la fiducia al Sentato, è stata approvata in via definitiva alla Camera con 277 si, 173 no e 4 astenuti. Soddisfatto, il Ministro dell’istruzione Stefania Giannini, ha tweettato: «Abbiamo restituito autonomia ai dirigenti scolastici e messo 3 miliardi a regime, il governo dimostra di ritenere strategico il settore dell’istruzione. Le proteste? Quelle sono quasi organizzate, mentre il consenso è sempre individuale e io sono convinta che il consenso crescerà». Ecco i punti essenziali della riforma

Centomila assunzioni entro settembre 2015

Saranno 100mila (102.734 per precisione) le assunzioni previste a partire dal primo settembre 2015. A beneficiarne saranno i vincitori dell’ultimo concorso a posti, risalente al 2012, e gli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento. La stabilizzazione dei precari avverrà, però, in due tempi: anche se giuridicamente saranno tutti in ruolo da settembre 2015, solo i primi 47mila – che arriveranno dalle graduatorie ad esaurimento e vincitori dei vecchi concorsi – potranno scegliere cattedre vacanti e posti disponibili su turn-over e potranno subito insegnare. Gli altri 55mila saranno immessi in ruolo nel corso dell’anno scolastico 2015/2016: saranno distribuiti alle regioni per il 90 percento in base al numero degli studenti e per il restante 10% in base alla dispersione scolastica e alla presenza di alunni stranieri, di aree interne, isolane e a bassa densità demografica.

Concorsone entro il 31 dicembre per tutti gli altri

Dopo l’assunzione dei precari l’accesso alla cattedra avverrà solo tramite concorsi pubblici. Il primo, da 60mila posti, verrà bandito entro il primo dicembre 2015 e poi ce ne sarà uno ogni tre anni. Tra i titoli valutabili saranno valorizzati l’abilitazione all’insegnamento (Tfa e Pas) conseguita tramite procedure pubbliche o specifica laurea magistrale a ciclo unico ed il servizio prestato a tempo determinato per un periodo continuativo non inferiore a 180 giorni. Sono fissati limiti alla reiterazione dei contratti a termine: non si potrà andare oltre i 36 mesi, anche non continuativi.

 

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Slitta al 2015/2016 la chiamata diretta

Rimane in piedi la chiamata diretta degli insegnanti dai nuovi albi territoriali da parte del preside ma scatterà solo dall’anno 2016/2017. Anche i ruoli del personale docente si trasformeranno in ruoli regionali a partire dallo stesso anno, quando la mobilità non avverrà più tra le scuole (com’è stato finora) ma tra gli albi. Si potranno utilizzare docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, ciò però non sarà possibile se nell’ambito territoriale ci sono insegnanti abilitati in quella materia che avranno, quindi, sempre la precedenza.

Più autonomia per la singola scuola

Ogni scuola dovrà predisporre un piano triennale (Pof), rivedibile annualmente, con quelle che sono le priorità didattiche ed organizzative che intende realizzare. Verrà creato, inoltre, un organico dell’autonomia, aggiuntivo rispetto a quello già esistente per diritto, che avrà il compito di attuare le novità individuate dall’istituto.

Membro esterno per valutare i prof

In ogni scuola verrà istituito un Comitato di valutazione che, insieme al preside, valuterà i neo ammessi in ruolo. A partire dall’anno accademico 2015/2016, inoltre, prenderà il là la valorizzazione del merito degli insegnanti: sulla base dei criteri individuati dal Comitato, il preside potrà distribuire dei premi ai docenti “migliori”. Tre le novità contenute nella riforma arriva un membro esterno a valutare gli insegnanti: il Comitato sarà infatti composto dal dirigente scolastico (che lo presiede), tre docenti (non più due), due genitori e uno studente a cui viene aggiunto un rappresentate esterno nominato dall’Ufficio scolastico regionale individuato tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici.

Ampi poteri al preside che però è soggetto a valutazione

Il ruolo del dirigente scolastico, quindi, diventa centrale: per la prima volta, sceglierà i docenti da assumere dagli albi territoriali e valuterà i neo ammessi. Non solo: potrà premiare i docenti migliori sulla base di criteri individuati puntualmente dal Comitato di valutazione e, in accordo con gli organi collegiali, potrà individuare percorsi formativi e iniziative per la valorizzazione delle eccellenze. Anche i presidi, però, saranno soggetti a valutazione: ogni tre anni i dirigenti saranno giudicati in base al miglioramento formativo e scolastico degli studenti, alla direzione unitaria della scuola, alle competenze gestionali e organizzative e alla valorizzazione dei meriti del personale dell’istituto. Per la loro valutazione, nel il triennio 2016-2018, potranno essere affidati incarichi ispettivi a tecnici del ministero dell’Istruzione.

 

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Potenziata l’alternanza scuola-lavoro

Per rafforzare il ponte fra il mondo della scuola e quello del lavoro e ridurre la dispersione scolastica, gli istituti tecnici e professionali offriranno agli studenti dell’ultimo triennio almeno 400 ore da svolgere in azienda, presso strutture pubbliche o ordini professionali. Nei licei le ore di alternanza scuola-lavoro saranno 200.

Più formazione per i docenti

Arriverà la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti. Si tratta di un buono da 500 euro annui che potrà essere speso per l’aggiornamento professionale: acquisto di libri, strumenti digitali, mostre, corsi, ecc. Viene, inoltre, previsto l’obbligo di formazione in servizio che verrà finanziata con 40milioni di euro all’anno.

Forte attenzione all’innovazione e all’architettura

È previsto un bando per la costruzione di scuole altamente innovative, sia dal punto di vista tecnologico, che da quello architettonico. Si parla di scuola “green” e ambienti digitali all’avanguardia. Verranno stanziati 34milioni per riqualificare il sistema edilizio scolastico del Paese che conta ad oggi 36mila edifici non in regola.

Un tetto per le erogazioni liberali

Restano le detrazioni fiscali per le famiglie che scelgono le scuole paritarie (fino a 400 euro all’anno) e la possibilità di donare finanziamenti liberali alle scuole sia statali che paritarie. Viene però introdotto, accogliendo le richieste di opposizioni e minoranza Pd, un tetto di 100 mila euro per le erogazioni liberali alle scuole fatte da privati o associazioni e un fondo perequativo da destinare agli istituti che ricevono meno donazioni volontarie rispetto alla media nazionale.

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