Tra rischio Covid e solitudine

La casa di riposo? «Una bellissima prigione. Vedo mia moglie, a distanza, un quarto d’ora alla settimana»

«Qualcuno dice: di che cosa si lamentano i vecchi? Se non stanno bene qui dentro che vadano a casa: le regole sono regole. Questi discorsi però mi fanno arrabbiare. Se uno è qui è perché a casa non ci può stare, no?»

La casa di riposo? «Una bellissima prigione. Vedo mia moglie, a distanza, un quarto d’ora alla settimana»
25 Settembre 2020 ore 16:29

di Angela Clerici

«Qui è tutto bellissimo, in ogni stanza c’è un televisore, io poi ho la fortuna che il mio compagno di stanza dorme tutto il giorno. Parla poco però non dà in escandescenze, non si lamenta… va bene così. Peccato a lamentarsi. No, non posso uscire, nessuno esce. Se esci non rientri. O altrimenti devi fare la quarantena. Qualcuno dice: di che cosa si lamentano i vecchi? Se non stanno bene qui dentro che vadano a casa: le regole sono regole. Questi discorsi però mi fanno arrabbiare. Se uno è qui è perché a casa non ci può stare, no? Ha dovuto andarsene da casa. E non è stato bello per lui». A questo punto Antonio Ceribelli smette di parlare, chiede scusa, ma la parola si rompe a metà e torna il silenzio.

 

Antonio ha 88 anni e una moglie che ne ha novanta, ma che se la cava ancora egregiamente. È ospite di una casa di riposo dell’intorno di Bergamo. Ha lavorato una vita in banca, poi è andato in pensione. Racconta: «Sono stato bene fino a quattro-cinque anni fa. Poi ho cominciato ad avere grossi problemi di pressione, capogiri. Le cose sono peggiorate due anni fa, un giorno mi sono ritrovato per terra senza capire perché. Mi sono ammaccato, non ho avuto niente di rotto, per fortuna, e sono andato avanti. Ma poi sono caduto ancora. Il fatto è che mia moglie è anche lei molto anziana e per lei aiutarmi a tirarmi di nuovo in piedi non è facile. Sono stato ricoverato, ho fatto un periodo di riabilitazione in una casa di riposo della provincia, poi sono tornato nella mia via Pignolo, dove sono nato e dove mi piacerebbe morire. È arrivato il Covid e a me è andata bene però i disturbi sono aumentati, alla fine ho dovuto accettare di diventare ospite di una casa per anziani. Non è il momento migliore per entrare in una struttura del genere. Da quando sono entrato non ho praticamente più visto nessuno. Mia moglie può venire una volta alla settimana, per un quarto d’ora al massimo, a tre metri di distanza. Niente abbracci, niente baci. Volontari non ce ne sono, l’animazione è ferma».

Antonio confessa che passa tutto il giorno senza fare pressoché nulla. «C’è soltanto la lettura» dice. «E poi è possibile telefonare, per chi ha il cellulare. Su quello non ci sono limiti. Soltanto che tanti di noi sono sordi, io stesso non ci sento bene… con le attrezzature della casa di riposo, possiamo fare una videochiamata alla settimana. Il morale è basso, per forza».

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