Intorno al Rapporto Svimez

La catastrofe del nostro Sud che è cresciuto metà della Grecia

La catastrofe del nostro Sud che è cresciuto metà della Grecia
03 Agosto 2015 ore 12:48

Chi desidera il dettaglio vada su ansa.it, precisa come al solito. Variazioni – altrettanto precise – sul tema in Repubblica.it e Ilsole24ore.it. Oppure può leggersi direttamente il documento Anticipazioni sui principali andamenti economici dal Rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno, edito da “il Mulino”. Quali sono i refrain presenti in tutti i siti che ne parlano? Il Sud è a rischio sottosviluppo permanente; il Sud è a rischio desertificazione umana e industriale; il Sud è cresciuto metà della Grecia; nel nostro Sud non si fanno più figli. Un quadro che ha fatto dire al presidente della Repubblica, il siciliano di Palermo Sergio Mattarella: «Non possiamo abbandonare giovani e Meridione». In effetti: non possiamo. Nel senso che i giovani che ci sono – pochi, perché all’appello ne mancano un sacco – bisognerà curarli bene, altrimenti ci accadrà come in Cina, dove la famosa legge del figlio unico ha fatto sì che un’intera generazione andasse deserta – o quasi – e adesso non sanno più come fare. Solo che tra Pechino e Shanghai si può dare la colpa a una legge, da noi è accaduto tutto in maniera per così dire “nature”, come l’intonaco di un palazzo che si scrosta quando nessuno se ne prende cura.

 

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Cosa colpisce, scorrendo i dati in dettaglio? Potremmo definirla la legge della metà o del doppio. Nei campi in cui altrove le cose vanno bene, al Sud vanno bene la metà. In quelli in cui vanno male, al Sud vanno male due volte.

Prendiamo l’Ansa: «Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% [cioè] la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)”. Lo Svimez sottolinea anche che, nel periodo, l’Italia nel suo complesso è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il +20,6% a fronte di una media del 37,3%. [In questo caso è l’Italia a crescere solo la metà – poco più – dell’area euro, ma nel risultato complessivo la situazione del Sud ha avuto un ruolo decisivo]. Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto, contro un calo nazionale del 16,7% [più del doppio delle perdite] e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord».[“ben lontano”: meno della metà]

Il resto rispetta, tabella per tabella, grafico dopo grafico, la stessa legge, con qualche punta di maggior gravità. Le esportazioni, ad esempio, sono crollate del 4,8 percento al Sud, mentre al nord sono cresciute del 3. Altro dato: dall’inizio della crisi, i consumi sono scesi del 13,2 percento al Sud, oltre il doppio che nel resto del Paese. E via di questo passo. Investimenti, spesa pubblica: sempre la stessa legge. Prendiamo i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private del Sud: tra il 2001 e il 2013 il calo è stato pari al 52 percento, oltre 6,2 miliardi di euro in valore assoluto. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7 percento [la metà] del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. Il rischio povertà: riguarda una persona su tre al Sud, una su dieci al Nord. Qui la legge del doppio apparentemente non funziona: il rischio al Sud è tre volte quello del Nord. Però se si legge più avanti si trova che «La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord». È aumentato del doppio esatto.

I tecnici potranno poi intervenire con letture meno grossolane: al cittadino comune del Nord queste indicazioni saranno comunque sufficienti per orientarsi. Basterà pensare alla propria situazione (ad esempio a quanto si è guadagnato in più – o in meno – quest’anno rispetto agli anni scorsi; a quante culle in più o in meno si sono viste nel reparto maternità; a quanta carne o quanta frutta si è venduta o comperata quest’anno) per stimare con buona approssimazione cosa è successo al di sotto del 41° parallelo. Eboli, dove si sarebbe fermato Cristo secondo in famoso romanzo, è a 40’ 37’ 01.

 

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Al di là della raffinata precisione dei dati il problema resta tuttavia un altro, ed è l’uso che di essi faranno coloro per i quali il rapporto è stato compilato.

«(ANSA) – ROMA, 30 LUG – L’attenzione del governo al Mezzogiorno è “marginale”, la spesa dei fondi europei “è ancora al palo”, le promesse “sono disattese”. Così Roberto Speranza e Gianni Cuperlo, in un’interpellanza, attaccano l’esecutivo alla luce del rapporto Svimez che testimonia la drammaticità della condizione del Sud». Pensare che sarà così ancora per qualche tempo, sarà davvero sbagliato?

Nei giorni attorno al terremoto dell’Aquila, diversi servizi televisivi mostrarono come a tutti i comuni italiani fosse pervenuto l’atlante del rischio sismico compilato dall’apposita commissione in anni di lavoro: un’opera che costituisce un vanto per il nostro Paese. [qui un’immagine sintetica]. Ricevuto non significa però che sia stato letto. E tanto meno che sia stato fonte di qualche intervento. Giorni fa, sempre alla televisione, un assessore di un grosso comune del Centro Italia, interrogato da un giornalista a proposito di un documento contenente la previsione di certi rischi per il territorio, rispondeva che se dovesse leggere tutti i rapporti che le arrivano non avrebbe tempo di far altro.

Per cosa si fanno dunque gli studi, nel nostro Paese? Per niente, sembrerebbe. Anche Svimez, non è mica il primo grido d’allarme che lancia, quello di cui stiamo parlando. Ci piacerebbe andare a verificare se la legge del doppio funziona anche mettendo a confronto questo con gli scorsi rapporti. Potremmo cercare di verificare in quanto tempo la curva del degrado cresce in ragione di 2. Se oggi le persone a rischio di povertà sono 3 su 10, in quanto tempo diventeranno 6 su 10? Se i consumi sono scesi del 13,2 percento (oltre il doppio che nel resto del Paese) quanto ci metteranno a scendere del 26? Lo faremmo così, per amore di studio. Quasi una scommessa.

 

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