Ribattezzato «la nuova via della seta»

La Cina si compra un po’ di Pakistan

La Cina si compra un po’ di Pakistan
22 Aprile 2015 ore 11:52

Il Presidente della Cina Xi Jinping l’ha ribattezzata romanticamente «la nuova via della seta», ricordando l’importanza che ebbe a livello economico per l’Asia la rete commerciale che permise di entrare in contatto diretto con il mondo occidentale; il suo nome tecnico è invece Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec) e prevede un investimento di 46 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture nel territorio pakistano. Oggi a Islamabad il premier cinese annuncerà le modalità d’investimento che, se confermate, corrisponderanno al più grande esborso economico fatto dalla Cina verso un Paese estero. La realizzazione di questo progetto prevede la cooperazione tra i due Stati in molteplici settori quali infrastrutture, risorse energetiche, agricoltura, risorse idriche e comunicazione. Ahsqan Iqbalm, il Ministro delle infrastrutture pakistano che supervisionerà i lavori, si è detto entusiasta di iniziare questo tipo di collaborazione che «trasforma la prospettiva delle relazioni tra i due Paesi da geopolitica a geoeconomica».

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Cosa prevede il piano. L’obiettivo del corridoio economico è quello di collegare il porto di Gwadar, sul Mar Arabico, con la città di Kashgar, sita nella regione nordoccidentale cinese dello Xinjiang. Gran parte dell’investimento, circa 34 milioni di dollari, serviranno per costruire centrali a carbone e idroelettriche per facilitare la crescita pakistana nel settore, gli altri 12 milioni di dollari invece saranno utilizzati per le infrastrutture. Dei lavori si occuperà la China Overseas Port Holding Company che nel 2013 ha ottenuto l’appalto quarantennale per la realizzazione del progetto. La strada costruita partirà da Kashgar per poi scendere al sud fino alla capitale Islamabad, dove una rete ferroviaria si diramerà in due differenti vie commerciali che toccheranno le principali città del Paese pakistano per giungere poi al porto di Gwadar. Il porto è gestito da una compagnia commerciale cinese e, nonostante i disordini continui nella regione del Beluchistan, dovrebbe essere operativo a breve (forse addirittura a fine mese). Secondo i cinesi il corridoio economico potrebbe risolvere molti problemi di natura commerciale nei rapporti con il Pakistan, primo tra questi quello montuoso, con il Karakorum che rende quasi impossibile un passaggio diretto tra i due Stati. Con la «nuova via della seta» si può evitare il passaggio per lo Stretto di Malacca, fra Indonesia e Malesia, che è ad oggi l’unico modo per far giungere le merci alla Cina occidentale e centrale. In questo modo il porto di Gawdar sarà il luogo dove arriverà il petrolio mediorientale poi inviato in Cina, evitando così la lunga rotta marittima soggetta spesso ad attacchi pirateschi.

 

Xi Jinping, Mamnoon Hussain

 

I perché del piano. Il piano cinese sembra indirizzato a riuscire a garantire una stabilità politica e religiosa in tutta l’area dell’Asia Centrale tramite collaborazioni economiche durature. L’area confinante la regione dello Xinjiang, popolata principalmente da musulmani, non vede di buon occhio un’intesa con i cinesi, catalogandola come una sorta di dominazione. Negli ultimi anni anche gli Stati Uniti avevano inviato aiuti economici per circa 5 miliardi di dollari al Pakistan, ma Pechino invece sta puntando su prestiti ed investimenti commerciali così da aumentare la sua influenza economica sull’area nel tentativo di stabilizzarla, favorendo così interessi di aziende cinesi. Dal 2007 al 2015 infatti l’interscambio tra le due economie è passato da 4 a 16 miliardi di dollari.

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