Cronaca
convegno negazionista in senato

La Croce Verde di Bergamo: «Il Covid non esiste? Che lo dicano ai soccorritori e ai morti»

Lo sdegno e la rabbia dei soccorritori: «Mai in vita nostra avremmo pensato di doverci giustificare. Andrebbe approvata una legge che punisca questa negazione»

La Croce Verde di Bergamo: «Il Covid non esiste? Che lo dicano ai soccorritori e ai morti»
Cronaca 29 Luglio 2020 ore 10:22

Non si placa il moto di sdegno provocato dal convegno negazionista organizzato lunedì 27 luglio dal critico d’arte e senatore Vittorio Sgarbi. Dopo il comitato “Noi denunceremo – Verità e Giustizia per le vittime di Covid-19”, che ha definito l’incontro «uno sfregio ai morti e ai parenti», anche la Croce Verde di Bergamo si è scagliata sui social contro chi dice che il Coronavirus in Italia non esiste più.

«Che lo vadano a dire ai soccorritori colpiti da questo virus – sottolinea la Croce Verde -, ai soccorritori che erano in turno mentre la loro mamma o il loro papà, nonno, o zio erano in terapia intensiva. Che lo dicano a chi soccorrendo è morto. Vergognatevi».

Tra gli ospiti del convegno vi erano il leader della Lega Matteo Salvini, che facendo il suo ingresso nella sala della biblioteca del Senato si è rifiutato di indossare la mascherina nonostante gli obblighi, e Andrea Bocelli, sostenitore della teoria per cui siccome non ha conosciuto nessuno finito in terapia intensiva allora il virus, forse, non è così grave.

«Notiamo un crescente negazionismo della pandemia che ha attraversato in particolar modo la nostra regione – continua la Croce Verde -. In molti commenti sparsi sul web la frase più ricorrente è più o meno questa: "...siccome non ho conoscenti che siano morti di Covid, il Covid non esiste". Sarebbe come dire che non è esistito l'Olocausto perché non conosciamo nessun deportato personalmente. Non possiamo dire di sentirci come gli Ebrei perché sarebbe una bestemmia, ma il brivido di ribellione nei confronti dei negazionisti è un misto di rabbia e impotenza di fronte a tanta ignoranza».

Rabbia e impotenza che si trasformano anche in frustrazione da parte di chi ha speso mesi interi della propria vita nel tentativo di salvare quante più vite possibile, a costo anche della propria. «Mai in vita nostra avremmo pensato di doverci giustificare nel dire di aver vissuto una cosa del genere, non essendo creduti. A nemmeno quattro mesi di distanza dalla piena emergenza. Andrebbe approvata una legge in fretta che punisca severamente questa negazione, perché è una cosa talmente avvilente che non può passare in silenzio».