Gente in piazza, flashmob, città spaccata

La disfida intorno a San Gennaro

La disfida intorno a San Gennaro
Cronaca 07 Marzo 2016 ore 15:18

Sono cose che possono accadere in una città anomala è un po’ pazza come Napoli: dividersi come può accadere per questioni di pressante attualità, sul proprio santo. O meglio su quel grande tesoro che è stato raccolto in omaggio a quel santo. Il santo naturalmente è Gennaro, patrono della città. Qualcosa oggettivamente che non è solo un santo, ma un simbolo, una bandiera, un fattore di identità per tutti. Da sempre il grande Tesoro custodito nella cappella della Cattedrale, è stato gestito da una Deputazione, un organismo nato nel 1601, la cui composizione è quanto meno anacronistica essendo costituita da 12 elementi, dieci dei quali provengono dalle famiglie iscritte nel cosiddetto “Libro d’Oro” della nobiltà napoletana appartenuta agli ex-Sedili della città, e due dall’ex-Sedile del Popolo. La Deputazione è presieduta dal sindaco, e ha bisogno dell’ok del Presidente della Repubblica per l’approvazione dei nomi scelti.

Era inevitabile che prima o poi si dovesse mettere mano a questo organismo giuridico che sfugge a ogni categoria. Il Governo, per iniziativa del ministro Alfano, ha approvato un decreto che ha equiparato la Deputazione alle Fabbricerie che gestiscono le più importanti cattedrali italiane. Le Fabbricerie sono amministrate da 12 membri, otto riservati ai laici e altri quattro nominati dalla Curia, cioè dal cardinale Crescienzo Sepe, alla guida dell’arcidiocesi di Napoli dal 2006. Apriti cielo.

4 foto Sfoglia la gallery

Per la Deputazione e per una parte di città si tratta di una clericalizzazione forzata del Tesoro. Come ha detto il delegato per le questioni giuridiche della Deputazione stessa, Riccardo Imperiali di Francavilla: «questa è un’istituzione laica unica al mondo, un incrocio eccezionale tra fede e laicità e dobbiamo fare in modo di non sporcarlo». Anche un santone come Roberto Saviano è sceso in campo per ribadire che il Tesoro è del popolo e non della Chiesa, per quanto sia roba di santi. Risultato: gente in piazza, flashmob, città spaccata, ricorso al Tar.

Mai aldilà del valore simbolico, qual è il valore economico di questo Tesoro? C’è la montagna di oggetti di argento donati a partire dal 1300 in onore del santo: tutti lavori opera di artigiani napoletani, che non sono mai stati manomessi nei secoli, perché il Tesoro è qualcosa di intoccabile anche per la camorra (fu un grande camorrista a riportare il Tesoro a Napoli dal Vaticano, alla fine dell’ultima guerra, garantendone l’incolumità). C’è poi la meravigliosa Mitra (il cappello vescovile) tempestata di diamanti, rubini e smeraldi firmata dall’orafo di Matteo Treglia nel 1713. Poi ci sono i quadri, opere di famosi artisti napoletani da Luca Giordano a Massimo Stanzione. Naturalmente il cuore del Tesoro sono le due ampolle con il sangue di San Gennaro, riempite dopo il suo martirio avvenuto nel 305. La prima testimonianza storicamente attestata del miracolo risale invece al 1389: i cronisti medievali riportano che durante una processione pubblica, il sangue delle ampolline passò dallo stato solido allo stato liquido.

4 foto Sfoglia la gallery

Dopo la prima manifestazione del miracolo, il culto di San Gennaro ha continuato a raccogliere sempre più fedeli. Per rendere omaggio al patrono, nel 1497, le reliquie e le ampolle del sangue vennero collocate all’interno di una nuova cripta decorata in marmo, costruita sotto il presbiterio della cattedrale. Intanto il santo è rimasto fedele al “miracolo” che si rinnova più volte ogni anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, in memoria della sua traslazione; il 19 settembre, data in cui il Santo fu martirizzato; il 16 dicembre, giorno in cui grazie all’intercessione del Santo cessò l’eruzione del Vesuvio del 1631. Speriamo che il cambio di regole della Deputazione non lo faccia arrabbiare…

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli