Tutti contro Evangelos Marinakis

Perché il calcio in Grecia va a rotoli

Perché il calcio in Grecia va a rotoli
Cronaca 09 Marzo 2016 ore 10:31

Ancora una volta la Grecia interrompe il calcio, è la quarta nelle ultime due stagioni. Troppa violenza, tanta corruzione. Non si può giocare. Giovedì scorso il governo ha dovuto sospendere le gare della Coppa di Grecia a seguito degli incidenti tra il Paok Salonicco e Olympiakos. Si è ritenuto di dover annullare la competizione perché la federazione greca non sarebbe in grado di garantire l’ordine, la sicurezza per la finale di coppa che probabilmente si sarebbe giocata tra l’Olympiakos e l’Aek di Atene, le due squadre più seguite di Grecia. La gara è terminata con un’invasione di campo, lancio di oggetti e fumogeni da parte dei tifosi di casa. Stavolta, però, la risposta non è stata la sconfitta a tavolino, ma una soluzione draconiana: l’intera competizione è stata cancellata. Perché tutta questa violenza, perché il calcio lì non ha pace? Gli scontri che si verificano abitualmente non sono per le rivalità. Peggio (se possibile). Sono una protesta nei confronti di Evangelos Marinakis, il proprietario dell’Olympiakos che vince il campionato da sei stagioni, ex vicepresidente della federazione (2010-2011) ma soprattutto accusato di aver creato un sistema che manipola i risultati e corrompe funzionari e arbitri. Una sorta di Calciopoli, solo che lì fanno di peggio.

 

 

Lo sport come sfogo nazionale. Perché ovviamente c’è da fare i conti con l’economia, il malumore della gente, e lo sport – come spesso è successo nella storia – diviene una forma di sfogo nazionale. La Grecia non si è nemmeno qualificata agli Europei, e sono lontanissimi i tempi del Mondiale in Brasile, quando la nazionale ellenica arrivò coraggiosamente agli ottavi di finale (persi ai rigori contro il Costa Rica). Contro Marinakis, in questo caso, uno degli uomini più potenti di Grecia, ricco, figlio unico, che controlla i cantieri navali della Cude Carriers Corp., ereditati dal padre Militiadis. Non è bastata la sospensione dall’attività inflittagli lo scorso giugno, Marinakis controlla l’Olympiakos e proprio lo scorso 28 febbraio ha vinto (di nuovo) il campionato greco con 6 giornate d’anticipo e 18 punti di vantaggio sull’Aek. Ma dietro il grande successo si nasconderebbe un sistema di controllo. Le indagini della magistratura greca svolte lo scorso aprile hanno fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione criminale vera e propria. Dietro ci sarebbe anche Marinakis. Era stato anche arrestato e rilasciato su cauzione (200mila euro) dopo sette ore di interrogatorio. Marinakis ha lasciato le cariche del club, ma solo ufficialmente. Le vittorie del campionato e i proventi che arrivano dalla partecipazione alla Champions League (circa 20 milioni) permettono al club del Pireo di andare avanti e dominare nel campionato nazionale.

 

https://youtu.be/rncA4tTzqSc

 

Bastoni, violenze, sospensioni… Sono anni che il calcio greco non trova pace. Nel 2010 e nel 2011 ci furono altri due grossi scandali legati a combine e corruzione, che portarono a retrocessioni forzate e penalizzazioni. La prima sospensione invece risale all’anno scorso a seguito di un’aggressione subita da un tifoso, poi morto a causa dei colpi ricevuti alla testa. Poi c’è stato il caso di Chistoforos Zografos, vicepresidente del comitato nazionale arbitri, pestato con bastoni di legno. Quella volta Marinakis disse di essere in possesso di importanti informazioni che riguardavano l’aggressione a Zografos: accusò il presidente dell’Aek Atene Dimitris Melissanidis, imprenditore con diversi precedenti penali. Ma anche quella volta si andò avanti. Un anno fa intervenne anche il premier Alexis Tsipras. Con il ministro dello sport Stavros Kontonis decise di sospendere il campionato dopo troppi, troppi episodi di violenza. La domenica prima c’erano stati un lancio di fumogeni e cariche contro la polizia durante il derby tra Olympiakos e Panathinaikos. Due agenti rimasero feriti. Altri episodi lo scorso novembre. I tifosi del Panathinaikos avevano lanciato torce e distrutto lo stadio nel derby d’andata, sempre contro l’Olympiakos. Ma questa è solo cronaca. È la bellezza del calcio che manca.

 

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