Le paure americane

La guerra agli Usa passa dal web Cina e Russia schierano gli hacker

La guerra agli Usa passa dal web Cina e Russia schierano gli hacker
21 Ottobre 2015 ore 10:00

Le guerre moderne non si combattono soltanto con operazioni militari sanguinose, ma a volte si consumano nel silenzio più totale, come nel caso del vero e proprio assalto hacker che gli Stati Uniti stanno fronteggiando ormai da diversi anni. Gli Usa da diversi anni sono infatti territorio di una vera e propria guerra informatica, con hacker di tutto il mondo impegnati nel tentativo di sottrarre informazioni segrete da aziende o istituzioni americane che possono valere milioni di dollari. In alcuni casi i gruppi di pirati informatici si sospetta siano sostenuti dai governi di nazioni storicamente avverse agli Stati Uniti, a partire da Russia e Cina.

L’incontro tra Obama e Xi Jinping. Lo scorso mese di Settembre il Presidente Obama aveva incontrato il leader cinese Xi Jinping con il preciso intento di trovare un accordo in tema di spionaggio informatico. Il risultato del meeting non è stato del tutto chiarito, e anche se le fonti del Governo americano si dichiararono soddisfatte, rimasero molti dubbi sull’effettiva tregua raggiunta tra i due Paesi. Il Presidente Xi Jinping promise che il suo Paese non avrebbe condotto operazioni di cyber-spionaggio industriale e addirittura firmò un accordo per riconoscere la paternità dei segreti industriali ed intellettuali alla nazione nelle quali le aziende operano. Parlando di fianco al Presidente cinese al Rose Garden, Obama disse che i due stati avevano raggiunto «un comune accordo sulla via da intraprendere da qui in avanti», non dimenticando però che c’è molto ancora da fare. «Ricordo ancora una volta – ha aggiunto – la nostra crescente preoccupazione per l’aumento delle minacce informatiche ai cittadini americani ed alle aziende americani. Io dico che questo deve finire». Nel loro intervento congiunto i due Capi di Stato hanno concordato che «né il governo degli Stati Uniti né quello della Cina condurranno o sosterranno furti informatici di proprietà intellettuali, inclusi i segreti industriali o altre informazioni confidenziali, per trarne vantaggio economico». Sul tavolo finirono anche le eventuali sanzioni da applicare in caso di cyber-crimini e cyber-attacchi, come l’ordine esecutivo firmato in aprile da Obama che autorizzava le sanzioni economiche anche in caso di attacchi informatici.

 

https://youtu.be/ZuiRDPNV8fc

 

Nessuna tregua. Dal giorno della visita del leader cinese tuttavia sono stati rilevati molteplici attacchi informatici a danno di almeno sette compagnie statunitensi: a rivelarlo è stato Dmitri Alperovitch, co-fondatore di CrowdStrike, una delle principali compagnie americane di sicurezza informatica. Gli hacker hanno preso di mira aziende di tecnologia e del settore farmaceutico, con il preciso intento di entrare in possesso di dati segreti. Secondo quanto riferito da Alperovitch, i tentativi continuano anche in questi giorni, spesso per più volte nell’arco di una giornata, e sembrano avere metodi differenti rispetto alle tecniche di spionaggio usate tradizionalmente dall’intelligence cinese. I servizi segreti americani confermano di aver rilevato continui segni di cyber-spionaggio industriale da parte degli hacker cinesi, e il Generale James K. McLaughlin non è sembrato ottimista sul futuro: «È troppo presto per sperare in una totale cessazione delle attività di spionaggio economico da parte dei cinesi».

 

 

Obbiettivi economici. Sono state colpite cinque compagnie del settore tecnologico e due del settore farmaceutico: secondo il co-fondatore di CrowdStrike i responsabili proverrebbero da diversi gruppi di pirati informatici ma il più noto si chiamerebbe Deep Panda.Gli obiettivi dei criminali sono di carattere puramente economico: «I benefici primari delle intrusioni sembrano chiaramente indirizzati al furto di proprietà intellettuali ed alla vendita di segreti – ha aggiunto Alperovitch –  piuttosto che a condurre ricerche sulla sicurezza nazionale tipica dei servizi segreti». Un’altra compagnia americana di sicurezza informatica, la FireEye Inc, ha confermato che gli hacker non hanno sospeso la loro attività, anche se è troppo presto per affermare che abbiano cambiato i propri obiettivi.

 

 

L’FBI indaga sui russi. Nemmeno la borsa americana è al sicuro: l’FBI sta infatti investigando su alcune intrusioni rilevate nel corso di quest’anno nei sistemi informatici di Wall Street. Il sospetto è che un gruppo di hacker russi abbia tentato di rubare informazioni sul mercato delle stock options, fondamentali per prevedere le variazioni dei mercati statunitensi. La violazione è stata scoperta quando la Dow Jones & Co ha assunto degli investigatori informatici per esaminare se i dettagli di pagamento di oltre 3.500 clienti fossero compromessi. Secondo Bloomberg non si tratterebbe di un’intrusione trascurabile ed è già accaduto in passato che operatori russi riuscissero a compiere grandi speculazioni a seguito di attacchi di hacker russi al Nasdaq.

Nuovi obbiettivi. Una delle vie alternative intraprese dagli hacker è quella di scegliere come obiettivi siti d’informazione o giornalisti che lavorano nell’ambito economico e che hanno accesso a informazioni riservate a proposito dei mercati finanziari. Questa serie di attacchi fanno parte soltanto dell’ultima battaglia condotta virtualmente sul territorio americano da cyber-soldati russi, che in passato hanno attaccato anche il sistema di email della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato e sono quasi sicuramente responsabili di un attacco al Pentagono ad Agosto. Per gli investigatori è sempre molto difficile stabilire se si tratti di gruppi di criminali, persone che operano singolarmente o hacker finanziati da governi stranieri, ma sicuramente la tensione politica tra USA e Russia ha contribuito alla creazione di unità permanenti di hacker, pronti ad attaccare il nemico statunitense.

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