«Non disertate le urne»

Il sasso di Bagnasco sulle inchieste «Esplodono sempre in certe ore»

Il sasso di Bagnasco sulle inchieste «Esplodono sempre in certe ore»
17 Aprile 2015 ore 16:08

Anche il cardinale ed arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco ha deciso di far sentire la sua opinione: le elezioni regionali chiameranno alle urne migliaia di liguri il prossimo 31 maggio, in un clima complesso e di caccia alle streghe. «La mia valutazione è di grande dispiacere, di grande dolore innanzitutto per il fatto che, chissà perché, le indagini esplodono sempre in certe ore della storia, delle città, della nazione», il presidente della CEI si riferisce alla notizia dell’iscrizione al registro degli indagati della candidata regionale del PD Raffaella Paita, accusata di omissione in atto d’ufficio per mancata allerta, concorso in disastro colposo e omicidio colposo in merito all’alluvione del 9 ottobre 2014. Bagnasco però si è anche rivolto ai cittadini, chiedendo loro di non farsi scoraggiare da questi sospetti, per i quali ha richiesto degli accertamenti, ed invitandoli a prendere in considerazione il voto di fine maggio: «I recenti scandali che hanno coinvolto diversi esponenti politici liguri non devono indurre i cittadini a disertare le urne. Bisogna non cedere alla tentazione di non partecipare alla vita civile e sociale. Cose di questo tipo non incoraggiano di per sé, a prescindere dalla verità, che deve essere assolutamente accertata in tempi rapidissimi». Alla vicenda che vede protagonista la Paita, si aggiunge anche l’inchiesta “spese pazze” che sta entrando nel momento più caldo con le prime condanne, dopo la chiusura delle indagini sul periodo 2010-12 dello scorso 7 aprile.

 

 

La vicenda Paita. Il 9 ottobre scorso l’esondazione del torrente Bisagno provocò la morte di un uomo, Antonio Campanella, pensionato ligure 57enne, oltre a danni irreparabili alla città di Genova. In 24 ore nella provincia 43 comuni vennero colpiti dalle esondazioni di parecchi corsi d’acqua, causate dalle forti piogge (circa 395 mm d’acqua), che, portandosi appresso fango e detriti, allagarono case e negozi, provocando ovunque frane e smottamenti. Il Comune, la Protezione Civile e ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure) vennero pubblicamente accusati per non aver dato anticipatamente l’allarme del disastro imminente. Scattò così l’inchiesta, inizialmente a carico di ignoti, che dopo sei mesi ha visto iscrivere al registro degli indagati Raffaella Paita, Assessore regionale alle Infrastrutture con deleghe alla Protezione Civile, e Gabriella Minervini, Dirigente Regionale della Protezione Civile.

Le reazioni nel PD. Il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce evidenzia come le due avrebbero «trascurato elementi per cui avrebbero potuto agire tempestivamente». La Paita, che è stata convocata per l’interrogatorio della prossima settimana, punta però il dito contro l’inefficienza dimostrata da Protezione Civile ed ARPAL al momento dell’alluvione («l’allerta viene data dai tecnici e non dai politici»), che non avevano mai segnalato il massimo stato d’allarme nonostante le insistenti piogge. Il caos però regna sovrano, soprattutto in vista di un momento delicato come quello elettorale, ed ha portato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti a confermare la candidatura della Paita come Presidente della Regione Liguria. Chi si oppone, invece, è Beppe Grillo che, tramite il suo blog, ha invitato l’esponente PD a ritirarsi per «non fare il suo lavoro e lasciare morire i cittadini per la strada». L’avviso di garanzia recapitato alla Paita ha scosso notevolmente i sondaggi elettorali che al momento vedono in proiezione assottigliarsi la distanza tra la candidata PD, in testa con il 30,5%, e l’avversario di Centrodestra Giovanni Toti, secondo con il 30,2% dei voti possibili. In soli quattro giorni le proiezioni IPSOS hanno segnalato un calo del 2% di preferenze per la Paita. In più, la candidatura della Paita era stata annunciata dopo notevoli veleni fomentati dallo sfidante perdente Sergio Cofferati, che aveva denunciato brogli nelle primarie del partito in Liguria: altro elemento che rende ancor più teso il clima che si respira a Genova oggi giorno.

 

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L’inchiesta spese pazze. Ma la polveriera ligure non si ferma alle elezioni e prende dentro le indagini per le “spese pazze” della Regione Liguria nel periodo che va dal maggio 2010 al dicembre 2012. Gli indagati sono 27, esponenti del PD (tra cui anche il presidente del Consiglio Regionale Michele Boffa), della Lega, di SEL, di UDC, di IDV, di Forza Italia e di NCD. L’accusa è quella di aver speso soldi pubblici per viaggi, cene, regali a uso strettamente personale. Tutti i consiglieri regionali interrogati hanno giustificato gli esborsi etichettandoli come spese di rappresentanza, finite per errore nelle richieste di rimborso. Lunedì scorso sono arrivate le prime condanne per l’inchiesta ed hanno riguardato esponenti dell’Italia dei Valori. Maruska Piredda e Stefano Quaini, ex consiglieri regioni del partito fondato da Di Pietro, sono stati condannati con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi ed 2 anni e 4 mesi di carcere con l’accusa di peculato: avrebbero infatti usato soldi pubblici per viaggiare ed acquistare materiale di uso privato (mutande, libri scolastici e bottiglie di vino). Sono stati rinviati a giudizio invece altri quattro membri dell’IDV ligure: Niccolò Scialfa, ex vicepresidente del Consiglio Regionale, Marylin Fusco, Giovanni Paladini e Giorgio De Lucchi. Per loro il processo inizierà l’8 luglio.

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