«Occorre più coraggio»

«La linea C è solo un brodino In città bisogna mettere il tram!»

«La linea C è solo un brodino In città bisogna mettere il tram!»
19 Marzo 2018 ore 06:30

Vittorio Gandolfi dice che ci vorrebbe molto più coraggio. Ma che poi davvero la città cambierebbe volto. In meglio. Gandolfi – per tanti anni fra i pilastri dell’ufficio tecnico del Comune – fu con il famoso urbanista Bernardo Secchi l’autore dell’ultimo piano regolatore del Comune di Bergamo, quello del 1995 (approvato in via definitiva nel 1999, quasi vent’anni fa).

Architetto Gandolfi, che cosa pensa della Linea C?
«Penso che sia molto importante l’introduzione degli autobus elettrici, rappresentano anche un segnale, un simbolo di cambiamento. Ma per il resto non è che sia cambiato molto. Ci sono alcune centinaia di metri di corsia preferenziale in più, ma non mi pare che incidano profondamente sui tempi di percorrenza. In sostanza, le cose stanno come prima. Con quei nomi C1, C2 che mettono i viaggiatori in ambascia perché non capiscono se l’autobus è quello giusto. In alcuni tratti le due linee viaggiano insieme, ma poi affrontano percorsi diversi».

 

 

La frequenza?
«Mi ha deluso. Avevano promesso una corsa ogni quarto d’ora. Ed è vero: ogni quarto d’ora la C, ma una volta la C1 e una volta la C2. Insomma: ciascuna passa ogni mezz’ora. Troppo poco».

E quindi?

«E quindi io credo che bisognerebbe prendere coraggio e realizzare quello che il piano regolatore mio e di Secchi aveva previsto».

Che cosa prevedeva?
«Per quanto riguarda la mobilità, lavoravamo a stretto contatto con l’ingegner Gelmini. Dalle sue analisi emergeva che la linea 1 di tram veloce (o metrò di superficie) avrebbe portato via fra il trenta e il quaranta per cento del traffico urbano».

 

 

Che cosa era la linea 1 di metrò di superficie?
«Il piano regolatore prevedeva degli elementi fondamentali. Uno era la mobilità, l’altro l’ospedale nuovo, che in effetti è stato realizzato. La nuova mobilità si fondava sulle linee di metropolitana leggera di superficie: i tram avrebbero viaggiato su sede propria, distinta da quella stradale. Era previsto il ripristino delle due linee delle valli. Quella della Val Seriana, in effetti, è stata realizzata e fino a Torre Boldone rappresenta di fatto un metrò cittadino. Adesso bisogna realizzare il “metrò” della Val Brembana. Ricordo…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 22 marzo. In versione digitale, qui.

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