Il video diffuso nei giorni scorsi

La morte di Jemaal, musulmano ucciso coi cristiani (per amicizia)

La morte di Jemaal, musulmano ucciso coi cristiani (per amicizia)
23 Aprile 2015 ore 11:28

Decapitati perché etiopi e, soprattutto, cristiani. Catturati in Libia mentre, probabilmente, scappavano verso le coste del Mediterraneo, per imbarcarsi come tanti loro connazionali hanno fatto e sperare in una vita migliore in Europa. Si è parlato poco della tragedia degli ultimi 28 martiri della furia di Isis, sgozzati di fronte alle telecamere domenica, proprio mentre giornali e tv erano occupati dalle terribili storie dei 700 migranti affogati in mare, nella tragedia del barcone rovesciato tra Malta e Lampedusa.  Ma più passano i giorni e più anche le storie di questi ostaggi decapitati prendono forma. E si scopre che una delle vittime non era cristiano, bensì un musulmano.

Un musulmano tra i cristiani. Si chiamava Jemaal Rahman, anche lui era un giovane scappato dall’Etiopia verso i barconi libici, ma era musulmano. È quanto racconta missionline.org, rivista del Pime, che cita un quotidiano on-line dell’Africa Orientale, Somaliland Press. Le ipotesi per cui Jemaal sarebbe stato ucciso assieme ai cristiani sarebbero due: la prima, sostenuta da un miliziano di Al Shabaab interpellato, dice che l’uomo si sarebbe convertito al cristianesimo nel corso del viaggio. La seconda, forse più credibile e sempre sostenuta da voci jihadiste, parla di un uomo che si offre come ostaggio agli jihadisti, quasi per solidarizzare con l’amico cristiano con cui stava compiendo il viaggio. Un gesto «folle», scrivono in Africa, quasi un sacrificio fatto sperando che la presenza di un musulmano avrebbe portato gli jihadisti ad un ripensamento, salvando così qualche vita.

Lutto nazionale in Etiopia. Invece è stato decapitato pure lui, andando ad allungare la terribile lista di vittime etiopi che in questo mese sono morte in varie parti del mondo, cercando di fuggire dalla propria terra. Dopo la tragedia nel Mediterraneo (tantissime delle vittime si stima venissero proprio da qui) il governo di Addis Abeba ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale: c’è chi piange la partenza di un caro che non sa più dov’è, chi protesta per la mancanza di democrazia e le carenze lavorative, che spingono migliaia di giovani a partire.

Considerato «un apostata». Tra questi c’era anche Jamaal, di cui rimane solo un fotogramma: mani dietro la schiena, testa alta, tuta nera e sguardo minaccioso di uno jihadista alle spalle. Sapeva cosa gli sarebbe successo, eppure non si è tirato indietro, a costo di essere etichettato come «apostata» ed essere ucciso. «Hanno commesso un grosso errore questa volta gli strateghi della comunicazione jihadista», scrive Giorgio Bernardelli su missionline.org. «Sono stati loro stessi a diffondere l’immagine di un volto diverso dell’islam il volto di un musulmano che, alla violenza e all’intolleranza, ha contrapposto un’amicizia capace di arrivare a condividere persino il martirio di un gruppo di cristiani. Avremo occhi, almeno questa volta, per vederlo? O scorrerà via, affogato dalle nostre parole?».

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