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La nuova direttiva: non tenete il cellulare sul sedile accanto!

La nuova direttiva: non tenete il cellulare sul sedile accanto!
Cronaca 28 Agosto 2018 ore 05:30

La Procura ha deciso di fare sul serio: Bergamo (si intenda, città e provincia), con un decalogo firmato lo scorso 3 agosto dal procuratore capo Walter Mapelli, è tra le prime città a seguire il modello friulano, dove una direttiva simile è stata diffusa dalla procura di Pordenone già dallo scorso giugno, che prevede la possibilità che gli agenti accedano al cellulare e agli altri device presenti all'interno di una vettura coinvolta in un incidente grave. Come si specifica nella direttiva, gli agenti potranno quindi chiedere al conducente di esibire il cellulare per poter controllare le attività del dispositivo al momento dell'incidente. Un'operazione che andrà ad aggiungersi alle altre azioni previste direttamente sul luogo dell'incidente, vale a dire l'etilometro e il drug test.

Meglio in borsa. La direttiva si apre con alcuni consigli rivolti agli operatori di polizia che si troveranno sul luogo dell'incidente: la consapevolezza delle difficoltà di stabilire con certezza il ruolo esercitato dagli smartphone nelle dinamiche di un sinistro trapela da ogni parola. Ecco il perché di alcuni suggerimenti: qualora il cellulare fosse rinvenuto su uno dei tappetini dell'automobile, ad esempio, meglio si presterebbe ad essere considerato tra le cause dell'incidente rispetto a cellulari rinvenuti in borse o zaini, o comunque fuori dalla portata del conducente. Gli agenti dovranno poi prendere in considerazione eventuali lesioni alle mani del conducente compatibili con l'utilizzo di un dispositivo al momento dell'impatto. Ma soprattutto, e in questo sta l'importanza di una misura che consente agli agenti di prendere visione del telefono anche in fase di indagine nei giorni successivi all'incidente, andranno tenute in altissima considerazione le attività registrate dal dispositivo al momento del sinistro.

 

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Le ultime attività del device. Più precisamente: dopo aver contattato la centrale Nue 112 e aver chiesto informazioni riguardo all'orario in cui si è verificata la prima richiesta di soccorso legata all'incidente in questione, gli agenti potranno poi compararlo con attività di messaggistica, di telefonia e di navigazione che il dispositivo avrà registrato in quei minuti. La direttiva cita poi un articolo della Cassazione in cui si stabilisce che i messaggi di Whatsapp o gli sms conservati nella memoria di un telefonino «hanno natura giuridica di documenti, sicché la loro acquisizione non consiste in attività di intercettazione».

Anche i passeggeri. I controlli poi, e anche questo è un punto da tenere in alta considerazione, potrebbero riguardare anche i passeggeri del veicolo. Mapelli, nella direttiva, spiega che questo punto è fondamentale perché «con l'uso sempre più intenso dei social network, spesso anche i passeggeri hanno un ruolo fondamentale nell'induzione alla distrazione dei conducenti mediante lo scatto di selfie, videochiamate ad amici o per far visionare foto e video».

Prima di procedere all'esame del dispositivo, gli agenti dovranno chiedere il consenso al proprietario di poter...»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 30 agosto. In versione digitale, qui.