per gli amanti del divano

La pennichella fa bene al cuore Riduce il rischio di ictus e infarto

La pennichella fa bene al cuore Riduce il rischio di ictus e infarto
29 Ottobre 2019 ore 09:09

La pennichella pomeridiana, meravigliosa subito dopo pranzo, sembra «addormentare» anche il rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari, in particolare infarto, ictus e scompenso. Anche senza eccedere: infatti, una o due volte a settimana di «sano» divanismo, giusto il tempo di rompere la stanchezza del lavoro mattutino, sembrerebbero sufficienti per raggiungere vantaggi e benefici per il cuore. Oltre questa soglia non si registrerebbero, infatti, benefici superiori. Lo evidenzia un ampio studio dell’Ospedale Universitario di Losanna, in Svizzera, pubblicato sulla rivista Heart.

 

 

Non è una «prescrizione». Ovvero la sua «assunzione» non è d’obbligo come un farmaco, senza il quale la buona salute potrebbe andare a carte quarantotto. Tuttavia la pennichella potrebbe essere caldamente raccomandata quale aiuto preventivo contro il rischio di eventi cardiovascolari fra i più frequenti: ictus, infarto in primo luogo e diverse altre malattie cardiache. Queste subirebbero una sensibile probabilità di riduzione nel caso di riposini pomeridiani, subito dopo pranzo, anche brevi, ma ripetutiti una o un paio di volte a settimana. Non si tratta di una ipotesi, ma di una dimostrazione scientifica attestata da uno studio di ricercatori svizzeri, di Losanna.

 

 

Lo studio. È vasto; ha infatti considerato oltre 3.400 cittadini cantonali, tra i 35 e i 75 anni, interrogati sulle loro abitudini, potenzialmente sane per la salute, compresa la frequenza con cui si concedevano una pennichella pomeridiana o comunque brevi sieste diurne. Con l’intento di capire se queste avessero la proprietà di fare prevenzione contro i rischi cardiovascolari, oppure no. Così i partecipanti sono stati invitati tra il 2009 e il 2012 a sottoposti a una prima visita, occasione per raccogliere oltre l’anamnesi anche informazioni riguardo la qualità del sonno e l’abitudine a schiacciare una pennichella pomeridiana. In particolare, i ricercatori hanno indagato se questa abitudine era stata seguita anche nei giorni della settimana precedente l’intervista.

 

 

Le quantità di riposini. Circa la metà dei partecipanti era rimasto vigile e sveglio per tutto il giorno tutti i giorni, ovvero senza fare pisolini nel periodo richiesto, all’opposto della restante metà. Di questa, una persona su cinque si era riposata all’incirca una o due volte a settimana dopo il pranzo; una su dieci era caduta in letargo durante il giorno da una a cinque volte nell’arco della settimana e infine l’11 per cento era andato oltre con sei-sette sieste, ogni giorno insomma. I maggiori «pennichellisti», stacanovisti del riposino, erano maschi, anziani, fumatori, sovrappeso con un sonno notturno più prolungato rispetto a chi non si appisola durante il giorno. Infine, come sempre accade, anche in questo studio si sono registrati eventi negativi: 155 persone colpite da un problema cardiovascolare.

 

 

Cosa è emerso. La probabilità di una riduzione di eventi cardiovascolari, anche fino al 48 per cento, derivante dalla pennichella pomeridiana esclusi fattori di rischio già noti quali ipertensione, sovrappeso, diabete. Beneficio condizionato però dal numero di riposini «occasionali» durante la settimana, pari cioè a non più di due volte ogni 7 giorni. Tanto che questo esito positivo non si era osservato in partecipanti che non riposavano mai durante o il giorno e neppure in coloro che oltrepassavano questa bi-quota di buon riposo, con più pennichelle settimanali. Anzi, in quest’ultimo caso sembrerebbe svilupparsi addirittura l’effetto contrario, ovvero la possibilità di un aumento di eventi cardiovascolari, probabilmente associati ad altri fattori che stimolano la maggiore sonnolenza.

 

 

Le raccomandazioni. Consigliano di non affidarsi ciecamente a questa prima positiva associazione riposino pomeridiano-benefici cardiovascolari, ma di approfondirla con ulteriori indagini e ricerche. Infatti, occorre ancora chiarire da un lato i meccanismi che mettono in relazione il sonnellino diurno al rischio di malattia cardiovascolare e dall’altro capire se i benefici possano derivare anche dalla durata e dalla frequenza della pennichella.

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