La Russia celebra la Giornata della Vittoria

La grande parata di Mosca e lo sgarbo dei leader occidentali

La grande parata di Mosca e lo sgarbo dei leader occidentali
09 Maggio 2015 ore 16:08

Il 9 maggio 1945 il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firmò a Berlino la resa all’Armata Rossa in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale. Per la verità a Berlino era ancora l’8 maggio, ma per effetto del fuso orario a Mosca erano già le prime ore del 9. Da allora il 9 maggio segna la vittoria dei Paesi dell’Europa Orientale sui nazisti. Nel 1965 Stalin lo proclamò giorno di festa nazionale. La prima parata della Vittoria si tenne il 24 giugno del 1945, un mese e mezzo dopo la firma dell’atto di resa militare della Germania. Il 9 maggio rimase giorno festivo nell’allora Urss solo fino al 1949. Dal 1949 al 1965 fu un giorno lavorativo regolare. La festa venne ripristinata per volere di Brezhnev.

La parata più grande della storia russa. Oggi Mosca ha fatto le cose in grande stile. Sulla Piazza Rossa è stato issato un gigantesco striscione di 3300 metri quadrati con il logo della parata: il nastro di san Giorgio e la colomba della pace. Alle 10 in punto ora di Mosca, i rintocchi dell’orologio della Piazza Rossa hanno dato l’avvio. Il presidente Vladimir Putin, nel suo breve discorso, l’ha definita la parata la più imponente di sempre e ha chiesto un minuto di silenzio per le vittime della Seconda Guerra mondiale. Non era mai accaduto prima in una manifestazione di questo tenore.
 

 

Orgoglio e muscoli. Mai come quest’anno la parata è stata al centro dell’attenzione. Migliaia di soldati – circa 15mila tra ufficiali, sergenti e soldati delle divisioni militari dell’esercito russo, comprese le pattuglie d’onore delle Forze Armate russe di terra, della Marina, delle Truppe Aviotrasportate, della Cavalleria e i cadetti delle scuole militari – hanno sfilato in perfetta sincronia, alcuni erano vestiti con le uniformi della Seconda Guerra Mondiale. Più di cento aerei hanno sorvolato la parata. Tra loro anche 1300 stranieri che appartengono alle guardie d’onore cinesi, ai granatieri indiani, e alle ex repubbliche sovietiche.

Per la Russia è stata l’occasione per far sfoggio dei più moderni mezzi militari. E su tutti spiccava il nuovo carro armato T-14 Armata, dotato di una torretta senza pilota e di un cannone a canna liscia calibro 125 che può sparare su missili guidati così come bombardare. Il carro armato, che da molti viene considerato il migliore del mondo, il cui costo si aggira sui 400 milioni di rubli (7 milioni di euro), ha un equipaggio di due uomini, una migliore protezione di quella dei tank russi attuali, e tecnologie informatiche, velocità e manovrabilità superiori a quelle del T-90, attuale punta di diamante dell’esercito russo. Si stima che le forze russe ne avranno 2.300 unità entro il 2020.  Seguono il semovente d’artiglieria 2S35 Koalitsiya-Sv, capace di colpire un bersaglio terrestre a 70 chilometri di distanza, il blindato per il trasporto delle truppe Btr Boomerang, il veicolo corazzato Kurganets-25, il blindato Btr-Md Rakushka, progettato per le forze aviotrasportate e capace di accogliere fino a 13 militari, e l’Ural Typhoon U, un mezzo corazzato capace di resistere alle mine. A fare bella mostra di sé anche i nuovi missili balistici intercontinentali Rs-24 Yars Mirv e i complessi missilistici anticarro Kornet-D, oltre alla versione aggiornata del leggendario kalashnikov, l’AK-74M. A chiudere, 6 cacciabombardieri Su-25 SM, i cui fumi tricolori simboleggiavano i colori della bandiera della Federazione Russa.

Sempre oggi ci sono state altre parate in altre città della Russia, anche in quelle in Ucraina – ma controllate dai filorussi – di Donetsk e Luhansk.

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Imbarazzo dell’Europa. Complice la crisi ucraina, la parata ha suscitato non poco imbarazzo nelle cancellerie diplomatiche europee, tanto che la maggior parte dei leader occidentali ha declinato l’invito del Cremlino. Critiche alle scelte dei Grandi d’Europa di boicottare la parata sono arrivate anche dall’ex presidente dell’Urss Mikhail Gorbaciov, che ha condannato le assenze dei leader occidentali come un “segno di disprezzo” verso chi ha combattuto subendo forti perdite e dicendo che la scelta della cancelliera tedesca Angela Merkel di recarsi nella capitale russa senza però assistere alla parata sia stata frutto delle pressioni Usa.

La Russia aveva invitato 68 leader di ogni parte del mondo, ma ad accogliere l’invito sono stati meno della metà. 10 anni fa erano presenti ben 53 leader occidentali, tra cui l’allora presidente Usa George W.Bush. Quest’anno, Ban Ki-Moon, il segretario generale dell’Onu, era seduto in tribuna. Ha partecipato anche il presidente cinese Xi Jinping, amico di Putin e grande alleato strategico. Presenti anche i presidenti di India, Sudafrica e Cuba: Raul Castro è stato il primo ad arrivare a Mosca. L’Italia, così come la Francia, ha scelto di mandare il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a rendere omaggio alla tomba del milite ignoto nei Giardini Aleksandrovskij, e al successivo ricevimento al Cremlino con i capi delle delegazioni e il corpo diplomatico, evitando di partecipare alla sfilata militare. L’unico leader europeo che ha assistito alla parata è il greco Alexis Tsipras, con il quale Putin ha stretto una nuova alleanza in nome della lotta alle sanzioni. Il turco Recep Tayyp Erdogan, in aperta polemica con Putin per le celebrazioni dell’anniversario del Genocidio degli Armeni, ha interdetto la presenza a tutto il suo corpo diplomatico. Assenti anche il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko (che tradizionalmente festeggia a Minsk) e quello dell’Uzbekistan Islam Karimov. Mancava anche, per motivi ancora da chiarire, il leader nordcoreano Kim Jong Un.

E gli Usa? Mentre la grande parata era ancora in piena fase organizzativa, ad aprile era stato annunciato che l’invito del Cremlino ad assistere alla parata era stato rifiutato da Barack Obama. Gli Stati Uniti hanno poi mandato il loro ambasciatore in Russia John Tefft. Nel suo discorso, Putin ha ringraziato Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti «per il loro contributo alla vittoria», ma ha aggiunto: «Negli ultimi decenni i principi basilari della cooperazione internazionale sono stati ignorati sempre più frequentemente. Sta invece guadagnando terreno una mentalità da blocco militare».

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