I Blue Beavers

La realtà dell’hockey a Bergamo e quella porta in faccia che…

La realtà dell’hockey a Bergamo e quella porta in faccia che…
22 Aprile 2015 ore 06:40

Gli sport del ghiaccio avranno presto una nuova casa, ma l’hockey rischia di restare chiuso fuori. Nel moderno palazzetto che l’Italcementi costruirà nell’area dell’ex Gres non sembra infatti esserci posto per questa disciplina. Secondo indiscrezioni, le dimensioni previste non sarebbero quelle richieste dal regolamento. In più, non risulta che da Bergamo qualcuno abbia chiamato la federazione per chiedere lumi in merito. L’hockey insomma sembra un parente povero, un figlio di nessuno il cui destino interessa solo ai quaranta giocatori “superstiti” che si ostinano a inseguire il disco nonostante le vicissitudini patite negli ultimi anni.

Prima del 2010, il movimento orobico poteva vantare due società: Bergamo e Zanica, con onorevoli partecipazioni ai campionati di Serie C. Poi l’impianto di Zanica ha chiuso i battenti e i Blue Breavers si sono trovati sulla strada. Emigrati a Bergamo, si sono scontrati con le difficoltà del decrepito palazzetto della Malpensata: l’anno scorso la gestione ha ridotto gli slot a disposizione delle squadre, tanto che il sodalizio di Bergamo ha dovuto ordinare suo malgrado il “rompete le righe”, con conseguente diaspora dei promettenti giovani del vivaio, sparpagliati tra le altre società lombarde. I Blue Breavers hanno rimediato un “buco” al sabato mattina, dopo essersi sobbarcati anche improbabili spostamenti a Piazzatorre per gli allenamenti.

 

Blue Beavers Hockey foto di gruppo

[Foto di gruppo dei Blue Beavers, stagione 2012-2013]

 

Un peccato, visto che i Breavers hanno vinto tre titoli del campionato Ghl (2010/2011, 2012/2013, 2014/2015), il torneo amatoriale dove si sono parcheggiati in attesa di tempi migliori. Il potenziale del movimento c’è, ma nessuno sembra curarsene. Lunedì 13 aprile l’ultimo schiaffo: cancello chiuso in faccia alla Malpensata. Di qui l’idea di trasferirsi in massa al Consiglio comunale per denunciare la situazione e chiedere il diritto di continuare ad esistere. Persino Michela Angeloni, nazionale azzurra, è costretta a un continuo peregrinare tra lontane “franchigie”: a Bergamo non c’è posto per gli uomini, figuriamoci per una squadra in gonnella.

«Eppure l’hockey è uno sport completo, che impegna tutta la muscolatura – sottolinea Andrea Monti, 32 anni dei quali gli ultimi 23 trascorsi a pattinare con mazza e armatura –. In campo il confronto è duro, ma leale. E tutto finisce sul ghiaccio, comprese le spettacolari risse che ogni tanto si scatenano». Ma come viene in mente a un bambino di giocare a hockey e non a calcio, come fanno invece la maggior parte dei piccoli bergamaschi? «Da bambino papà mi portò a vedere una partita a Cortina: mi innamorai all’istante di questo sport. Da allora non ho mai smesso».

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Monti è uno degli attaccanti (per la cronaca, si gioca in sei) dei Breavers, che sono una autentica multinazionale: «Abbiamo due slovacchi, due russi e un lettone. Vivono e lavorano in provincia, o anche in città vicine: ci hanno portato passione ed esperienza. Di recente abbiamo anche sfidato in amichevole una squadra canadese in tournée in Europa». Gli spunti, insomma, non mancano. C’è del buono in questo hockey e i protagonisti vorrebbero mostrarlo a tutti i bergamaschi. La prima da convincere sarà l’assessore allo Sport, Loredana Poli: settimana prossima ci sarà un incontro per chiarire la questione del nuovo palaghiaccio. L’hockey bussa alla porta, sperando che qualcuno gli apra.

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