Cronaca
Un anno fa la rivoluzione degli ombrelli

La "marcia dei seni" a Hong Kong

La "marcia dei seni" a Hong Kong
Cronaca 04 Agosto 2015 ore 11:50

Dopo gli ombrelli i reggiseni. A Hong Kong va in scena la protesta, al grido: “Il seno non è un’arma”. Il via alle manifestazioni in reggiseno è stato dato dopo che una ragazza trentenne è stata arrestata per aver “preso di petto” un agente di polizia. Tre mesi e mezzo di carcere per aver colpito con il proprio seno un poliziotto. I manifestanti, centinaia di uomini e donne di ogni età che hanno sfilato in reggiseno, ritengono che l’accusa di aggressione “a mezzo seno” sia una pericolosa bizzarria che rischia di creare un precedente.

Un problema più grande. Dietro alla colorita protesta, però, c’è qualcosa di ben più serio, che mette a rischio la libertà di espressione. Il caso di Ng Lai-ying, questo il nome della ragazza accusata, è solo la punta dell’iceberg di una situazione che si trascina dai tempi della rivoluzione degli ombrelli, nata per chiedere il suffragio universale e una maggiore autonomia dalla Cina. Dopo che i sit-in vennero fatti sgomberare dalla polizia, le manifestazioni sono continuate con regolarità quasi quotidiana. Allo stesso tempo, le relazioni fra i gruppi pro-democrazia e la polizia sono andate deteriorandosi, portando ad una delle fratture sociali più gravi degli ultimi anni.

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La storia di Ng Lay-ying. Ng Lay-ying lo scorso mese di marzo, aveva sfilato in una di queste manifestazioni, per contestare alcune decisioni riguardanti il commercio transfrontaliero tra la Cina e Hong Kong. I contrabbandieri cinesi infatti sconfinano sotto l’apparente indifferenza della polizia. La ragazza era in prima fila e aveva denunciato un’aggressione sessuale da parte di un poliziotto. A sua volta il poliziotto si è difeso dicendo che la ragazza lo aveva colpito con il seno. Sembra surreale, ma si è svolto un processo, al termine del quale i giudici hanno dato ragione alla polizia e la ragazza, pochi giorni fa, è stata arrestata. Nessuno ha tenuto conto delle foto che l’hanno ritratta con il volto insanguinato. Secondo i magistrati, la giovane «ha usato la sua identità femminile per inventarsi l'accusa che l'ufficiale l’aveva molestata». Soprattutto non ne ha tenuto conto il giudice, che adesso sostiene di essere diventato vittima di minacce e intimidazioni. Nonostante la condanna, la ragazza continua a professare la sua innocenza, e ha fatto ricorso in appello.

La versione cinese. Fonti di stampa cinese hanno dato una versione diversa dell’incidente. Durante la protesta di piazza, un poliziotto avrebbe strattonato la ragazza dalla tracolla della borsa e lei, cercando di difendersi, avrebbe urtato con il seno il braccio di lui. A questo punto si sarebbe messa a urlare alla molestia sessuale. La condanna sarebbe quindi dovuta alla menzogna oltre che al tentativo di aggressione che la ragazza ha compiuto con il suo seno.

Solidarietà e indignazione. Indignati per il trattamento riservato alla giovane, molti cittadini di Hong Kong sono scesi in piazza, armati di reggiseni colorati indossati a vista. La loro protesta l’hanno chiamata Breast Walk, la marcia dei seni. A corredo della protesta di piazza, che ha formato un presidio di fronte al quartier generale della polizia, ne è nata anche un’altra, virale, sulla rete. Molte ragazze hanno deciso di postare online delle foto con scollature profonde e la scritta “non è un’arma” e parallelamente è iniziata una vera opera di merchandising di magliette che raffigurano reggiseni, e in alcuni casi anche seni, corredati dallo stesso slogan.

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