In cerca di futuro (e divertimento)

La quinta città italiana è all’estero (ne emigrano là duemila al mese)

La quinta città italiana è all’estero (ne emigrano là duemila al mese)
Cronaca 22 Febbraio 2016 ore 03:00

Prima Roma, seconda Milano, quinta Londra. Non è un errore. È proprio così: oggi la capitale inglese è per popolazione la quinta città italiana. Sono in 250mila i connazionali censiti ad oggi. E quel che più conta sono in crescita verticale. Se si contano poi le legioni di connazionali non intercettati dal registro degli italiani all’estero, la capitale britannica sale ancora nella classifica.

Al nostro consolato londinese parlano di duemila arrivi al mese. Insomma un vero esodo, quasi tutti giovani e nella gran parte dal nord. Ne sa qualcosa il console Massimiliano Mazzanti che, tra le altre cose, ogni giorno deve affrontare gli imprevisti che l’imprevedibile tribù dei sommersi riesce a inventare. Nell’immaginario dei giovani italiani, Londra è forse la prima città italiana, quanto meno è la prima dove andare a divertirsi, a studiare, a lavorare, a improvvisarsi camerieri per lo stipendio di un insegnante di qua.

 

LONDRA

 

Un fenomeno di tale entità da meritare un libro come quello che il corrispondente di Repubblica ha appena pubblicato, Londra, Italia. Vent’anni fa gli italiani erano 100mila. Nel frattempo se ne sono aggregati altri 150mila, in una città che per altro cresce in modo travolgente: più un milione di abitanti negli ultimi 8 anni. E gli italiani in questa crescita hanno dato un bel contributo. Così non ci si deve stupire se per il tour dei loro 25 anni di compagnia Aldo Giovanni e Giacomo tra le dieci date ne abbiamo inserita una proprio nella capitale inglese, pur avendo loro tre un’idiosincrasia con quella lingua. E la stessa cosa ha fatto Fiorello che ha portato un suo spettacolo al Troxy, con grande successo e senza una parola in inglese…

A Londra ci si va in cerca di un qualcosa che garantisca futuro e anche divertimento. Ma avverte Marco Niada, corrispondente del Sole 24 ore: «Questa è una città per atleti e specialmente per “maratoneti a ostacoli”, una categoria che mi viene d’inventare perché oltre alla costanza nel duro lavoro è dotata della capacità di superare ostacoli e reinventarsi in continuazione, facendo surf tra le onde di una megalopoli in continua trasformazione».

 

https://youtu.be/DeBx4O_tg1w

 

Gli italiani a Londra hanno coperto tutte le caselle del mercato del lavoro, a cominciare da quella più diffusa – quasi un rito di iniziazione per centinaia di giovani – di farsi arruolare come cameriere in un bar o ristorante. Ma è recente la notizia dell’emigrazione di decine e decine di infermiere che stanche di aspettare lo sblocco delle assunzioni in Italia, hanno deciso di andare Oltre Manica dove la richiesta è altissima, e gli stipendi sono dignitosi (anche se vanno rapportati al costo della vita di Londra). E a Londra ci sono anche ben 3mila medici italiani. Non mancano poi i connazionali che hanno realizzato una vera scalata sociale. Un esempio su tutti: gli editori Alessandro Gallenzi ed Elisabetta Minervini, che con la loro piccola casa editrice londinese hanno pubblicato il best seller internazionale Travelling to infinity (da noi Verso l’infinito) di Jane Hawking, ex moglie dell’astrofisico Stephen Hawking. Diventato poi un film (titolo: La teoria del tutto), che ha vinto il premio Oscar.

 

 

Certo, il premier Renzi e il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini una domanda dovranno pur farsela: che senso ha pagare la formazione di ragazzi e poi lasciarli andare via a fare la ricchezza di un altro paese? Controsensi di questa Italia che funziona tutto alla rovescia…

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