grido di aiuto

La rabbia di Mario Carrara, barista di Curno: «Dateci tre mesi di fatturato»

Il proprietario del Vice aveva chiuso, come altri, già prima del decreto. Tanta pazienza, ma ora la situazione è troppo grave: «Aprire alle condizioni paventate è impossibile. Soldi subito sul conto e linee guida precise»

La rabbia di Mario Carrara, barista di Curno: «Dateci tre mesi di fatturato»
Mozzo e Curno, 25 Aprile 2020 ore 16:21

di Monica Sorti

Mario Carrara, proprietario del bar Il Vice di Curno, è stato uno dei commercianti che, coscienziosamente e responsabilmente, si sono auto imposti la chiusura dell’attività ancor prima che la chiusura diventasse obbligatorio per legge. Dall’inizio della quarantena ha sempre lanciato  messaggi di speranza sui social, spronando a non mollare. L’ultimo video, però, non era proprio di fiduciosa aspettativa. Era il  discorso concreto e appassionato di chi, dopo aver fatto i conti con la pazienza e il buonsenso, si trova di fronte a un immobilismo istituzionale che comincia a stargli stretto. Un video che ha avuto tantissime visualizzazioni, con commenti  e messaggi che sono arrivati a Mario da ogni parte d’Italia. È stato intervistato dall’inviata de La vita in diretta ed è andato in onda lunedì 20 aprile su Rai Uno.

Cosa è cambiato ultimamente? «Siamo in attesa di lavorare ma il problema è che non si vedono né direttive né prospettive e questa cosa ci preoccupa. Se è vero che le previsioni sono quelle paventate, è impossibile cominciare. Parlano di due addetti e un cliente per 40 metri quadri di locale. Ma in questo modo non riusciamo a far fronte a certi costi. Per assurdo è meglio stare chiusi, ci costa di meno». A oggi Mario ha dieci dipendenti, tra i fissi e quelli a chiamata. «Ora hanno la cassa integrazione. Restano comunque l’affitto, che stiamo ritrattando, e le utenze . È ovvio che non lavorando non entrano più i soldi, ma mettere in piedi una cosa che costa più di quello che incassi non va bene. Non possiamo pensare di lavorare a singhiozzo».

Il Vice è un locale dotato di un grande spazio esterno e di un piano superiore con una metratura importante. «Rispetto a un bar più piccolo, noi potremmo anche organizzarci in modo diverso. Ma dovrebbero darci delle indicazioni migliori su come affrontare la riapertura. Ora anche la gente è più responsabile, abbiamo tutti le mascherine e dobbiamo pensare di convivere con questo virus».

Per quanto riguarda il suo settore, Mario spiega che i dati sono raccapriccianti, con bar che non riapriranno o riapriranno e poi falliranno, con fatturato a picco. «Per non parlare del fatto che qua di soldi non se ne vedono. Anziché snellire le procedure per ottenerli, vengono complicate. I miei colleghi la pensano tutti come me, dopo il video mi ha chiamato mezzo mondo, ci siamo confrontati». L’immobilità delle istituzioni è la cosa che più li sta facendo preoccupare. «Non sappiamo come ripartire, servono i soldi ma non ce li danno. Possono darci il 25 per cento del fatturato, presentando i bilanci. È una cifra equa, perché se si pensa ai tre mesi di chiusura, è proprio quello l’ammanco che abbiamo avuto. Una parte dovrebbero essere a fondo perduto e una parte a tasso agevolato. Perché dobbiamo ripartire. Ma i soldi non ci sono. Arrivati a questo punto siamo davvero arrabbiati, perché la situazione è molto grave e c’è di mezzo il lavoro di tante persone».

L’articolo completo e altre notizie su Curno a pagina 31 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 30 aprile, oppure sull’edizione digitale QUI.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia