Dopo la nomina del Mullah Mansour

La resa dei conti tra i talebani

La resa dei conti tra i talebani
06 Agosto 2015 ore 10:45

La questione della successione alla guida dei talebani diventa ogni giorno più spinosa ed è giallo sulla sorte di Yakoub, il figlio del defunto Mullah Omar. Secondo alcune fonti, non confermate, Yakoub – che non si sa se abbia 22 o  26 anni – sarebbe morto lo scorso fine settimana, ucciso dal nuovo capo, il Mullah Mansour, durante una riunione di talebani. Altre voci dicono che sarebbe morto in una delle tante esplosioni che si sono verificate a Quetta, in Pakistan, teatro sanguinoso della faida interna tra sostenitori e avversari del nuovo Mullah. Una terza versione sostiene che il giovane Yakoub sarebbe stato semplicemente arrestato su ordine del nuovo Mullah perché si è rifiutato di riconoscerne l’autorità come capo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan.

 

TALEBANI (1)

 

Talebani, un universo complesso. L’universo talebano è un mondo chiuso in continua evoluzione. Sono ormai lontani i tempi in cui il Mullah Omar comandava incontrastato sulla Shura di Quetta, il gran consiglio dei leader. Oggi il gruppo è frammentato in varie ramificazioni che vogliono affermare il loro predominio ognuna sulle altre. Da vivo Omar guidava il gran consiglio, che costituiva il gruppo più politicamente conciliante, ma all’interno del movimento è andata crescendo negli anni l’influenza dei gruppi jihadisti. All’interno di questi, uno degli uomini più influenti è Abdul Qayam Zakir, nominato capo della Commissione militare nel 2009, acerrimo nemico di Mansour e che si è sempre opposto alla sua elezione a nuovo Mullah, appoggiando invece la nomina del giovane Yakoub.

Le cupole talebane. Accanto a quella di Quetta è cresciuta nel frattempo l’influenza della Shura di Peshawar, più vicina ai servizi segreti pachistani, meno incline al compromesso e responsabile delle risorse finanziarie. Di questa cupola fa parte anche il cosiddetto Haqqani Network, fondato da Jalaluddin, tra i protagonisti della resistenza sovietica negli anni Ottanta. All’epoca il gruppo era stato ampiamente foraggiato dalla Cia, mentre oggi è autonomo sul piano finanziario e operativo, non su quello politico. Uno dei due vice di Mansour è Siraj Haqqani, uno dei cinque figli di Jalaluddin. Per questo motivo c’è chi vede nella nuova guerra talebana lo zampino dell’Intelligence di Islamabad, che farebbe di tutto per destabilizzare il movimento.

Va ricordato che Mansour vanta nel suo curriculum una lunga esperienza di combattente antisovietico, cosa che nel corso degli anni gli valse l’ascesa a collaboratore più stretto del Mullah Omar. E pare proprio che una delle tante esplosioni avvenute a Quetta avesse come obiettivo lo stesso Mansour, che sarebbe miracolosamente sfuggito all’attentato, avvenuto mentre si recava a Chatman, al confine con la provincia di Kandahar, per stringere accordi con il mullah Razzaq, che s’era apertamente opposto alla nomina di Mansour, e altre importanti figure religiose.

 

Mullah-Akhtar-Mansoor-PHOTO

 

Sullo sfondo la guerra in Afghanistan. La lotta interna talebana, fatta di guerra tra bande, ha riacceso i riflettori sulla questione afghana e sul processo di pacificazione del Paese. Le truppe straniere, tra cui ci sono circa mille italiani, continuano a essere presenti (la missione si chiama Resolute Support, e prevede l’assistenza e l’addestramento delle truppe afghane). Inizialmente si era detto che i 13mila uomini di 42 Paesi si sarebbero tutti ritirati a dicembre 2016, ma il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha già fatto sapere che la Nato manterrà una presenza oltre quella data.

Negoziati tra mille incognite. Proprio nell’ottica di pacificazione del Paese, a luglio, era arrivato il via libera ai negoziati mediante un comunicato attribuito al Mullah Omar, che nei giorni scorsi si è scoperto essere morto da due anni di morte naturale. In realtà l’autore del comunicato era Mansour, che tenne nascosta la morte di Omar per mantenere unito il fronte ed evitare le lotte interne che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Per condurre i negoziati in Pakistan il movimento aveva designato il suo ufficio politico di Doha, in Qatar, ma nei giorni scorsi il capo dellufficio, Syed Mohammad Tayyab Agha si è dimesso dall’incarico. Il motivo: divergenze sul criterio di scelta del successore del Mullah Omar. Tayyab Agha era un sostenitore di Yakoub.

 

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia