L'appello di un padre

La scuola non abbandoni Carlo: la petizione bergamasca per bambini senza sostegno

Un piccolo affetto dalla sindrome di Down torna a lezione senza apposito insegnante: l'sos del padre al presidente Conte e alla ministra Azzolina. In poche ore centinaia di adesioni: «Si viola la Costituzione, una vergogna che deve finire»

La scuola non abbandoni Carlo: la petizione bergamasca per bambini senza sostegno
Val Brembana e Imagna, 14 Settembre 2020 ore 16:06

di Giambattista Gherardi

«Chi viene a Moio diventa di Moio»: è lo slogan che Moio de’ Calvi, piccolo paese di duecento abitanti dell’Alta Val Brembana, ha fatto proprio una decina di anni fa, per sottolineare la serena socialità che unisce in paese, soprattutto in estate, residenti e villeggianti. Fra questi, impossibile non conoscerlo, c’è anche Carlo, un bambino con l’argento vivo e un entusiasmo contagioso. Carlo vive a Besana Brianza, ma con i genitori e i nonni trascorre da sempre le vacanze a Moio, paese d’origine della nonna paterna. È un presenza preziosa, che dispensa a tutti il dono della gioia semplice e spontanea.

Suo malgrado, il 14 settembre si ritrova a essere il simbolo di un’emergenza che, in occasione del ritorno a scuola, penalizza i più fragili. Papà Sergio, alla vigilia del nuovo anno scolastico, ha infatti aperto una petizione sulla piattaforma Change.org, destinata al premier Giuseppe Conte e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. In poche ore ha raccolto più di mille adesioni. «Domani mattina nella nostra scuola elementare – ha scritto Sergio Torriani domenica 13 settembre – si violerà la Costituzione italiana. Carlo, con la sindrome di Down e il diabete, avrà il suo secondo “primo giorno di scuola”, visto che entrerà in classe in seconda elementare dopo 9 mesi a casa, per via del Covid-19. Avrebbe bisogno di certezze e di serenità per ripartire. Ma ancora quest’anno inizierà la scuola senza un insegnante di sostegno. E quando arriverà, salvo coincidenze particolari, sarà un nuovo insegnante di sostegno». Un incipit chiaro e inequivocabile, che successivamente si articola in una serie di considerazioni.

«Questo comporta che:

  1. L’insegnante che deve aiutare Carlo a inserirsi nella classe non potrà fare il suo lavoro il primo giorno di scuola, quando Carlo entra in classe.
  2. Che chi arriva dovrà essere informato sulla complicata gestione della glicemia di un bambino diabetico, e gli unici che possono fare questo sono i genitori, se non si dà continuità.
  3. L’insegnante che arriverà dovrà entrare in una classe che lavora, e in cui tutta la programmazione è già stata fatta, soprattutto in queste condizioni complicate associate al Covid.
  4. Domani verrà violata la Costituzione, che non consentirà a mio figlio pari accesso alla istruzione, perché quanto scritto prima fa in modo che lui potrà avere una figura operativa non prima di Natale. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (articolo 3 della Costituzione).
  5. Questo significa sprecare 3 mesi preziosissimi per la costruzione di un percorso di autonomia per Carlo, che in prospettiva potrebbe essere autonomo, ma se lo abbandoniamo a se stesso rischia di perdere questa opportunità».

Una situazione evidentemente difficile, che fa perdere tempo prezioso e decisivo a Carlo e ai (tanti) come lui che hanno semplicemente bisogno di una mano, perché l’affetto se lo sanno guadagnare con quell’esuberanza cui non si può restare indifferenti. «Come Carlo – aggiunge papà Sergio – ci sono bambini, ragazzi, giovani in ogni ordine di scuola a cui viene negato il diritto a un pieno sviluppo, a una autonomia. Domani bambini con sordità bilaterale affronteranno la classe (tutti con la mascherina, che non consente la lettura labiale) senza sostegno, bimbi autistici si dovranno confrontare con novità incredibili, tutto da soli, senza che né loro né la loro classe abbiano un sostegno adeguato. Alcuni genitori negli anni scorsi per via della cronica mancanza delle nomine e per i ritardi di assegnazione hanno fatto cause contro lo Stato e le hanno vinte tutte: la Costituzione è chiara. Ma nonostante questo si continua a negare un semplice diritto fondamentale. Chiediamo al Governo di verificare immediatamente la situazione e chiedere scusa ai ragazzi, alle famiglie e ai compagni di classe per questo diritto negato; di cancellare quella norma assurda che proviene dalla riforma Gelmini per cui si assegnano cattedre di diritto solo per metà delle esigenze espresse, come se si possa decidere chi deve rimanere senza sostegno; di nominare un commissario per l’inclusione che in tre mesi deve identificare i processi per assegnare gli insegnanti di sostegno almeno da giugno, così che possano essere formati e possano programmare per tempo, di procedere con una selezione adeguata agli insegnanti di sostegno, e una loro valorizzazione. Cosi che questa vergogna finisca».

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