Città e condizioni di vita

La sparata di Salvini sui rom e i numeri veri (che ci sono già)

La sparata di Salvini sui rom e i numeri veri (che ci sono già)
Cronaca 20 Giugno 2018 ore 05:00

Preso dall’ansia di stare sulla breccia mediatica, Matteo Salvini ieri aveva auspicato che si arrivasse a un censimento delle presenze dei rom in Italia. È stato un autogol, perché l’idea di un censimento su base etnica ha evocato subito memorie cupe, anche se per dovere di cronaca va detto che la giunta Pisapia a Milano aveva proposto un’operazione del tutto analoga, seppur con obiettivi molto diversi: non un semplice censimento numerico «ma anche storico-qualitativo» e da aggiornare «ogni sei mesi», come avevano precisato gli assessori proponenti. Per altro anche il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD) aveva inviato, il 17 maggio scorso, una lettera di preoccupazione al Governo Italiano inerente la condizione di rom e sinti in Italia e l’assenza di dati ufficiali relativa a queste popolazioni. Comunque il leader della Lega è stato richiamato dai suoi partner di governo ad attenersi a quanto contenuto nel Contratto e ha fatto saggiamente marcia indietro.

I numeri ci sono già. Se censimento significa più semplicemente dotarsi di numeri per avere consapevolezza di un’emergenza sociale, questi numeri in gran parte ci sono già, anche grazie al lavoro di un’Associazione, l’Associazione 21 luglio, che da tempo cerca di monitorare la presenza della minoranza rom nel nostro paese. È dalle sue ricerche che sappiamo che in Italia ci sono 148 insediamenti formali (baraccopoli) abitati da circa 16.400 persone. Sono distribuite in 87 Comuni di 16 Regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali.

 

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Roma detiene il primato del maggior numero di insediamenti presenti, 17 in totale di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”: il 27 per cento dei Rom presenti in Italia gravita sulla capitale. «Qui – denuncia il rapporto dell’Associazione 21 luglio – nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il Progetto di Inclusione rom presentato dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei ‘campi’ presenti all’interno della città, nel 2017 non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione».

Le altre città maggiormente coinvolte dal fenomeno sono Torino, Napoli passando per Giugliano – città campana dove insiste uno dei più grandi insediamenti informali abitato da una comunità rom da anni spostata senza soluzione da un punto all’altro del territorio – e Foggia, dove a Borgo Mezzanone 800 rom bulgari hanno vissuto nel 2017 in condizione di drammatica precarietà abitativa e sfruttamento lavorativo. Più contenuta invece la presenza in Lombardia, dove sono state contate 18 baraccopoli tra formali e informali, per poco meno di 2mila persone.

 

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Complessivamente in Italia si pensa che i Rom siano circa 140mila, numeri molto inferiori rispetto alle presenze in Francia (350mila) e soprattutto in Spagna (700mila). Da noi rappresentano circa lo 0,3 per cento della popolazione, a Madrid invece sono l’1,7 per cento: maggiore ancora il rapporto che riguarda la Grecia, dove i 190mila rom sul territorio rappresentano quasi il 2 per cento della popolazione complessiva. In Tutto in Europa vivono tra i 12 e 15 milioni di rom, per la grande maggioranza in Paesi dell’Unione Europea (solo in Romania sono 2 milioni, il 9 per cento della popolazione).

La situazione. All’interno di questa minoranza ci sono tantissime diversità di situazione. Ad esempio è presente una quota di Rom provenienti dall’ex Jugoslavia e che quini oggi vanno considerati come apolidi, non avendo assunto nessun’altra cittadinanza: condizione che li rende non respingibili. Altra emergenza è quella che riguarda i minori. La popolazione rom è mediamente di età molto più bassa rispetto alla popolazione italiana, sia per l’alto tasso di natalità, sia per un’attesa di vita che è inferiore di 10 anni rispetto al resto del Paese. Per via delle condizioni abitative e sociali, il 55 per cento dei minori, secondo i dati dell’Associazione 21 luglio, presenta problematiche sia sul percorso educativo e scolastico sia sullo stato psicofisico.

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