Usa sotto shock

La strage razzista a Charleston Preso il killer, ha ventun'anni

La strage razzista a Charleston Preso il killer, ha ventun'anni
Cronaca 18 Giugno 2015 ore 16:21

Alle ore 21 americane di ieri, quindi le 3 del mattino italiane, un uomo dall’identità ancora sconosciuta ha compiuto una strage all’interno di una chiesa di una setta cristiana afroamericana di Charleston, nel South Carolina. Utilizzando un’arma da fuoco, l’assassino ha ucciso nove persone, e ne ha gravemente ferita un’altra. L’identikit fornito alla polizia locale da alcuni testimoni delinea un giovane ragazzo bianco, sui 20 anni, vestito con jeans e maglietta grigia. Le forze dell’ordine di Charleston si dicono certe del movente razziale che starebbe dietro a questa follia. Più tardi, poi, si è arrivati all'arresto di un ragazzo, Dylann Storm Roof, 21 anni: a segnalarlo alla polizia è stato lo zio, che lo ha riconosciuto dalle prime immagini diffuse in televisione.

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La ricostruzione dei fatti. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, fra i quali un bambino che pare essersi salvato fingendosi morto, intorno alle ore 21 di mercoledì sera a Charleston, South Carolina, un gruppo di aderenti alla Emanuel African Methodist Episcopal Church, a quanto pare la più vasta setta cristiana di afroamericani del sud degli Stati Uniti, si era riunito presso l’omonima chiesa, risalente addirittura all’Ottocento, per un incontro di studio della Bibbia. Non è ancora chiaro quante persone fossero presenti, e nemmeno se l’omicida sia stato presente fin dall’inizio o abbia fatto irruzione all’interno della chiesa successivamente. Fatto sta che a un certo punto il ragazzo bianco ha estratto un’arma da fuoco, e ha cominciato a sparare all’impazzata sui presenti, uccidendone nove (fra cui Clementa Pinckney, senatrice democratica dello Stato) e ferendone gravemente uno, per poi darsi immediatamente alla fuga. La polizia è arrivata dopo pochissimo tempo sul posto, ma dell’assassino nessuna traccia. L’identikit fornito dai testimoni ha portato all’arresto, nelle ore subito successivo, di un fotografo residente a Charleston, rivelatosi poi in breve innocente. Nel frattempo, la zona intorno alla chiesa è stata completamente evacuata, poiché era giunto alla polizia un allarme bomba, successivamente rientrato. Fin dalle prime ore del mattino sono stati dispiegati ogni tipo di mezzo per favorire la cattura dell’uomo, elicotteri compresi.

Le reazioni. Joe Riley, sindaco di Charleston, è stato il primo a commentare pubblicamente l’accaduto, definendolo «una tragedia incomprensibile». Estremamente significative sono state poi le dichiarazioni di Greg Mullen, capo della polizia cittadina, che si è detto sicuro che dietro a questa strage ci sia un movente razziale. «Posso assicurare che stiamo facendo tutto quanto in nostro potere per trovare la persona che ha aperto il fuoco», ha detto, aggiungendo che in base a quanto emerso finora si tratta di un killer estremamente pericoloso, che ha agito da solo. Anche i candidati alle future presidenziali americani Jeb Bush e Hillary Clinton hanno avuto modo di esprimere pubblicamente le loro condoglianze, con il primo che ha deciso di annullare i propri appuntamenti di campagna elettorale a Charleston che si sarebbero tenuti proprio nei prossimi giorni.

Il precedente di Walter Scott. A corroborare la tesi di Mullen circa il movente razziale, c’è senza dubbio la tragica vicenda di Walter Scott, il ragazzo di colore che ad aprile era stato ucciso a colpi di pistola dal poliziotto bianco Michael Slager. Il tutto era stato ripreso con un telefonino, e il video era stato addirittura postato su internet. Questo fatto aveva creato forti tensioni a Charleston fra comunità bianca e nera, e la citata senatrice Clementa Pinckney, una delle nove vittime, era stata fra le più agguerrite accusatrici di Slager. Si potrebbe dunque ipotizzare che il gesto di ieri sera sia stato una sorta di vendetta o affini da parte di uno squilibrato totalmente immerso nel clima di tensione razziale che Charleston vive da qualche mese a questa parte.