Un fiume di criminalità

La temutissima baby gang dell’Adda ha perso un altro pezzo (di 15 anni)

La temutissima baby gang dell’Adda ha perso un altro pezzo (di 15 anni)
18 Gennaio 2018 ore 05:00

La scorsa settimana era toccato al più grande finire in galera, mentre il piccolo era sfuggito al controllo e si era reso latitante. Ma le Forze dell’ordine sono riuscite ad acciuffarlo, tagliando, di fatto, la testa alla baby gang che da mesi terrorizzava l’Adda. Il più grande, 17 anni, di etnia Sinti, residente a Trezzo e volto noto alle Forze dell’ordine, era stato raggiunto mercoledì 27 dicembre da una misura cautelare emessa del Tribunale dei minori di Milano. Venerdì scorso, invece, è toccato al compare di 15 anni, anche lui di etnia Sinti, finire nel braccio della legge, dopo essersi inutilmente dato alla macchia per circa due settimane. Ai carabinieri di Trezzo e Vaprio, che hanno condotto le ricerche, è bastato estendere il raggio d’azione per individuare il baby criminale, rintracciato nella vicina Busnago. I due, insieme ad almeno altrettanti complici, si erano resi protagonisti di rapine, estorsioni e minacce a mano armata sul territorio per prendere denaro a coetanei e pure a qualche adulto.

 

 

Nel dettaglio, il 15 giugno a Trezzano Rosa avevano aggredito un sedicenne rubandogli una catenina d’oro. A Grezzago il 29 agosto avevano sottratto il portafogli con dentro 45 euro a un altro ragazzino dopo averlo aggredito e immobilizzato mentre, questi, ignaro di tutto, stava parlando al cellulare. A fine ottobre a Trezzo avevano mostrato a padre e figlio minorenne i coltelli per farsi consegnare cento euro e spaventandoli ulteriormente dichiarando di conoscere il loro indirizzo di casa. Lo stesso avevano fatto con un altro ragazzino trezzese, minacciato di morte; mentre a fine ottobre le intimidazioni erano arrivate persino attraverso l’etere nei confronti di un altro coetaneo. «Tranquillo; se non ce li dai poi ti becchiamo in giro», avevano riferito al telefono. Ma la vittima in questo caso era riuscita a resistere evitando di consegnare denaro e poi a sporgere denuncia alle Forze dell’ordine. L’operazione di sicurezza però, non è finita. Ci sono ancora dei complici da identificare e arrestare.

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