L'allarme di Legambiente

La terra del Nord Italia soffre la sete

La terra del Nord Italia soffre la sete
Cronaca 19 Aprile 2017 ore 10:05

La Lombardia è in default. Non in termini economici, ma per quanto riguarda una risorsa ancor più vitale: l’acqua. Tutto il Nord Italia in queste settimane soffre la sete, con i bacini idrici ai minimi storici. A causa di un inverno molto avaro di precipitazioni e di una primavera anticipata con temperature sopra le medie stagionali, le valli si trovano a fare i conti con una mancanza sensibile di riserve idriche, legata alla scarsità di neve accumulata, elemento prezioso durante il disgelo per i laghi e i fiumi che scorrono verso la pianura.

Tre situazioni difficili. La situazione peggiore si registra sul fiume Adda. Secondo i dati resi noti dagli Enti Regolatori dei Grandi Laghi, sulle montagne si stima una quantità di neve pari a 550 milioni di metri cubi, quando in questo periodo la media degli ultimi anni è molto più alta, intorno ai 950 milioni di metri cubi. Manca all’appello, dunque, oltre il quaranta per cento dell’acqua normalmente accumulata in inverno.

 

 

Del tutto simile è la situazione del bacino dell'Oglio, dove le ultime rilevazioni di ARPA Lombardia segnalano la disponibilità di 200 milioni di metri cubi d'acqua, a fronte di una media del periodo di 350 milioni di metri cubi, stimata sulla base delle riserve del lago di Iseo. L’altezza del lago a marzo ha toccato il livello idrometrico negativo di meno 51 centimetri, con una quota di riempimento pari al trenta per cento: minimi che non si registravano dal 1942.

Nemmeno la scorta del lago di Como può essere ritenuta una garanzia sul lungo periodo: al momento l'acqua che il Lario può gestire attraverso la sua regolazione alla diga di Olginate conta poco più di 50 milioni di metri cubi, mentre in questo periodo normalmente ce ne sono circa 70 milioni. Il totale di riserva idrica calcolata è di 660 milioni di metri cubi, che devono rifornire i fiumi da qui fino all'estate insieme alle precipitazioni naturali.

Serve la pioggia. Il mese di aprile sarà cruciale per definire lo scenario della prossima stagione. Se la situazione di alta pressione e temperature miti dovesse perdurare, senza precipitazioni consistenti, il rischio è che le riserve idriche non siano sufficienti ad affrontare il periodo estivo. Le piogge dei giorni scorsi non sono purtroppo sufficienti. Servono temporali capaci di restituire la portata d’acqua di fiumi e laghi ai livelli di norma.

 

 

I provvedimenti della Regione. Se Giove Pluvio, dunque, non dovesse regalare precipitazioni in grado di alleviare la situazione, la Regione si è detta pronta a intervenire con una deroga al prelievo dai bacini idrici. Un intervento da parte della politica viene caldeggiato anche da Legambiente, che chiama in causa l’Europa, sottolineando la necessità di «sviluppare strategie di adattamento, soprattutto per quanto riguarda i fabbisogni idrici delle colture, destinando i finanziamenti europei della Politica Agricola Comune a favore d’investimenti mirati all’efficienza nella gestione delle acque. Altrimenti a fare le spese delle siccità saranno gli agricoltori e gli ambienti fluviali, sempre più stressati dall'eccessivo prelievo idrico nelle stagioni irrigue», dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

A rischio il comparto agricolo. A preoccupare la Coldiretti resta la scarsità di riserve necessarie a garantire gli afflussi irrigui per i raccolti agricoli nei prossimi mesi. «Nelle campagne si teme una seria compromissione dei raccolti. Bisogna intervenire subito, portando acqua ai laghi e alzando il deflusso minimo vitale per evitare rischi di desertificazione del territorio, con gravi ricadute sull'economia agricola e sull'equilibrio ambientale» fa sapere l’associazione. Sotto osservazione anche le riserve artificiali, come la diga del Barbellino, la più grande in bergamasca. L’invaso attualmente contiene tre milioni e mezzo di metri cubi d’acqua attentamente monitorati dall’Enel, che potrebbero rivelarsi essenziali per garantire quel deflusso minimo vitale essenziale a ristabilire condizioni salutari per l’ecosistema lacustre e fluviale.