Miliband si dimette

Ok Cameron, ma la vera notizia è la debacle dei sondaggisti inglesi

Ok Cameron, ma la vera notizia è la debacle dei sondaggisti inglesi
08 Maggio 2015 ore 15:14

Il Regno Unito ha deciso: David Cameron e i Conservatori saranno chiamati a reggere le redini britanniche per altri 5 anni. Una vittoria netta, quasi schiacciante: i Tories infatti hanno addirittura sfiorato la maggioranza assoluta della Camera con la loro singola lista; l’hanno mancata per un pelo, ma nessun problema, l’appoggio scontato dei Liberaldemocratici compenserà il minuscolo vuoto e garantirà la governabilità. Ne escono sconfitti e malandati i Laburisti di Ed Miliband, dati per agguerriti rivali, ai limiti del testa a testa, fino all’ultimo, e per qualcuno anche potenziali vincitori. Successo epocale per i nazionalisti scozzesi, crollo dei Lib-dem, bene nei numeri lo Ukip, che però porta a casa la miseria di un seggio a fronte di un 12 percento nazionale. È il maggioritario uninominale, baby. Ma gli sconfitti per eccellenza, forse, sono stati i sondaggisti: nelle settimane precedenti al voto e nelle prime ore di exit-poll, la maggior parte degli istituti sbandierava a due mani il sostanziale pareggio fra Conservatori e Laburisti, professando scenari apocalittici di ingovernabilità e impaludamento politico. Hanno sbagliato tutto, ma proprio tutto.

 

 

La riconferma di Cameron e dei Conservatori. Successo Tory, dunque: a quanto pare, le politiche economiche di austerità dell’ultimo quinquennio sono state gradite dai sudditi di Sua Maestà, al contrario di quanto si poteva immaginare. I numeri di questi anni, d’altra parte, danno ragione a Cameron: disoccupazione calata del 2,3 percento, Pil pro capite cresciuto di quasi il 5 percento. eL’abbassamento di tasse troppo alte, ha promesso il Premier, saranno le priorità delle manovre economiche future. I britannici ci credono, a quanto pare. Ma non solo economia: anche da un punto di vista dell’immagine, Cameron ha saputo reinventarsi, cancellando quella patina di aristocratico menefreghismo nei confronti dei ceti meno abbienti che lo ha ricoperto negli ultimi anni e cucendosi addosso i panni del politico capace di sfruttare le ricchezze della upper class per il bene di tutti. E i risultati gli hanno dato ragione: 323 seggi alla camera, solo 3 in meno della maggioranza assoluta.

 

 

Il flop clamoroso dei Laburisti. «È stata una notte molto difficile per il partito laburista». È con questo tweet che Ed Miliband riassume la batosta che lui e i suoi hanno subito in questa tornata elettorale. Ma come, non doveva essere un serratissimo testa a testa? Assolutamente no, i Laburisti hanno portato a casa solo 228 seggi, 30 in meno del 2010. Il dazio pagato trova sicuramente ragione nella perdita di 40 seggi provenienti dalla Scozia: d’altronde, l’aperto “no” al referendum per l’indipendenza scozzese di quest’autunno portato avanti da Miliband e i suoi ha portato nelle urne laburiste qualche voto in più dall’Inghilterra ma una cascata in meno da Edimburgo. Ma le ragioni del crollo del centrosinistra britannico sono ben di più: la campagna elettorale è stata scarna, ricca di parole ma mai specificata nel dettaglio, tesa più a denigrare i 5 anni conservatori che a proporre reali politiche alternative. E il pragmatico cittadino inglese medio non ha per nulla gradito. Ed Miliband, per altro, ha annunciato di aver rassegnato le dimissioni dalla guida del partito.

 

 

Gli altri: crollo Lib-dem, boom PNS, paradosso Ukip. Per quanto riguarda le altre forze, inaspettato e fragoroso crollo dei Liberaldemocratici, che portano a casa appena 8 seggi rispetto ai 57 del 2010. I Lib-dem hanno pagato 5 anni passati a crogiolarsi negli allori del grande risultato elettorale, a discapito della programmazione di una proposta politica autentica e convincente. Detto questo, avranno comunque modo di fare la loro parte nel prossimo quinquennio: saranno loro, infatti, a coalizzarsi con i Conservatori per garantire a questi ultimi la maggioranza parlamentare. Incredibile, per quanto pronosticato, il risultato del Partito Nazionale Scozzese: dei 59 seggi riservati ad Edimburgo, ben 56 sono andati alla forza politica guidata da Nicola Sturgeon. Il botto elettorale del SNP, come detto, ha danneggiato soprattutto i laburisti, che in Scozia facevano solitamente incetta di seggi. Il SNP è il grande interrogativo del futuro: inconciliabili sia con i Conservatori che con i Laburisti, si preannunciano come una terza forze stile M5S in Italia, che esattamente come i colleghi del Belpaese rischiano di pagare una chiara inesperienza politica. La Sturgeon avrà da lavorare sodo affinché tutto quanto di buono fatto in questi mesi non svanisca nel mero entusiasmo di questo storico risultato elettorale. È paradossale infine il risultato del Ukip: la forza populista e antieuropeista di Farage strappa un 12 percento complessivo, un buon risultato per una forza politica giovane e dalle idee ancora molto confuse; eppure, nonostante la percentuale, lo Ukip ottiene la miseria di un seggio, a causa dei collegi uninominali presenti nel Regno Unito.

 

 

La magra figura dei sondaggisti. Ma, come detto, i grandi sconfitti di questa tornata sono gli istituti di sondaggio, che nelle ultime settimane pronosticavano uno scontro risicatissimo, che avrebbe potuto portare ad una deleteria paralisi politica. E invece, niente di tutto questo. È ipotizzabile pensare come fra gli elettori conservatori sia avvenuto esattamente quello che in diverse tornate elettorali è accaduto in Italia con Berlusconi, ovverosia persone che votano centrodestra ma non lo rivelano, o mentono appositamente, ai sondaggisti; un fenomeno che nel settore viene chiamato “shy Tory effect”. Ma è una spiegazione non del tutto convincente: gli elettori conservatori sono molto orgogliosi, e dopo mesi di tormenti politiologici sul destino infausto del Regno Unito, avrebbero di certo cercato di invertire il piagnisteo. Oggi gli esperti dei numeri ci spiegheranno cosa è successo, è la curiosità è senz’altro notevole.

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