Cronaca
Trasparenza e sicurezza

La vicenda delle email di Hillary (per dire come si ragiona negli Usa)

La vicenda delle email di Hillary (per dire come si ragiona negli Usa)
Cronaca 22 Agosto 2015 ore 11:59

Mentre la campagna elettorale per la elezioni alla Presidenza degli Stati Uniti si sta facendo sempre più calda, la questione spinosa delle email di Hillary Clinton potrebbe diventare un ostacolo dirimente per l'ex Segretario di Stato di Obama. La prima normativa dedicata alla corrispondenza dei funzionari federali risale al 1995. A quel tempo, il Manuale per gli Affari Esteri stabiliva: «Tutti i dipendenti governativi devono essere consapevoli che alcuni messaggi scambiati per e-mail sono importanti per il Dipartimento e devono essere conservati. Messaggi di questo tipo sono considerati materiale federale secondo la legge. I mittenti e i destinatari delle e-mail devono decidere se un particolare messaggio è adatto ad essere conservato».

I funzionari, dunque, agivano a loro discrezione, giudicando da sé quali lettere fossero da affidare agli archivi del Dipartimento di Stato. Dieci anni dopo, nel 2005, c'è stato un aggiornamento, il quale stabiliva che informazioni «sensibili, ma non classificate» non avrebbero dovuto essere trasmesse tramite account privati: le operazioni quotidiane dovevano essere condotte su una piattaforma autorizzata, che possedesse appropriati livelli di sicurezza. Nonostante ciò, il 13 gennaio 2009 Hillary Clinton ha registrato un dominio privato di posta elettronica, clintonemail.com, il quale sarebbe stato utilizzato dal Segretario di Stato per tutti gli affari governativi. Eppure nel 2011 la stessa Clinton avrebbe emesso un cablogramma che incoraggiava i federali ad usare esclusivamente gli account governativi (stategov.com), dopo che si erano riscontrati tentativi da parte di hacker di entrare nelle caselle postali dei federali.

 

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Il problema si ripresenta nell'agosto 2012, quando l'Ambasciatore statunitense in Kenya, Scott Gration, è licenziato per avere trattato materiale delicato tramite il suo indirizzo privato di posta elettronica. Ancora, nel marzo 2013, lo stesso account della Clinton è decriptato da un pirata informatico, che riesce a carpire alcune informazioni. Sebbene l'episodio desti poca attenzione, qualcuno si chiede come mai Clinton riceva email in una casella di posta non governativa. La faccenda incomincia a diventare seria nell'estate 2014, quando viene avviata un'indagine sull'attentato terroristico al consolato di Bengasi, in Libia, avvenuto nel 2012. Il Dipartimento ha bisogno di visionare la corrispondenza diplomatica di Hillary Clinton, ma si accorge che non c'è alcun materiale nel suo account governativo.

Ora, all'epoca dei fatti non esisteva ancora una legge specifica che ordinasse di usare solo ed esclusivamente il dominio di Stato (stategov.com), legge che venne prontamente introdotta da Obama nel novembre 2014. Anche Colin Powell, ministro di George W. Bush, era solito inviare messaggi a diplomatici e capi stranieri con la sua email privata. Tuttavia, il comportamento della Clinton ha destato più di un interrogativo. Alla fine del 2014, Hillary ha consegnato 50 mila pagine stampate di sue e-mail, di cui 900 erano relative a Bengasi. La mole di materiale, però, non copriva l'intera estensione della corrispondenza dell'allora Segretario di Stato.

Circa un anno dopo l'insorgere del problema, il 10 marzo 2015, la questione dei messaggi della Clinton è stata portata all'attenzione pubblica dal New York Times, i cui esperti hanno definito l'operato di Hillary inammissibile, a meno che non ci si trovi a fronteggiare una guerra apocalittica.

La candidata alle Presidenziali, dal canto suo, si è giustificata affermando di avere usato il suo account per una ragione di comodità: non voleva spostarsi con due cellulari, il Blackberry del governo, che non permette di avere indirizzi email multipli, e lo smartphone personale. Non le piaceva l'idea di mandare messaggi privati tramite l'account di Stato, perciò ha preferito usare l'email privata per questioni di lavoro. Ma le ragioni fornite da Hillary lasciano alquanto a desiderare, prima di tutto perché la piattaforma che ospita il suo dominio è stata creata nel 2009, al principio del suo mandato, ed è ospitata su un server realizzato appositamente a Chappaqua, New York, e in secondo luogo perché la stessa Clinton, in un'altra occasione, aveva detto di viaggiare con iPhone, iPad e numerosi altri apparecchi elettronici.

 

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Il comportamento di Hillary ha attirato su di lei accuse di mancata trasparenza, tanto più che le email consegnate al Dipartimento di Stato sono state selezionate dai suoi collaboratori, e nessuno sa quale criterio di selezione sia stato impiegato. Il server di clintonemail.com è stato consegnato alle autorità federali quando era già stato ripulito. Inoltre, risulta molto difficile risalire alle email di Clinton tramite gli account con cui ha comunicato, dal momento che spesso si tratta di politici esteri. Il Dipartimento ora teme che siano andati perduti preziosi messaggi che sarebbero dovuti essere messi sotto segretezza. È sicuro, infatti, che la Clinton ha inviato email riservate; lo ha ammesso lei stessa, sebbene in modo sibillino. Poche settimane fa ha affermato:  «Non ho mai mandato o ricevuto cose che, al tempo, fossero riservate», mentre il 18 agosto aveva detto: «Non ho mandato nessun documento che fosse contrassegnato come riservato».

La mancata trasparenza di Hillary Clinton non costituisce un reato, dal momento che la legge di Obama, la quale prevede la consegna delle email federali entro venti giorni dalla loro spedizione e/o ricezione, non era ancora stata formulata. Ciò non toglie che il comportamento dell'ex Segretario di Stato abbia messo in pericolo molte informazioni sensibili, perché un account governativo è ovviamente più sicuro di uno privato. Ciò va be al di là di una questione di trasparenza, evidentemente. Ad esempio, oggi sappiamo che tra le 300 email legate all'attentato di Bengasi, una era classificata come “segreta”, mentre altre erano riservate.

Al momento, l'FBI ha ordinato un'ispezione accurata dell'account di Clinton, più per capire se qualche hacker è riuscito ad entrare nel sistema, che per condurre un'indagine mirata sul politico. Recuperare i file dell'account sarà molto difficile, dal momento che è stato wiped clean, cioè pulito e sovrascritto per evitare il recupero di informazioni. La Clinton ha detto di avere eliminato i suoi messaggi perché si trattava di affari esclusivamente personali, ma la sua affermazione non ha convinto gli scettici.

I Repubblicani hanno colto la palla al balzo e stanno facendo leva sull'elusività della Clinton per convincere l'elettorato a dubitare di lei. In parte ci stanno riuscendo, dato che il 30 percento dei Democratici pensa che Clinton abbia sbagliato, come afferma Josh Voorhees di Slate in un'intervista per il Post. Questo renderà particolarmente difficile la campagna di Hillary, anche se la pubblicazione mensile delle email richiesta dai giornalisti potrebbe alleggerire la gravità della sua situazione.

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