L'allarme dell'Unicef

L’Africa fa i conti tragici con El Niño 1 mln di bambini a rischio carestia

L’Africa fa i conti tragici con El Niño 1 mln di bambini a rischio carestia
Cronaca 18 Febbraio 2016 ore 16:32

Sono circa un milione i bambini che soffrono di malnutrizione severa nell’Africa orientale e australe. Una condizione provocata dalla siccità, che a sua volta è stata causata dagli effetti di El Niño, il fenomeno climatico che mai come quest’anno ha assetato il continente nero. La siccità che si è registrata negli ultimi mesi ha nettamente peggiorato lo stato di povertà e fame della popolazione di molti Paesi in via di sviluppo, non solo in Africa, ma pure in America Centrale e in Asia. Il resto lo fanno gli aumenti alle stelle dei generi di prima necessità, che devono essere importati a causa delle perdite dei raccolti, e vengono venduti a prezzi altissimi. Una situazione quasi analoga a quella che si sta vivendo oggi si è verificata nel biennio 1997/98, quando nella sola Etiopia sono morte 2mila persone.

 

 

I numeri di una tragedia. A snocciolare i numeri di quella che è una vera e propria tragedia è la direttrice dell’Unicef, la quale avverte che gli effetti del Niño si faranno sentire ancora per anni. Non sono solo i bambini a essere a rischio: si stima che si stia per verificare una crisi alimentare di dimensioni mondiali, che coinvolgerà quasi 100 milioni di persone tra Africa, Asia e America Latina. Molti Stati hanno già dichiarato lo stato di catastrofe naturale e le Nazioni Unite stimano che nel 2016 solo nell’Africa australe le carestie potrebbero interessare anche 14 milioni di persone, qui dove oggi la malnutrizione è la prima causa di morte tra i bambini che hanno meno di cinque anni.

La situazione nei vari Paesi. Nel dettaglio l’Unicef fornisce dati spaventosi, e proiezioni ancora più grige. In Etiopia si stima che entro la fine dell’anno ci saranno 18 milioni di persone bisognose di assistenza, di cui 6 milioni di bambini. In Somalia sono già più di due terzi quanti versano in condizioni disastrose, mentre in Kenya le piogge consistenti e le inondazioni (l’altro effetto collaterale del Niño) hanno aggravato la situazione delle aree colpite dal colera. In Lesotho, dove il 34% dei bambini sono orfani e un adulto su quattro è affetto da HIV, un quarto della popolazione ha subito gli effetti del fenomeno climatico, e in Zimbabwe sono circa 2,8 milioni le persone che vivono in condizioni assai precarie, provocate da una siccità che ha ridotto la capacità dell’acqua e aumentato il rischio di malattie, tra cui diarrea e colera. Il Malawi, invece, sta affrontando la peggiore crisi alimentare degli ultimi nove anni con 2,8 milioni di persone a rischio, e un aumento del 100% di casi di malnutrizione acuta grave. In Angola, invece, sono circa 1,4 milioni le persone colpite dalle condizioni meteorologiche e 800mila persone vivono in una situazione di insicurezza alimentare.

 

 

Non solo Africa. Il World Food Programme rincara la dose, affermando che 40 milioni di persone che vivono nelle zone rurali e 9 milioni che abitano nei centri urbani di paesi come Zimbabwe, Mozambico, Sudafrica, Zambia, Malawi e Swaziland, avranno bisogno di assistenza alimentare nel prossimo anno. Andranno a unirsi ai 10 milioni di etiopi rimasti senza cibo e ai 2,8 milioni di persone che in Guatemala e Honduras hanno bisogno di assistenza. Anche la Fao e il Famine Early Warning Systems Network lanciano l’allarme: «El Niño avrà un effetto devastante sui raccolti dell’Africa meridionale e della sicurezza alimentare nel 2016. L’attuale stagione delle piogge è stata la più secca degli ultimi 35 anni».

Servono soldi. Ma c’è ancora tempo: «È una situazione senza precedenti e la sopravvivenza di questi bambini dipende dalle azioni che saranno decise ora», fanno sapere dall’Unicef, anche se bisogna fare in fretta poiché la maggior parte degli appelli lanciati è stata finanziata per meno del 15%. Servono 26 milioni di dollari per salvare l’Angola, 87 milioni per l’Etiopia, 15 milioni per la Somalia, 12 milioni per lo Zimbawe, 11 milioni per il Malawi, 3 milioni per il Lesotho e 1 milione per lo Swaziland. Finora i governi dei vari Paesi hanno fatto quel che potevano, ma la situazione è talmente grave e inaspettata che serve un aiuto esterno.

 

 

Cos’è El Niño. El Niño è un fenomeno ciclico che si ripete ogni 3 o 5 anni, quando le acque dell’Oceano Pacifico in prossimità delle Americhe Orientali raggiungono temperature molto elevate con effetti sul clima a livello globale. Di solito si verifica nel periodo di Natale, di qui il nome di El Niño, come Gesù Bambino, e si origina quando i venti che soffiano verso Ovest nel Pacifico si indeboliscono o addirittura invertono la loro direzione, provocando un aumento della temperatura delle acque di superficie. Quello che si è verificato nel 2015 e che si protrarrà per tutto il 2016 è uno dei più forti mai registrati. Ha provocato siccità e inondazioni, ondate di calore, incendi boschivi, ha distrutto raccolti, senza contare la diffusione di malattie e virus. Quando El Niño arriva, le acque superficiali del Pacifico orientale si riscaldano di circa 0,5°C per un periodo di 4 o 5 mesi, causando anche una significativa diminuzione della pescosità di quelle zone dell’Oceano, per poi ritornare in una fase dove si ristabilisce la condizione iniziale e a volte, addirittura, una situazione contraria, chiamata La Niña.

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