Estorsione aggravata

Lallio, una storia di debiti e droga finita con ben tre condannati

Lallio, una storia di debiti e droga finita con ben tre condannati
16 Dicembre 2017 ore 10:00

È finita con tre condanne la vicenda legata a un’estorsione aggravata ai danni di una donna di Lallio, del suo figlio adolescente e del compagno di lei. Lo scorso lunedì 11 dicembre il giudice delle udienze preliminari Federica Gaudino ha condannato a cinque anni Nunzio Badalamenti, 46 anni, residente a Carobbio degli Angeli ma originario di Partinico, in provincia di Palermo; un anno di meno per Paolo Barcella, muratore di Calcinate di 53 anni, e 4 anni e 2 mesi per Santo Currò, muratore 37enne residente a Calcinate ma originario di Messina.

I fatti per i quali i tre sono finiti nei guai risalgono al 2015. Protagonista della vicenda una donna di 40 anni con gravi difficoltà economiche dovute a problemi di droga. Avendo perso il lavoro, la signora non era più riuscita a saldare i suoi debiti, così si era fatta prestare del denaro da un suo amico cinese. Lui aveva accettato di aiutarla, ma non è ancora chiaro a quanto ammonti la cifra che aveva ceduto in prestito: secondo l’uomo sarebbe pari a 10mila euro, secondo la donna a 35mila. Come garanzia la signora aveva consegnato tre assegni che il cinese aveva cercato invano di riscuotere, in quanto il conto risultava scoperto. Dopo un anno l’uomo non aveva ancora ricevuto nemmeno un euro dall’amica italiana che aveva aiutato.

All’inizio del 2015 l’uomo aveva ristrutturato casa e si era rivolto ad un’impresa edile della provincia: da lui si erano presentati Currò e Barcella, che avevano eseguito i lavori di ristrutturazione e, infine, avevano presentato il conto. Il cinese però non riusciva a saldarlo, la banca gli aveva bloccato il conto corrente a causa di un mutuo non pagato. Così aveva deciso di cedere ai due muratori il credito che aveva nei confronti della quarantenne di Lallio.

I due uomini avevano più volte tentano di farsi consegnare i soldi dalla signora, ma lei non riusciva a pagare. A quel punto si erano messi in contatto con Badalamenti, che si era mobilitato per farsi restituire il denaro che spettava a Barcella e Currò. I tre uomini erano andati a casa della…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 44 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 21. In versione digitale, qui.

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