La tecnica usata dal poliziotto è vietata

L’America si ribella alla polizia

L’America si ribella alla polizia
05 Dicembre 2014 ore 12:01

Il 3 dicembre il gran giurì di Staten Island, Stato di New York, ha deciso di non procedere contro Daniel Pantaleo, il poliziotto 29enne che il 17 luglio uccise Eric Garner, un nero di 43 anni. È stata questa decisione a riaccendere le già vivissime proteste della popolazione di colore americana, che accusa le forze dell’ordine di razzismo nei loro confronti. Le proteste sono scoppiate a New York, ma anche in molte altre città: Oakland, Washington, Seattle, Atlanta e anche (e soprattutto) nella contea di Saint Louis, nel Missouri, dove un altro gran giurì, il 25 novembre, aveva deciso di non procedere contro un altro poliziotto, Darren Wilson, che aveva ucciso con un colpo di pistola il diciottenne di colore Michael Brown, nonostante il giovane fosse disarmato. Nel pieno dei giorni di festa per l’avvicinarsi del Natale, dunque, l’America viene sconvolta da un nuovo caso di intolleranza razziale. New York, che proprio la sera del 3 dicembre ha festeggiato con l’abituale accensione dell’albero di Natale al Rockefeller Center, è stata teatro delle proteste più veementi, seppur pacifiche: la West Highway che porta al Bronx bloccata, i ponti bloccati, decine di persone sdraiate per terra, fingendosi morte, alla Grand Central Station, cortei a Times Square e a Union Square, sit in a Columbus Circle e il tentativo di impedire la cerimonia di accensione proprio del simbolico albero di Natale.

Non si può parlare di nuova Ferguson (QUI), perché gli arresti sono stati pochi e la protesta dei manifestanti non è sfociata in alcuna violenza o atto di vandalismo. Del resto è stata la famiglia dello stesso Eric Garner a chiedere che la violenza restasse fuori da questa manifestazione di sdegno comune. È stata intanto annunciata, per il 13 dicembre, una grande marcia a Washington DC, per la difesa dei diritti civili e contro le violenze della polizia.

I fatti e il video choc. Nonostante, negli ultimi mesi, siano stati diversi i casi di morte sospette di persone di colore entrate in contatto con la polizia, gli agenti si sono sempre difesi dietro le procedure. Un muro fatto di «ho solo seguito la procedura. Avrei fatto lo stesso fosse stata una persona bianca», che però, questa volta, non basta. A parlare ci sono le immagini, tragiche e choccanti, dell’uccisione di Eric Garner, 43enne padre di sei figli. Un omone di ben 180 chilogrammi che, nonostante non avesse minimamente attaccato le forze dell’ordine, è stato vittima del gesto di un agente, il quale, senza motivo, ha strangolato Garner con una presa a cravatta.

 

 

Il video è di una chiarezza disarmante. Eric Garner si trova circondato da 4 poliziotti in una via di Staten Island. Parla con loro, chiede di essere lasciato in pace perché non ha fatto niente. La polizia lo accusa di aver venduto illegalmente sigarette. Per questo reato la legge americana prevede l’arresto. Garner non è armato. Questiona con gli agenti, alza le braccia in segno di resa quando nota che l’atteggiamento dei poliziotti diventa più aggressivo. Non è armato. All’improvviso, uno degi agenti alle spalle di Garner, ovvero Daniel Pantaleo, lo placca con una presa a cravatta, cingendogli il collo con un braccio. Una presa da combattimento, militare. Garner viene messo a terra, immobilizzato, sempre con un braccio attorno al collo. Lo ammanettano mentre implora: «Non riesco a respirare, non riesco a respirare, non riesco a respirare, non riesco a respirare». Soffriva di asma e di problemi al cuore. Finalmente i poliziotti lo lasciano, ma è troppo tardi: Garner è morto e l’autopsia stabilirà che il motivo del decesso è il soffocamento. Omicidio quindi. Le immagini si chiudono con i poliziotti agitati e l’arrivo dei soccorsi, 7 minuti dopo che Garner è stato messo a terra. In questo tempo nessuno che abbia pensato anche solo di toglierli le manette.

 

 

 

“I can’t breathe” e #CrimiWhileWhite. Proprio quel «non riesco a respirare», prima urlato da Garner e poi, man mano che gli veniva meno il fiato, quasi sussurrato, è diventato lo slogan della protesta. Una protesta che parte dalle parole della famiglia di Garner sulla decisione del gran giurì: «Si tratta solo della licenza di uccidere un uomo nero». Quella presa al collo effettuata da Daniel Pantaleo è illegale, le forze di polizia non possono più usarla proprio per il rischio che presenta. O almeno questo si pensava. Gli agenti si son difesi affermando che l’uomo stava opponendo resistenza all’arresto, come se le immagini dell’uccisione non fossero mai state diffuse. Eppure il gran giurì ha accolto questa tesi, negando la presenza di “motivi ragionevoli” per procedere con un’accusa nei confronti di Pantaleo. L’unica risposta concreta alla famiglia dell’uomo ucciso è arrivata dal dipartimento di Giustizia della Casa Bianca, che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta federale sulla morte di Eric Garner, per verificare l’eventuale violazione dei diritti civili nei comportamenti degli agenti e nelle procedure seguite. Sui social network, nel frattempo, impazza la protesta anche dell’intera America. Su Twitter, l’hashtag che va per la maggiore in seguito alla decisione del gran giurì è #CrimeWhileWhite, in cui le persone bianche descrivono i loro incontri con la polizia e quanto essi siano sempre stati pacifici e cordiali, creando un voluto ossimoro con la situazione che invece sta vivendo la popolazione di colore, che si sente discriminata e, soprattutto, vittima di un sistema di ordine pubblico razzista e violento.

Le reazioni. A riassumere alla perfezione il modo in cui la generalità degli americani sta vivendo questo tragico momento è il New York Times, che ha descritto l’uccisione (e l’archiviazione delle accuse al poliziotto) di Eric Garner come «grottesca e vergognosa». Il noto quotidiano della Grande Mela è quello più duro verso la polizia, che chiede sia riformata totalmente, perché «ha usato tattiche proibite per trattare in modo brutale un cittadino che non stava agendo in modo belligerante, che non poneva rischi di fuga, che era disarmato e che era in minoranza». Durissimo anche il presidente Barack Obama: «Non è una cosa di oggi, è una cosa di una settimana fa, di un anno fa, di dieci, di 50 anni fa. Non possiamo tollerare che vi siano giustizie diverse nel nostro Paese». Molto toccato anche il sindaco di New York, Bill DeBlasio, che ha un figlio di colore: «Non potrei immaginare la morte di mio figlio Dante, eppure poteva toccare a lui». È questa la cosa più tragica e avvilente di quanto successo: la presa di coscienza della popolazione afroamericana del fatto che ogni contatto con la polizia può diventare un pericolo.

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