La bolla per il Giubileo

L’Anno del perdono. A tutti.

L’Anno del perdono. A tutti.
11 Aprile 2015 ore 15:55

La pubblicazione di una bolla per l’Anno Santo riveste sempre un fascino particolare. Stavolta più di altre, forse perché – grazie a Dio – ci siamo più dentro tutti. Secca e senza fronzoli di alcun genere, è iniziata con la formula di rito, cui è seguita la lettura di alcuni passi della Misericordiae vultus. Si deve dire che quando abbiamo sentito che si rivolgeva «in modo particolare agli uomini e alle donne che appartengono a un gruppo criminale, qualunque esso sia» ci è sembrato di trovarci di fronte a una novità di rilievo. E quando il cardinale lettore ha proseguito: «Per il vostro bene vi chiedo di cambiare vita. Ve lo chiedo nel nome del Figlio di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato nessun peccatore. Non cadete nella terribile trappola di pensare che la vita dipende dal denaro e che di fronte a esso tutto il resto diventa privo di valore e di dignità. È solo un’illusione. Non portiamo il denaro con noi nell’al di là. Il denaro non ci dà la vera felicità. La violenza usata per ammassare soldi che grondano sangue non rende potenti né immortali. Per tutti, presto o tardi, viene il giudizio di Dio a cui nessuno potrà sfuggire» abbiamo pensato che in fondo – per estensione (ma mica tanto estesa) – la cosa poteva riguardare anche noi.

 

Vatican Holy Year Mercy

 

Poi è venuto il turno delle «persone fautrici o complici di corruzione. Questa piaga putrefatta della società – è scritto nella bolla che ciascuno può leggere – è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale. La corruzione impedisce di guardare al futuro con speranza, perché con la sua prepotenza e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri».

Non sarebbe Bergoglio, grande lettore di De Certeau, se non avesse proseguito dicendo «È un male [la corruzione] che si annida nei gesti quotidiani per estendersi poi negli scandali pubblici. La corruzione è un accanimento nel peccato, che intende sostituire Dio con l’illusione del denaro come forma di potenza. È un’opera delle tenebre, sostenuta dal sospetto e dall’intrigo». Per concludere, niente affatto en passant, che da essa «nessuno può sentirsi immune». Nel senso che, se non si sta attenti, presto o tardi se diventa complici e si distrugge la vita propria e quella degli altri.

E dunque sembrerebbe proprio che per il Papa questo Anno Santo straordinario della misericordia potrebbe rivelarsi, anzi “è il momento favorevole” per i mafiosi e i corrotti «per cambiare vita». Cambiarla radicalmente, sottoponendosi alla giusta pena. Riportiamo: «Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l’invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia».

Quando si legge: «Dio è sempre disposto ad ascoltare, e anche io lo sono …» torna in mente quel brano degli Atti (15 : 28): «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi …» che ci mette nella condizione di pensare che, nonostante tutto, stiamo davvero partecipando a una storia più grande di noi, allontanarsi dalla quale sarebbe proprio insensato. Dio ci ha presi: dove altro potremmo andare? Ma ce n’è per tutti, e in particolare per Ebrei e Mussulmani: «Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione».

 

Vatican Holy Year Mercy

 

E poi la meraviglia del “Giubileo delle periferie”. Ogni diocesi, chiesa particolarmente deputata o santuario del mondo potrà aprire, per l’intero perdiodo dell’Anno Santo (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016) una “Porta della misericordia” dotata delle stesse prerogative di quella di San Pietro. In più, durante la prossima quaresima il Papa sguinzaglierà per ogni dove dei sacerdoti “missionari della misericordia” con «l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica». A qualcuno viene in mente Matteo 10:8? probabilmente ha colto nel segno.

E dunque, più  di così, che potrebbe mai fare un povero papa? Solo una cosa, e l’ha fatta nell’omelia dei Vespri dentro la basilica. Ha detto: amici miei, fratelli miei: gli altri, va bene; questo Anno Santo è fatto anche per loro. Ma siete voi, siete tutti voi chiamati a convertirvi (ad accorgervi che il Signore vi ha presi) perché quest’anno potrà essere una grande occasione di missione soltanto se ciascuno di voi (di noi) si sentirà chiamato a far sperimentare la misericordia di Dio attraverso il modo con cui tratterà se stesso e i propri vicini, le persone della sua cerchia e quelle che incontrerà magari occasionalmente. «È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti la via del perdono e della riconciliazione». Dunque, chi non si è ancora tirato su le maniche, lo faccia. Chi non si è ancora tolto la tunica per poter lavare i piedi a tutti, per favore, se la tolga. L’acqua e il catino li fornisce il papa.

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