DOPO IL DEFAULT DEL 2001

L’Argentina cerca di evitare un nuovo fallimento

L’Argentina cerca di evitare un nuovo fallimento
19 Giugno 2014 ore 10:04

Lunedì 16 giugno, la Corte Suprema americana ha sentenziato l’obbligo per il governo argentino di pagare 1,33 miliardi di dollari ai detentori di titoli di stato coinvolti nel default che non avevano aderito alla ristrutturazione del 2005. La sentenza è una pesante sconfitta giudiziaria per l’Argentina di Cristina Kirchner, ma è soprattutto una brutta notizia per gli attuali intestatari dei titoli di Stato argentini, poiché il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso mercoledì 18 giugno una nota ufficiale che così recita: «Questa decisione rende impossibile il pagamento del debito per il 30 giugno ai creditori che avevano accettato il concambio». In sostanza il 93 percento dei creditori dell’Argentina che nel 2005 avevano accettato il piano di ristrutturazione dei debiti del governo sudamericano non si vedrebbero rimborsata la prima parte dei loro crediti a causa della sentenza del tribunale degli Stati Uniti e l’Argentina finirebbe in un nuovo default sul prossimo pagamento.

La crisi del 2001 e le cause.

Per ricostruire come si è giunti alla sentenza della Corte Suprema americana bisogna risalire al dicembre del 2001, quando l’Argentina annunciò di non poter far fronte ai 132 miliardi di dollari del debito. A farne le spese furono moltissimi investitori, soprattutto medio-piccoli che avevano investito in titoli di stato argentini. Dopo vari progetti, nel 2005 il presidente Nestor Kirchner (marito dell’attuale presidente) lanciò un piano di ristrutturazione del debito proponendo agli investitori l’acquisto di nuovi titoli, con un valore più basso ed una scadenza trentennale. Il 93 percento dei creditori accettò, mentre il restante 7 percento, formato principalmente da fondi speculativi, non aderì. Il governo decise dunque di rimborsare solamente coloro che avevano accettato il concambio, provocando la reazione della minoranza che non aveva accettato, la quale, guidata dal fondo americano del miliardario Paul Singer, fece causa all’Argentina. Lo Stato sudamericano, dal 2012 ad oggi, è uscita sempre sconfitta dai tribunali americani, fino alla sentenza definitiva emessa dalla Corte Suprema degli USA lunedì 16 giugno.

 

Il discorso alla Nazione di Cristina Kirchner:

 

La situazione attuale.

Davanti all’intera Nazione, la presidente Cristina Kirchner ha dichiarato che l’Argentina era vittima di «una vera e propria estorsione». Ma ora il governo deve scegliere: o attenersi alle indicazioni del tribunale statunitense e dunque non pagare gli attuali creditori il 30 giugno, oppure respingere la sentenza ed entrare in una guerra diplomatica. Dopo la dura reazione di lunedì, ora la posizione del governo argentino sembra però essersi ammorbidita. Un nuovo default sul debito sarebbe troppo grave per l’economia argentina, ancora in difficoltà, ed avrebbe ripercussioni sociali molto pesanti. La scelta più logica è quella di trovare un accordo con i creditori degli 1,33 miliardi di dollari calcolati dalla Corte Suprema. Ci sono già stati contatti tra emissari del governo argentino ed i rappresenti dei fondi di speculazione usciti vincitori dalla battaglia giudiziaria e nelle prossime settimane si pensa che verranno gettate le basi di un accordo. Intanto il mercato internazionale crede in un’intesa, infatti i bond argentini in scadenza nel 2033 si sono risollevati ieri dai minimi di tre mesi.

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