Cifre da capogiro

Follie per l’arte contemporanea È la locomotiva del mercato globale

Follie per l’arte contemporanea È la locomotiva del mercato globale
24 Novembre 2015 ore 17:54

Arte moderna, addio: oggi il mondo apprezza infinitamente di più quella contemporanea. Non che i vari Friedrich, Van Gogh e Picasso perderanno mai il loro sempiterno valore, naturalmente, ma il mercato delle opere d’arte, oggi, dice chiaramente che dopo decenni di incontrastato dominio di Impressionismo, Futurismo, Dadaismo e quant’altro, la bilancia (economica, soprattutto) pende decisamente di più sul versante delle opere prodotte dal secondo dopoguerra in poi. Per un complessivo giro d’affari aumentato, negli ultimi 15 anni, addirittura del 1.800 percento.

 

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Uno dei principali mercati del mondo. Quello dell’arte, occorre anzitutto sottolineare, è uno dei mercati più ricchi del mondo: basti pensare che il 13 percento del giro d’affari planetario è rappresentato proprio dal commercio di opere artistiche. Fino a poco tempo fa, a farla incontrastatamente da padrona era l’arte moderna, i cui capolavori facevano gola a musei, aste e privati più di qualsiasi altri. Ma da qualche anno a questa parte, le cose sono radicalmente cambiate: l’indice globale dei prezzi medi delle opere di arte contemporanea è aumentato ben del 30 percento, segno che il mercato ha decisamente spostato il suo centro di attenzione. Alle aste, i pezzi battuti a maggior prezzo, e si parla di diverse centinaia di milioni di euro, sono diventate le lavagne di Twombly e i ragni di Bourgeois, non più i puntini di Seurat o le ninfee di Monet. Non è chiaro se si tratti di un semplice riorientamento dei gusti o di chissà cos’altro: il dato di fatto è che la locomotiva trainante del mercato dell’arte è oggi più che mai quella contemporanea.

 

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Qualche dato, per capire. Per poter farsi un’idea precisa di quanto il commercio dell’arte, e non lo specifico di quella contemporanea, rappresenti uno dei settori più floridi dell’economia globale, basta richiamare alcuni affari conclusisi nelle più recenti aste. Nelle ultime settimane di bandi newyorkesi, per esempio, sono state battute opere complessivamente per poco più di 2 miliardi di euro, la maggior parte delle quali, appunto, di arte contemporanea. Durante la classicissima di Sotheby, britannica e tra le più note aste del mondo, avvenuta l’11 novembre scorso, un’opera di Cy Twombly, una delle sue classiche lavagne e nello specifico del 1968, è stata aggiudicata a 66 milioni di euro, superando il precedente record di 64 milioni ottenuto nel 2014 grazie ad un’opera della stessa serie. A grande sorpresa, un quadro di Barnett Newman, sempre a Sotheby, ha sfiorato quota 79 milioni. Il dato davvero stupefacente è che dei 72 lotti proposti (con un’incredibile percentuale di venduto che sfiora il 100 percento) solo pochissimi sono stati aggiudicati per una cifra inferiore al milione di euro, ad indicare la straordinaria qualità delle opere in vendita e la vitalità di questo tipo di mercato. E si potrebbe andare avanti, per esempio citando i 750 milioni di euro raccolti nella sola battitura del 13 maggio scorso, a Londra.

 

German artist Gerhard Richter attends th

[Gerhard Richter]


Gli artisti più ricercati. Fra le opere più ricercate e vendute a maggior prezzo, spiccano indubbiamente quelle di Jean-Michel Basquiat, pittore statunitense deceduto a soli 28 anni le cui opere però hanno prodotto un giro d’affari da 118 milioni di euro; è vera corsa anche alle celebri scritte in bianco e nero di Christopher Wool, che hanno generato 106 milioni di euro. Ma, per distacco, Gerhard Richter resta l’artista più amato e ricercato dell’ultima metà di secolo, con opere vendute complessivamente per 259 milioni di euro, di cui, udite udite, 152 solo nei primi sei mesi del 2015, per quanto Richter esponga dal 1964. Ulteriore segno di come l’arte contemporanea stia vivendo una primavera senza precedenti. Anche gli artisti contemporanei italiani trovano il loro ampio spazio: da Christie’s, il nostro Lucio Fontana ha fatto battere uno dei suoi Fine di Dio a 27 milioni di euro, battendo il proprio precedente record di 22 milioni, sempre per un Fine di Dio ma su sfondo nero (l’ultimo è stato su giallo). Rispetto all’arte nostrana, pare che le recenti tendenze siano volte a valorizzare soprattutto l’Arte Povera e gli esponenti dello Spazialismo. La globalizzazione del collezionismo, fino a poco tempo fa appannaggio pressoché esclusivamente europeo e nordamericano e da alcuni anni aperto anche ai mercati asiatici e mediorientali, ha sicuramente contribuito ad elevare, e in grande misura, il giro di denaro in questo settore, favorendo un tipo di arte, quella contemporanea, che, paradossalmente, proprio per la sua complessa accessibilità è naturalmente più portata ad essere apprezzata in maniera globale.

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