la lettera

L’associazione provinciale forense: «In tribunale situazione drammatica. Colpiti i più deboli»

L’associazione provinciale forense: «In tribunale situazione drammatica. Colpiti i più deboli»
Bergamo, 26 Maggio 2020 ore 11:34

C’è il caso di una minorenne che, dopo aver perso il padre a causa del Coronavirus e dopo essere stata autorizzata ad accettare l’eredità si trova a dover aspettare o dicembre del 2020 per il primo appuntamento di accettazione o a rivolgersi (pagando) ad un notaio. Oppure il caso di un padre, in causa con la moglie, che non vede il figlio da mesi e che dovrà aspettare fino al 25 febbraio del 2021, data in cui è stata fissata la prima udienza del ricorso.

L’associazione provinciale forense ha espresso tutta la propria preoccupazione per i ritardi nell’attività giudiziaria attraverso una lettera che riproponiamo di seguito:

Abbiamo la netta sensazione che i più deboli, quelli più colpiti dall’epidemia ora siano anche i più a rischio per la lentissima ripresa dell’attività giudiziaria. Riferiamo solo alcuni esempi, che rappresentano la drammaticità della situazione.

Per quanto riguarda la volontaria giurisdizione, il primo appuntamento per un’accettazione di eredità è a dicembre 2020. Questo è quanto si è sentita rispondere una minorenne, che ha perso suo padre cinquantaquattrenne per coronavirus e, dopo essere stata autorizzata ad accettare l’eredità con beneficio d’inventario, ora è impossibilitata a completare la procedura di successione per questo terribile ritardo del sistema giudiziario. A meno che non sia benestante e possa permettersi di andare da un notaio per effettuare l’accettazione di eredità. La conseguenza è che i meno abbienti, i quali non possono permettersi di andare da un notaio, saranno ingiustificatamente sospesi nel limbo per mesi.

Non dimentichiamo la sezione famiglia. La prima udienza per un ricorso urgente per regolare i rapporti fra i coniugi in un caso di forte conflittualità fra gli stessi è stata fissata al 25 febbraio 2021. Nel caso di specie il padre, a cui la madre non fa vedere il figlio da mesi, dovrà aspettare quasi un anno per rivederlo.

Che dire poi della sezione lavoro. La ritrosia ad utilizzare le udienze da remoto rende impossibile effettuare il tentativo di conciliazione fra le parti durante la prima udienza, che è uno dei cardini del processo del lavoro, proprio a tutela del lavoratore.

La situazione non è migliore nemmeno nel penale. Già prima della crisi a Bergamo a settembre 2019 la prima udienza di smistamento veniva fissata addirittura a gennaio 2022. Ora, con il rinvio di moltissimi processi, quale sarà la sorte di molti imputati (per cui la prescrizione fra l’altro è sospesa) e delle persone offese?

Ancora, per le semplici guide in stato di ebbrezza, molti cittadini, pur avendo già scontato la sospensione cautelare della patente disposta dal Prefetto non possono riavere la loro patente perché la commissione medica patenti non ha ancora riaperto i battenti e non effettua la visita prescritta dalla legge.

Ne consegue che i medesimi, oltre ai danni subiti a causa della pandemia, ora non possono nemmeno riprendere la loro attività lavorativa. Citiamo ad esempio il caso di un ambulante che, pur avendo scontato la sospensione cautelare, non può tornare a guidare il suo furgoncino e presenziare ai mercati perché la commissione medica patenti non gli fissa un appuntamento per la visita.

Fra l’altro, anche gli imputati che prima della crisi avevano scelto di estinguere il reato di guida in stato di ebrezza con l’esecuzione dei lavori di pubblica utilità non possono iniziarli e sanare il loro debito con la giustizia. Infatti, ammesso che i decreti penali siano stati emessi, gli stessi non sono ancora stati notificati, con la conseguenza che il condannato non può iniziare i lavori.

Drammatica è anche la situazione nelle cancellerie. Infatti, a causa delle varie disposizioni normative che incentivano il lavoro agile, il personale di cancelleria non è presente tutta la settimana in Tribunale. Ne consegue che le cancellerie non accettano tempestivamente i depositi e non riescono a gestire il forte arretrato e gli affari correnti. D’altro canto il personale amministrativo che lavora da casa non può accedere ai registri di cancelleria e non riesce a smaltire l’arretrato.

Alla luce della drammatica situazione sopra descritta, riterremmo opportuno che, stante la diminuzione del contagio, si riducesse il ricorso al lavoro agile e si favorisse la presenza del personale in Tribunale, che potrebbe essere tutelato dalla riduzione e regolazione degli accessi al palazzo di giustizia, peraltro già in atto. In ogni caso si chiede che venga attivata con urgenza la possibilità per il personale amministrativo di accedere da remoto ai registri di cancelleria nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza informatica e di tutela della privacy.

Non possiamo nemmeno dimenticare la lentezza della procedura di liquidazione dei compensi agli avvocati che operano in regime di patrocinio a spese dello stato. Ci avevano assicurato che durante la crisi la procedura sarebbe stata accelerata ma ciò, purtroppo, non è avvenuto.

Chiediamo, infine, pressantemente che il Ministero della Giustizia, tenuto conto della particolare gravità della crisi sanitaria che ha colpito la nostra provincia e del fatto che già prima della pandemia a dicembre 2019 il Tribunale di Bergamo era stato dichiarato sede disagiata, provveda quanto prima a colmare le gravi carenze negli organici del personale amministrativo e dei magistrati e a stanziare i fondi necessari per completare l’edificio della Maddalena e permettere l’allargamento del Tribunale.

I cittadini bergamaschi dopo aver patito sofferenze inenarrabili ora si meritano che vengano onorate le promesse fatte nei mesi scorsi e che si garantisca la piena ripresa del servizio giustizia nel rispetto della sicurezza dei dipendenti e degli utenti.

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