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Bombardamenti nella notte

L’attacco Usa-Paesi arabi alleati alle roccaforti siriane del califfato

L’attacco Usa-Paesi arabi alleati alle roccaforti siriane del califfato
Cronaca 23 Settembre 2014 ore 16:05

Alle 2.30 italiane del 23 settembre sono cominciati i primi raid USA in Siria finalizzati a contrastare l’avanzata jihadista dell’Isis: i bombardamenti si stanno concentrando sulle roccaforti del Califfato, nella zona di Raqqa. A fianco degli americani, che conducono l’operazione, si sono schierati i Paesi arabi alleati, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Barhein e Qatar, dove ha sede la più grande base aerea fuori dal territorio americano; nessuno Stato occidentale partecipa all’offensiva, nemmeno la storica alleata britannica. In quest’operazione, le forze di aviazione americana impiegano per la prima volta i caccia bombardieri F22 Raptor, al servizio delle forze Usa dal 2005; si tratta degli aerei più costosi al mondo, completamente invisibili ai radar (stealth).

Le zone dei bombardamenti. Raqqa, nel nord della Siria, è di fatto la capitale di quel Califfato che l’emiro Abu Bakr al Baghdadi ha proclamato sui territori siriani e iracheni controllati dai suoi uomini. A Raqqa, il 28 luglio 2013 venne rapito il gesuita p. Paolo Dall’Oglio e di lui non si sa ancora nulla. Nei 90 minuti di raid sono stati uccisi almeno una ventina di miliziani. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che sono stati uccisi, tra gli altri, anche 8 civili (3 bambini). Gli altri 22 raid hanno la regione di Bukamal, al confine con l’Iraq.

La Siria «sostiene lo sforzo contro l’Isis». Nonostante Washington neghi, il governo di Damasco dice di essere stato avvertito dagli Usa dell’inizio dei raid, e fa sapere di «sostenere tutti gli sforzi internazionali contro i jiahidisti». Obama, nel suo discorso alla nazione alla vigilia delle celebrazioni per l’11 settembre, aveva riferito che l’America non aveva alcun accordo con il regime di Bashar al-Assad per contrastare l’avanzata jihadista.

Si sta attuando il piano annunciato da Obama. Dallo scorso 8 agosto gli americani hanno intrapreso una campagna di raid aerei che ha distrutto almeno 190 obiettivi. Fino ad ora si era trattato di una campagna a carattere di difesa, per proteggere il personale diplomatico e militare americano nel Nord dell’Iraq e per sostenere le forze irachene impegnate a contrastare l’avanzata dell’Isis nella regione della strategica diga di Mosul e verso la città di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Con l’attacco di questa notte, invece, entra nel vivo l’attuazione del piano annunciato dal presidente Obama per umiliare, sconfiggere e annientare la minaccia islamista in occidente. Il comando centrale americano (Centcom) ha riferito alla Bbc che l’offensiva in Siria si è resa necessaria per prevenire un «imminente attacco contro gli Usa e interessi occidentali» che sarebbe stato ideato da un gruppo noto come Khorasan, e costituito da veterani di alQaeda. Per ora resta escluso il ricorso a truppe di terra.

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