Un triste primato

Lavoro, non ci batte nessuno In patologie professionali, però

27 Settembre 2016 ore 11:00

Dal 2011 a oggi siamo sempre lì, in vetta. Con un gap notevole sui secondi in classifica – un quasi ex aequo tra Milano e Brescia, con un numero corrispondente all’incirca alla metà del nostro – che non muta. Bergamo resta la prima provincia della Lombardia per denuncia di malattie professionali. Solo nel 2015 rappresenta il 30,3% del totale di denunce effettuate in tutta la regione.

Denunce che in generale, nell’ultimo decennio, sono aumentate. Due i fattori principali: le nuove tabelle aggiornate dal ministero che hanno inserito malattie prima non riconosciute e una maggiore diffusione della cultura dei diritti, nonché maggiori controlli dagli organi preposti. Restano però sottostimate, secondo i sindacati. Mancano protocolli legati alle diverse lavorazioni. Fondamentale il ruolo delle parti sociali , in ogni caso, che hanno sempre agito per un miglioramento delle prestazioni e della prevenzione e per una sempre maggiore diffusione dell’informazione e formazione sui rischi che queste malattie professionali  comportano.

 

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Rispetto al 2011, a Bergamo, c’è stato un aumento del 1,12%  (da 1.022 a 1.034) delle denunce. Ma è una crescita poco significativa, se si conta che nel 2012 eravamo a 1.030, nel 2013 a 1.035, nel 2014 a 1.001. Preoccupa comunque l’insorgenza di nuove patologie, provocate anche da una non adeguata politica di prevenzione e di investimenti volti al miglioramento ambientale e dell’ergonomia sul posto di lavoro. Fra le cause principali di denuncia per malattia professionale ci sono infatti le malattie muscolo scheletriche, del sistema respiratorio, del sistema nervoso, ipoacusia e dei tumori fra cui anche quelli derivanti dall’amianto (asbestosi). In Lombardia, malgrado l’impegno profuso in questi anni, c’è ancora una situazione di emergenza con 86 siti contaminati e il 33% della presenza totale di amianto in Italia. Va attuata una adeguata programmazione per promuovere la sua rimozione in sicurezza, evidentemente.

I nuovi arrivi. Non dobbiamo dimenticare le nuove malattie emergenti, quali lo stress da lavoro correlato, non legato a un rischio specifico ma a fattori diversi quali l’organizzazione, le modalità e gli orari di lavoro. Non solo, i mutamenti legislativi quali per esempio la riforma delle pensioni, allungando la permanenza dei lavoratori nel mondo del lavoro, generano nuovi bisogni. Per cui, rilanciano i sindacati, diventerà sempre più necessario modificare gli atteggiamenti nei confronti dell’invecchiamento allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro.

 

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Convegno sugli infortuni il 30 in città. «Gli infortuni non sono mai frutto del caso, e allora non dobbiamo mai abbassare la guardia. Prima ancora del salario, che è importante, è la vita e la salute della persona, lavoratrice o lavoratore, che deve stare al primo posto sempre, senza se e senza ma». Luciana Fratus, Giacomo Meloni e Amerigo Cortinovis, responsabili per Cgil, Cisl e Uil di Bergamo dei dipartimenti sicurezza dei tre sindacati, senza giri di parole sintetizzano così l’approccio che deve contraddistinguere l’azione sindacale, e quella degli altri addetti ai lavori, per limitare il più possibile gli incidenti sul lavoro, e aumentare la sensibilizzazione sulle malattie professionali. Da qui la diffusione dei dati: ne esce che Bergamo nel 2015 è la terza provincia lombarda, dopo Brescia e Milano, come numero di infortuni («e purtroppo – sottolineano – la prima parte del 2016 non mostra una inversione di tendenza, con 6 infortuni mortali avvenuti a Bergamo o che hanno coinvolto in altre province lavoratori residenti a Bergamo e provincia») . Gli infortuni complessivamente denunciati a Bergamo negli anni 2013 e 2014 sono stati rispettivamente 14.900, di cui il 31,3% donne, e 14.745, di cui il 31,6% donne. Il dossier dei sindacati verrà presentato al convegno “Sicurezza Modello Bergamo” che si terrà venerdì prossimo, alla Scuola Edile di Seriate, alla presenza di numerosi interlocutori (Ats, Inail, Medicina del Lavoro, Ufficio Scolastico…) e con l’assenza pesante di Confindustria.

Il modello Bergamo. Quella del convegno, sarà l’occasione per presentare i dati aggiornati del “pianeta Sicurezza” e avanzare le proposte sindacali per creare un “Modello Bergamo”. «Di lavoro ci si infortuna e si muore ancora troppo, malgrado la maggiore sensibilità collettiva – dicono Fratus, Meloni e Cortinovis -. Certo il numero di infortuni in questi anni è diminuito e questo è un fatto molto positivo, ma siamo ancora lontani anni luce dall’obiettivo “infortuni zero”, e ogni infortunio o morto sul lavoro è una sconfitta per tutti». Assieme, Cgil, Cisl e Uil di Bergamo, «con la consapevolezza che non ci sono soluzioni miracolose, hanno deciso di proporre un progetto sulla sicurezza, supportato dalle tante buone pratiche da tempo in atto sul territorio, dall’attività ispettiva degli organi competenti, dall’attività degli enti bilaterali, della pariteticità, azioni che vanno rafforzate ma senza le quali il dato sulla salute e la sicurezza sarebbe sicuramente ancora più negativo. La battaglia per una maggior salute e sicurezza si vince attraverso una costante azione di prevenzione, investimenti in nuova tecnologia e impianti moderni ed ergonomici, la formazione e l’informazione, da trasmettere anche nella lingua di origine dei lavoratori provenienti dai diversi paesi, azioni attraverso le quali si possa affermare una vera e forte cultura della sicurezza. Abbiamo sempre affermato con ragione che la cultura della sicurezza deve essere trasmessa dall’età scolastica. Un primo passo positivo in questo senso è l’accordo sperimentale dello scorso novembre 2015, con l’Unione Scolastica Territoriale, sulla scuola sicura. Protocollo che si inserisce nel piano Regionale 2014/2018 di “integrazione sicurezza nei curriculum scolastici».
In sede di presentazione del convegno, è stato ricordato positivamente il protocollo, sottoscritto il 25 gennaio scorso fra sindacati e Confindustria, che recepisce l’accordo delle parti sociali europee del 2007, di contrasto alle molestie e violenze sui luoghi di lavoro. «Ma sono stati necessari nove anni perché l’Italia recepisse una normativa che in Europa da anni aveva cittadinanza. Noi vogliamo che questa norma trovi la sua applicazione anche a Bergamo – hanno concluso -: auspichiamo che Confindustria Bergamo, alla quale abbiamo avanzato una richiesta in tal senso, attivi presto un tavolo di confronto».

 

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