Un'Italia fragile

«L’avvocato del popolo italiano» e gli errori (ipocriti) dell’élite

«L’avvocato del popolo italiano» e gli errori (ipocriti) dell’élite
Cronaca 24 Maggio 2018 ore 09:40

«Sarò l’avvocato del popolo italiano». È bastata questa frase a Giuseppe Conte, presidente del consiglio incaricato, per conquistare la scena mediatica. Il primo a salire sul treno è stato Matteo Renzi (uno per la verità abituato a far da locomotiva non da vagone), che ha annunciato che il Pd nel caso si costituisce parte civile.

La parola popoloPer l’avvio del primo governo populista della storia italiana, la parola “popolo” non poteva mancare. Una parola bella, una parola anche antica, che le forze politiche hanno un po’ snobbato, a cominciare dalla sinistra, come residuo di altri tempi. Invece la categoria del popolo ritorna, come hanno annunciato con uguale determinazione sia Alessandro Di Battista che Matteo Salvini. È una categoria che travolge le categorie ideologiche e fa apparire del tutto polverosa l’opposizione destra/sinistra.

 

 

Gli errori dell’intellighenzia. Di Battista, intervistato da Giletti, ha spiegato perché secondo lui la sinistra sta scomparendo in tutto il mondo: «Perché c’è una classe di intellettuali che ha pregiudizi, proprio come Saviano. Un’intellighenzia che negli ultimi venti anni non ne ha azzeccata una». Matteo Salvini ha fissato il nuovo bipolarismo della politica, quello tra popolo ed élite. «Siamo a un ribaltamento totale delle prospettive», così ha raccontato al suo staff. «Il punto oggi è popolo contro élite, non più destra contro sinistra».

L’antisistema. Insomma bisogna scegliere da che parte stare. Lo schema è quello oppositivo tra “noi” e “loro”. Dove il “noi” è una categoria che abbraccia tutto il malumore antisistema, mentre il “loro” ingloba senza differenza chi, con diversi ruoli, ha rivestito ruoli di responsabilità in questi anni. E l’illusione prospettica è che non l’ascesa di uno come Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, un uomo così estraneo agli apparati da sembrare quasi uno sconosciuto, il “noi” per una volta abbia varcato la soglia del potere. Conte è uno che stava dalla parte del “noi”. Ci si può chiedere chi stia dentro questa categoria di popolo e da chi il popolo debba essere difeso. Qualche perimetro si può tentare di immaginarlo.

 

Buon lavoro al Presidente incaricato #Conte. Egli si è proposto come l’avvocato difensore del popolo italiano: noi ci…

Pubblicato da Matteo Renzi su mercoledì 23 maggio 2018

 

Un’Italia fragile. È popolo l’Italia della classe media uscita depressa e impoverita dalla crisi, mentre l’élite, a braccetto con la sinistra, ne è uscita arricchita e sempre più spregiudicata. Oggettivamente è un’Italia che non ha trovato nessuno che la rappresentasse, che ne difendesse i risparmi, che l’aiutasse davanti al dramma del lavoro dei figli. Un’Italia fragile, senza più appartenenze, a volte piena di rancore. Per scendere nel concreto “popolo” è quell’Italia che non trova più coraggio e forza per fare figli, che si sente spodestata dai nuovi arrivati migranti, che sono tante volte i nuovi vicini di casa, con cui spartire quel briciolo di opportunità che il sistema oggi offre.

L’ipocrisia dell’élite. L’élite certamente è più ideologicamente corretta, cerca soluzioni per l’accoglienza, ma intanto sul piano concreto, relega i migranti in periferia. C’è un altro esempio concreto che rende l’idea. Nel programma populista c’è un punto che pochi hanno notato: è quello contro l’azzardo legale. Cioè quell’industria che ormai fattura oltre 100 miliardi e che in questi anni ha letteralmente saccheggiato le tasche degli italiani, vendendo loro l’illusione della fortuna. Non erano certo gli italiani dell’élite, che la fortuna l’hanno trovata altrove…

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