Bruxelles accusata di complicità

Turchia, la denuncia di Amnesty: tortura i rifugiati (coi soldi europei)

Turchia, la denuncia di Amnesty: tortura i rifugiati (coi soldi europei)
23 Dicembre 2015 ore 07:00

Ancora una volta la Turchia finisce nel mirino delle associazioni per la difesa dei diritti umani. Pur essendo il Paese dove sono stati accolti più migranti in fuga dalla Siria, dove è stato allestito il più grande campo profughi con una capienza da 35mila post e dove l’Europa ha promesso 3 miliardi di euro per la gestione dei rifugiati, Amnesty International denuncia torture, espulsioni, deportazioni. A finire sotto la lente dell’ong sono i modi con cui vengono trattati i profughi che cercano di raggiungere l’Europa, chi che considera la Turchia solo un Paese di transito per arrivare a stabilirsi nel Vecchio Continente e rifarsi una vita dignitosa. I turchi, dalla loro, si difendono e criticano aspramente il rapporto, che tuttavia pare sia basato su testimonianze dirette.

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I centri nel mirino. Nell’indagine di Amnesty ci sono i racconti di profughi che parlano di persone incatenate, maltrattate, e spesso fatte rientrare nei Paesi d’origine. Inoltre, coloro che hanno accettato di parlare con l’ong hanno riferito di essere stati fermati nelle province di confine occidentali e trasferiti in centri situati in quelle orientali e meridionali, a oltre mille chilometri di distanza, e sono stati vietati loro i contatti con il mondo esterno. Erzurum, Düziçi, Edirne. Sono questi i centri finiti nel mirino del rapporto Amnesty, che denuncia la sistematica violazione dei diritti umani: una volta entrati in questi centri, i profughi sono stati privati di tutto, dal telefono cellulare alla dignità. Unico modo per uscire dal lager accettare di tornare a casa propria.

Legati e al buio per giorni. In alcuni casi c’è stato chi è stato tenuto in una stanza con mani e piedi legati per più di una settimana, e in molti altri casi sono state fatte pressioni affinché i profughi chiedessero di tornare a casa, in Siria o in Iraq, e sono state fatte firmare lettere con richiesta di espulsione scritte in turco, lingua sconosciuta a queste persone. In particolare Amnesty denuncia che le persone interessate da questo tipo di trattamento disumano erano tutti profughi che cercavano di entrare in Europa.

Centri finanziati dall’Ue. Tutto ciò sarebbe avvenuto “in parallelo” con i negoziati sulla crisi migratoria condotti con l’Ue, conclusi poi con l’accordo di fine novembre che prevede lo stanziamento di 3 miliardi di euro per la gestione dell’emergenza profughi. In particolare, dal rapporto è emerso che molti centri di detenzione sono finanziati direttamente dall’Unione Europea: alcuni profughi hanno perfino mostrato le etichette attaccate ai letti e alle tazze che indicavano come quel centro ricevesse aiuti europei.

Europa accusata di complicità. In questo modo i centri di accoglienza si sarebbero trasformati in veri e propri centri di detenzione. Amnesty accusa quindi anche Bruxelles: agendo in questo modo rischia di rendersi «complice di serie violazioni dei diritti umani». Il direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty, John Dalhuisen, invocando la fine della cooperazione tra Ue e Ankara in tema di immigrazione fino a quando tutto non verrà chiarito, ha dichiarato: «Affidando alla Turchia il ruolo di guardiano dell’Europa nella crisi dei rifugiati, Bruxelles rischia di ignorare e incoraggiare gravi violazioni dei diritti umani».

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