E intanto è tutto uno sghignazzo

Dopo i casi Spacey e Tornatore E se ripartissimo dalla verità?

Dopo i casi Spacey e Tornatore E se ripartissimo dalla verità?
08 Novembre 2017 ore 06:30

Ormai abbiamo una molestia al giorno (che se fosse vero, sarebbe già un miglioramento). Gli ultimi illustri, uno oltreoceano e l’altro Made in Italy, Kevin Spacey e Giuseppe Tornatore. La storia è ormai nota: la scorsa settimana Anthony Rapp, all’epoca quattordicenne, dichiara che nel 1986 durante una festa a casa di Spacey, mentre si trovava in una camera da letto a guardare la TV, la star di House of Cards entrava ubriaca nella camera, lo prendeva in braccio e gli si stendeva addosso. Con una mossa infelice, lui si scusa mortificato per l’accaduto, dichiara di non ricordarsene e ne approfitta per fare coming out, dopo decenni di illazioni e smentite sul suo orientamento sessuale.

 

 

Il caso Spacey. Nel post-Weinstein tutto finisce in un calderone di accuse, smentite, cadute di stile, confusione di termini, sovrapposizione di concetti. Forse non era proprio necessario fare coming out in questa occasione, l’omosessualità non ha niente a che vedere con lo sdraiarsi ubriaco su un ragazzino. E ancora, non abbiamo davvero abbastanza dati per capire – anche a voler dare totale credito al racconto di Anthony Rapp, senza metterne in dubbio nemmeno una virgola – se Kevin Spacey trent’anni fa abbia fatto la gaffe più imbarazzante e lurida della sua esistenza o abbia davvero posto in atto una condotta che integra una fattispecie di reato.

Di certo anche molti di noi conservano nella memoria il ricordo di infanzia o adolescenza di un comportamento di un adulto che ha causato sconcerto, che è rimasto lì da qualche parte nella memoria e forse ha preso un’identità totalmente diversa dal fatto storico dal quale deriva. Quella volta che il maestro ha letto davanti alla classe la dichiarazione d’amore per la compagna scritta in un bigliettino appallottolato, quella volta in cui la professoressa delle medie dichiarava a tutti un brutto voto. Quanto può segnare una tale umiliazione, quanto può crescere questa rabbia nella testa di un adolescente? Eppure non ci sogneremmo mai di chiedere un risarcimento all’insegnante di storia dell’arte per i traumi inferiti in orario scolastico in età adolescenziale. Tra le emozioni che legittimamente ha provato Rapp e le azioni di Spacey potrebbe non esistere una molestia, un fatto di reato. Oppure potrebbe esistere. Ma buchi di memoria da anni intercorsi e tasso alcolemico ne abbiamo tutti.

 

 

Il caso Tornatore. Nel frattempo, House of Cards chiude a spese di Kevin Spacey al quale non è concessa replica, semplicemente perché i fatti risalgono al 1986. Non che in Italia ce la stiamo cavando meglio. Miriana Trevisan racconta di un brutto episodio, che ha come protagonista un altro gigante del cinema, Giuseppe Tornatore. Copione letto e riletto in questi giorni: appuntamento di lavoro, lui che la aggredisce e ci prova, lei che si divincola. Nuovamente, parliamo di episodi risalenti che si svolgono fra le mura di una stanza d’albergo, nessun testimone, nessuna tempestività.

Ma è interessante e molto significativo il coro che ha seguito queste dichiarazioni. Alcune delle attrici che hanno lavorato con Tornatore, tra le quali Laura Chiatti e Claudia Gerini, dicono qualcosa che più o meno fa così: «Con me non ci ha mai provato, Trevisan parla solo per recuperare visibilità». È evidente che non avremo mai un dialogo serio e una vera idea di parità fin quando le dichiarazioni delle colleghe non si fermeranno al primo concetto: “con me non è successo” sarebbe stato sufficiente a comunicare incredulità e sostegno al regista. Invece no, la necessità di aggiungere discredito sulla Trevisan è stata irresistibile, anche per serie e affermate professioniste. Altro sessismo autoinflitto. Non proprio un signore lui che risponde: «Sono contento che una bella ragazza si ricordi ancora di me». Ma non per questo un misogino molestatore.

Intanto si sghignazza… E intanto è tutto uno sghignazzo sul web, Lessie molestato da Rin Tin Tin e altre amenità, altre dimostrazioni del fatto che il linguaggio, la società, il pensiero siano intrisi di maschilismo del quale nemmeno siamo consapevoli. Forse davvero non siamo pronti per una polemica seria sul punto e quanta tristezza se fosse tutto vero, quanta tristezza se fosse tutta una messa in scena. Bisognerebbe forse fermarsi e ripartire dal significato delle parole: molestia che è un reato, che è diverso due di picche, che è diverso da figuraccia. Denunciare che è diverso da rosicare.

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