Un'inchiesta de Il Mattino

Le bizzarre scuse dei vigili di Napoli (tutto pur di non lavorare in strada)

Le bizzarre scuse dei vigili di Napoli (tutto pur di non lavorare in strada)
21 Novembre 2015 ore 16:30

Siamo certi che sono ben poche le persone che vorrebbero essere nei panni di Ciro Esposito. Il signor Esposito, anzi, per la precisione il colonnello Esposito, è il comandante dei vigili di Napoli. Un ruolo delicato e che scotta, in parte perché purtroppo il capoluogo campano è una delle città italiane con il più alto tasso di criminalità, ma soprattutto perché, stando a quanto ha riportato Il Mattino, i vigili che lavorano sotto la guida del colonnello Esposito non è che abbiano poi tutta questa voglia di lavorare… Tutto parte da un dato numerico: su 1.761 vigili urbani impiegati a Napoli, ben 519 hanno limitazioni nel loro lavoro dovute a prescrizioni mediche. Tradotto: circa un terzo dei vigili napoletani hanno presentato certificati medici che non gli permettono di andare in strada a svolgere le loro funzioni. Capite ora perché il lavoro del colonnello Esposito non è dei più facili?

 

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[Ciro Esposito, comandante della Polizia Municipale di Napoli]

 

Da persona intelligente qual è e, soprattutto, da ottimo servitore dello Stato, il comandante dei vigili di Napoli ha capito che qua qualcosa non torna. E ha così deciso di chiedere al medico se le limitazioni imposte nel lavoro sono così stringenti come sostengono i vigili, oppure c’è una maniera alternativa, nel rispetto dei problemi di ciascuno, per utilizzare il personale. Risposta: nulla di così stringente. Conseguenza: il colonnello Esposito ha dato il via a una “mini-rivoluzione” che però piace a pochi, soprattutto a coloro che avevano presentato quei certificati. Perché il problema, come racconta Il Mattino, è che nei faldoni del comando sono custoditi certificati medici che sembrano usciti da un film comico e l’impressione di Esposito è la stessa che abbiamo avuto tutti noi nell’apprendere la notizia: altro che patologie, qua c’è qualcuno che ha poca voglia di lavorare.

C’è ad esempio il vigile a cui è assolutamente vietato il servizio di strada e può lavorare solamente in ufficio, ma che allo stesso tempo può stare solo pochi minuti al giorno davanti al computer e, addirittura, non può rispondere al telefono; c’è un altro vigile, invece, che non può assolutamente guidare l’auto della polizia municipale, ma che invece la sua auto privata può guidarla senza alcun problema. E che dire dell’agente al quale viene revocato il permesso di tenere la pistola e per cui viene chiesto di evitare il contatto con il pubblico? Limitazioni quantomeno complicate da rispettare se di lavoro si fa il vigile urbano.

 

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Davanti a queste francamente esagerate limitazioni, il colonnello Esposito ha chiesto chiarezza. E a farla ci ha pensato Maria Triassi, direttore del dipartimento di sanità pubblica della Federico II. In un documento di una sessantina di pagine, la Triassi ha cercato di fare in modo che le necessità sanitarie e fisiche dei vigili non urtassero con il loro ruolo professionale e sociale. È stato ad esempio specificato che i vigili che hanno difficoltà a sopportare il chiasso, possono sopportare rumori fino a 60 decibel, che è quello di una strada mediamente trafficata. Il servizio interno sarà prescritto solo in casi limite o quando il traffico è elevato, e dunque il rumore supera quella soglia. Cambia qualcosa (tanto) anche per i vigili che hanno limitazioni di impiego legate a difficoltà nello stare fermi in piedi per lungo tempo: se oggi questi soggetti fanno 3 ore di servizio in strada e 3 ore di servizio seduti dietro a qualche scrivania, ora la dottoressa Triassi ha spiegato che le restanti 3 ore possono farle sempre per strada, purché camminino e non rimangano fermi sempre nello stesso posto. La Triassi ha infine dedicato l’ultima parte della sua relazione a quei vigili idonei solamente al servizio interno: come spiega Il Mattino, questo personale può tranquillamente svolgere turni di guardia, può addirittura rispondere al telefono e non può rifiutarsi di «effettuare brevi uscite dal perimetro del Comando o della Stazione per esigenze di servizio».

Questo giro di vite voluto dal colonnello Esposito permetterà a Napoli di trovare nuove risorse umane nell’ambito della sicurezza: solo il recupero in strada dei 209 vigili che passavano 3 ore nel traffico e 3 ore in ufficio consentirà di avere per le vie della città molto più personale; trasformando poi il tempo trascorso in ufficio in azioni attive (come ad esempio controllare le auto nei parcheggi a pagamento o in zone a sosta vietata), si ottengono oltre 2mila ore al mese di presenza aggiuntiva in strada, che è come se ogni giorno ci fossero 60 agenti in più a disposizione. E proprio questi erano gli obiettivi del comandante dei vigili, il cui intento non era punire qualcuno ma valorizzare e sfruttare appieno il personale a sua disposizione. Certo, i musi lunghi dei vigili coinvolti dimostrano che non la pensano proprio così, ma almeno il malumore non può essere considerato una patologia. Anche se forse qualcuno ci ha provato…

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