Solidarietà interreligiosa

Una chiesa per i copti uccisi dall’Isis e anche i musulmani offrono denaro

Una chiesa per i copti uccisi dall’Isis e anche i musulmani offrono denaro
30 Aprile 2015 ore 11:23

I 21 cristiani copti, originari dell’alto Egitto, uccisi a gennaio dall’Isis in Libia, verranno ricordati con l’edificazione di una chiesa a nord del Cairo. L’edificio religioso, consacrato alla Vergine Maria, sarà dedicato ai “Martiri di Libia” e sorgerà nel villaggio di al Awar, nei pressi di Samalot, governatorato di al Manufiyya. Il paese dove si ergerà la chiesa è parecchio vicino, circa 25 km di distanza, a Minya, la provincia dalla quale proveniva la maggior parte delle persone trucidate dai jihadisti due mesi fa. Il governatore della provincia falcidiata ha svolto il ruolo di mediatore tra le diverse anime dell’area per poter portare avanti il progetto comune: il comitato di conciliazione infatti contava rappresentanti anziani e autorevoli di famiglie sia cristiane che islamiche, oltre che rappresentanti dell’esercito e della sicurezza della zona. Dall’opera di cooperazione, aggiuntasi all’intervento conciliante svolto da parte delle autorità giudiziarie e militari, si è riusciti a superare le pacifiche forme di protesta di una parte della comunità islamica locale, contraria all’edificazione di un edificio religioso cristiano “sponsorizzato” dal governo.

 

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La chiesa costruita coi musulmani. L’agenzia Fides ha rivelato che una buona parte dei contributi usati per costruire la chiesa sia stata donata da membri musulmani della zona. Il vescovo copto ortodosso Benyamin si è trovato sorpreso dal fatto che diversi giovani e ragazzi islamici abbiano aderito all’invito fatto da alcuni esponenti anziani di donare un aiuto alla comunità copta, definendo questo come un evidente messaggio di speranza per tutto il mondo. Nato come gesto di condanna nei confronti della violenza utilizzata dai membri jihadisti dell’ISIS, un fatto come quello di al Awar testimonia la cooperazione desiderata da parte di molti musulmani moderati presenti nel mondo, come già accaduto per situazione differenti in Belgio e Danimarca, recentemente. In Egitto, la solidarietà tra copti e musulmani moderati si vide anche nell’agosto 2013: uno dei periodi più duri per il Paese, investito dalla rappresaglia dei Fratelli Musulmani nell’Alto Egitto, dove però si videro molte famiglie islamiche creare una “catena umana” per difendere dalle azioni degli estremisti la chiesa copta cattolica dedicata a san Giorgio, centro della vita della cittadina di cui anch’essi erano partecipi.

 

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Il ruolo dell’università Al Azhar. Il ruolo dell’università Artefice del progetto di costruzione della chiesa in onore dei 21 martiri è stato l’Egyptian Family House (Casa della famiglia egiziana), organismo fondato nel 2011 e che unisce l’Università Al Azhar, il principale ateneo teologici dell’islam sunnita, e tutte le Chiese presenti in Egitto. L’ente è sorto in un momento in cui le divisioni settarie e l’eccesso di violenza da parte dei fondamentalisti parevano mettere a rischio l’unità nazionale, e ha lo scopo di mediare tra le due realtà. Per questo motivo al vertice dell’Egyptian Family House si alternano il Grande Imam di Al Azhar, la principale carica religiosa dell’Egitto sunnita (oggi ricoperta da Ahmad al-Tayyib), ed il Patriarca copto ortodosso Tawadros II.

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