Lettera aperta alla Mia

Le guide contro S. Maria Maggiore «Ecco perché non porto più turisti»

Le guide contro S. Maria Maggiore «Ecco perché non porto più turisti»
11 Dicembre 2017 ore 07:00

Sono una guida turistica di Bergamo e svolgo questa professione con impegno. In passato, il momento di approfondimento culturale dei miei tour guidati era la visita della Basilica di Santa Maria Maggiore, in particolare le tarsie di Lorenzo Lotto. Adesso, invece, con l’introduzione del ticket solo per i gruppi, la Fondazione Mia è riuscita a farmi riscoprire il fascino ed altre bellezze della mia città, senza entrare in Basilica. Premetto che concordo con la Mia sulla necessità che i visitatori diano un contributo al mantenimento della Basilica. Infatti, verificato che i turisti erano riluttanti a lasciare un obolo, nel 2016 avevo inviato una mail alla Mia indicando come nella ricca Amburgo si invitassero tutti coloro che entravano in chiesa «a lasciare due euro a persona per i lavori di manutenzione della chiesa».

 

 

Non concordo con i tempi d’introduzione del pagamento del ticket: il 26 settembre la Mia convoca le guide nell’arco di due giorni. Durante l’incontro la Mia comunica l’introduzione di un ticket per i soli turisti accompagnati da una guida. Subito dopo la Mia formalizza (protocollo 3632) l’introduzione del pagamento con decorrenza 20 ottobre. Questi tempi di convocazione, di comunicazione e di preavviso sarebbero forse validi se sussistesse un rapporto di lavoro dipendente… questi tempi non sono più validi neppure per un imbianchino o un elettricista immaginiamoci per chi, come noi, gestisce rapporti con interlocutori esteri. Ignorando completamente le regole di mercato, alle guide vengono date due settimane di tempo per informare agenzie e tour operator, con i quali noi guide abbiamo impegni presi da mesi o da un anno… e tutto questo in piena stagione turistica!

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Pochi giorni dopo, 91 guide turistiche di Bergamo firmano una lunga lettera alla Mia, che si conclude così: «… certi di trovare un punto di incontro che potrà salvaguardare le esigenze di tutti…». Il nostro invito a un dialogo è rimasto senza risposta, a meno che (sono queste le nuove convenzioni civili?) si debba ritenere una risposta l’intervista del presidente della Mia: «Fino ad oggi, mentre le guide hanno tratto ricavi per le visite in Basilica, la Fondazione ha sostenuto i costi che hanno reso possibile il conseguimento dei loro ricavi». Il mio ricavo, signor presidente della Mia, non viene conseguito perché la Fondazione ha sostenuto i costi per renderlo possibile, ma il mio onorario – al lordo di tutte le imposte e tasse – mi viene pagato perché ho un’abilitazione rilasciata dalla Regione Lombardia, che oggi ha validità europea. Mi assumo il rischio d’impresa. Ho un mio sito internet…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 17 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 14. In versione digitale, qui.

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